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Ciao a tutti! L’estate è finita e spiace dover affrontare temi pesanti, ma basta leggere, basta scorrere le cronache locali per verificare che noi motociclisti l’abbiamo vissuta male. Sempre peggio, troppi incidenti, troppe vittime. Basti dire che nel solo secondo fine settimana di settembre sono morte trentacinque persone sulle strade italiane e venti erano motociclisti. Sette gli automobilisti, quattro i pedoni, quattro anche i ciclisti. Venti di noi. Leggi la notizia, cerchi di capire quale sia stata la dinamica e troppo spesso, se c’è una fotografia, vedi un’auto o un furgone di traverso in mezzo alla strada, la fiancata distrutta. Mancata precedenza: a noi sembra drammaticamente chiaro.
Non nascondiamo le nostre responsabilità, non lo facciamo mai. E’ vero, non sono tanti ma sono pur sempre troppi quelli tra noi che esagerano, che vanno forte anche nei centri abitati, che si lanciano sulle strade come fossero in pista. Ma il più delle volte non siamo noi quelli che provocano gli incidenti. Nella maggioranza dei casi noi siamo le vittime. Poi può capitare che gli errori altrui e la nostra velocità si sommino, tragicamente.
Ma qui tocca parlare ancora degli smartphone alla guida. Perché tutti sanno ormai che è una calamità, che quando si parla genericamente di “distrazione” quella è la causa, eppure la reale portata del fenomeno potrebbe essere molto più grave di quanto raccontano le statistiche ufficiali. Una ricerca dell’Insurance Institute for Highway Safety (IIHS) - uno dei più autorevoli enti americani che si occupano di sicurezza stradale - dice che il cellulare sarebbe coinvolto negli incidenti con una frequenza enormemente superiore rispetto a quella riportata nei verbali delle forze dell’ordine. I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a quasi 17.000 incidenti stradali avvenuti negli Stati Uniti tra il 2021 e il 2024. Lo studio ha confrontato due fonti differenti: da una parte i tradizionali rapporti compilati dalla polizia dopo gli incidenti, dall’altra i dati telematici anonimi raccolti da Cambridge Mobile Telematics attraverso applicazioni installate sugli smartphone degli automobilisti. Nei verbali delle forze dell’ordine il cellulare compariva come causa in meno dell’1% dei casi. Invece secondo i dati telematici, nel 7% degli incidenti con un solo veicolo coinvolto e nell’8% delle collisioni tra due automobili, il conducente stava utilizzando il telefono nei trenta secondi precedenti all’impatto.
Non è colpa delle forze dell’ordine: quelle arrivano generalmente quando l’incidente si è già verificato e ricostruire con precisione cosa stesse facendo il conducente pochi istanti prima dell’impatto è spesso impossibile, pochi automobilisti ammettono spontaneamente di essersi distratti con lo smartphone prima di uno schianto e gli eventuali testimoni raramente riescono a notare un rapido movimento delle mani all’interno dell’abitacolo. Il risultato è che molte situazioni di distrazione finiscono per non comparire nelle statistiche ufficiali.
I dati telematici non sono in grado di distinguere l’applicazione utilizzata dal conducente e chi consulta una mappa viene quindi registrato nello stesso modo di chi guarda contenuti video. E proprio quest’ultimo comportamento desta una grande preoccupazione. Un sondaggio citato dallo studio ha infatti rivelato che quasi un automobilista su quattro ha ammesso di aver guardato almeno un video sul proprio smartphone mentre era alla guida negli ultimi trenta giorni.
La distrazione da smartphone continua a essere una delle minacce più sottovalutate sulle strade di oggi. E quasi nulla si fa.