Nico Cereghini: “Adesso lo vedono tutti che in MotoGP serve più sicurezza”

Nico Cereghini: “Adesso lo vedono tutti che in MotoGP serve più sicurezza”
Dopo la doppia tragedia sfiorata al Montmelò, con Alex Marquez e Zarco protagonisti di incidenti potenzialmente rovinosi, la sicurezza diventa un tema centrale sui giornali e sui social. Noi ce ne occupiamo da sempre e la scorsa settimana proprio qui lanciavamo l’allarme
18 maggio 2026

Ciao a tutti! Dopo la drammatica domenica di Barcellona, con Alex Marquez e Johann Zarco pericolosamente vicini alla catastrofe, adesso tutti parlano di sicurezza. Adesso. Noi lo facciamo da sempre, da mezzo secolo ci battiamo per la sicurezza in pista e in strada, e la scorsa settimana avevamo anticipato i tempi con un pezzo, dal titolo “Cresce il rischio in MotoGP, ma chi ci pensa?”. Perché l’attenzione del promoter della MotoGP verso la sicurezza è calata e i segnali c’erano tutti, a saper guardare.

Non sono temi facili. Oggi si ha poca voglia di ragionare sulle cose, è più facile estremizzare e schierarsi. Così, com’era prevedibile, nei giorni scorsi abbiamo raccolto, tra gli altri, anche tanti commenti nel più puro stile social: “il rischio fa parte del motociclismo, lascia perdere, una volta era molto peggio, la passione va vissuta fino in fondo, se hai paura stai a casa”. Fino all’immancabile: “posa il fiasco”. E’ lo spirito del tempo ma pazienza, andiamo avanti.

Ora sono saltate fuori notizie interessanti. Per esempio, che alla riunione indetta dalla Safety Commission con i piloti, alle 18 di ogni venerdì nel circuito di turno, recentemente ci vanno in pochi. Tre soli, pare: Bagnaia, Marini e Miller. La cosa non sorprende, è già capitata anche in passato, perché i piloti sanno bene quello che occorrerebbe fare per ridurre i rischi, ma non sono i più adatti per discuterne a lungo. Sono loro a pagare il prezzo più alto quando accade il dramma, però anche per questo hanno fretta di andare oltre, di pensare ad altro e concentrarsi sulla guida e sulla gara. E sempre andata così: sull’onda degli eventi più drammatici ci si ritrova tra i piloti con fiducia e con progettualità. Ma alla lunga ci si stanca. Fa parte della natura del pilota.

E’ per questa ragione che torniamo a proporre la figura del rappresentante dei piloti, come recentemente ha suggerito anche Enea Bastianini. Dovrebbe essere una persona preparata e carismatica, alla Livio Suppo, tanto per fare un nome. Renè Pierotti riferisce che molti piloti sono freddi all’idea: sostengono che sarebbe sufficiente superare i disaccordi esistenti tra loro, trovare un’intesa. Invece insistiamo: il “sindacalista” sarebbe molto utile.

Ci sono tanti temi da affrontare in fretta. Si è parlato di poter escludere gli abbassatori su alcuni circuiti fin da subito, senza attendere le nuove regole 2027. Si è proposto di spostare la griglia di partenza più vicino alla prima curva o modificare lo schieramento con due partenti affiancati anziché tre e con più spazio tra le file. Una figura di collegamento potrebbe raccogliere le proposte condivise, tanto per cominciare, metterle sul tavolo e poi spingersi oltre. Potrebbe diventare un interlocutore importante anche oltre la riunione del venerdì, magari portando la voce dei piloti sulla politica del futuro. Perché immaginiamo che sentir parlare dei circuiti cittadini faccia venire l’orticaria non soltanto a noi, ma anche ai piloti…

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