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Ricevo da E.R. “Ciao Nico, ti scrivo perché non se ne può più: abito a Rimini e sulla strada Marecchiese ho perso amici, conoscenti, altri se la sono vista brutta, ogni settimana arriva minino una notizia di decesso. Ti seguo da anni, so della tua dedizione alla sicurezza stradale in particolare di noi motociclisti. I comuni di Rimini, Sant’Arcangelo di Romagna e Verucchio chiudono occhi e orecchie sulle condizioni della strada, disastrose. Si deve fare qualcosa, ma nessuno ottiene risultati e le vittime continuano a cadere, ultimo ieri Roberto Lunadei. Spero che tu legga questo messaggio perché io non vedo il modo di contattare gli enti, anche i comitati e i cittadini fanno fatica a interagirci. Se tu potrai fare qualcosa lo apprezzerò. Ho provato tanto dolore per colpa di quella strada e penso a quelle famiglie e agli amici che soffrono e soffriranno”.
E’ da tanto tempo che sento parlare della Marecchiese, la SP 258 che collega la Romagna alla Toscana, una delle tante strade che entusiasma noi motociclisti. Una volta era la statale 258, poi è diventata una provinciale, riservata principalmente al traffico locale. Il sabato e la domenica, da aprile fino a ottobre, è soprattutto “nostra” con tre valichi a disposizione.
E’ una strada pericolosa, purtroppo: mi dicono la più pericolosa della provincia, per di più obsoleta. E’ del tutto inadeguata, tanto che leggo che da vent’anni a Rimini si discute se fare o non fare la nuova Statale 16. Un comitato che raccoglie anche i genitori delle vittime (Valmarecchia Futura) cerca ascolto con Anas, sindaci e Provincia, ma il tempo passa invano.
La morte di Roberto Lunadei detto “Luna” - 42 anni ex-pilota e poi meccanico, una vita nel paddock, tanti anni con Italtrans - ha scosso tutti noi. Non si conosce ancora la dinamica dello scontro frontale, ma chi conosceva Roberto giurerebbe che lui, la riga bianca, non l’avrebbe mai superata. Comunque sia andata purtroppo ora conta poco, le parole non bastano, conta il dolore della perdita.
Ma qualcosa in più si può dire. Ci sono tante strade come la Marecchiese, in Italia. Ogni zona ha i suoi percorsi che ci attraggono per la loro bellezza, per le curve, per la salita (più della discesa), per il piacere di condividerle con gli amici. E le strade sui valichi, sui passi, sono speciali per noi, ma sempre più spesso sono trascurate. E’ giusto che noi motociclisti si protesti, anche ad alta voce: le strade vanno tenute bene, molto meglio di così. Ci sono dei gestori, che ricevono finanziamenti e sempre più spesso latitano.
Ma subito dopo aver protestato dobbiamo fare un esame di coscienza e capire che la realtà sarà sempre diversa dai nostri desideri. Sempre di più. Siamo tanti su quelle strade, dai ciclisti ai camper e ai bus e a centinaia di auto, e tutti hanno il diritto di esserci. Rispettando le regole, certo: i ciclisti in fila indiana e tutto quello che volete. Ma noi per primi - essendo peraltro tra i più esposti - siamo tenuti al rispetto. Lo ripeto una volta di più: andiamo adagio, non diamo nulla per scontato, pensiamo a tutti quelli che non ci sono più.