Nico Cereghini: “Raccontateci di quando avete pescato il jolly, per aiutare i più giovani”

Nico Cereghini: “Raccontateci di quando avete pescato il jolly, per aiutare i più giovani”
Da giovani, con la moto, si esagera spesso e lo abbiamo fatto quasi tutti: nessuno ci informava e siamo maturati a nostre spese. Ora proviamo a mettere in guardia le nuove generazioni lanciando messaggi precisi, magari salveremo qualche vita
12 gennaio 2026

Ciao a tutti! Una chiacchiera e insieme una proposta tra amici: considerando che quasi tutti, da giovani, abbiamo esagerato con il gas e siamo qui un po’ per miracolo, raccontiamoci la volta che ci siamo giocati il jolly più grande. Precisiamo: non per vantarci - che a far la figura dei cretini c‘è poco da vantarsi - ma al contrario per sfruttare questa esperienza. Mettiamo in guardia le nuove generazioni con dei messaggi precisi. Magari salveremo la pelle a qualcuno.

Il mio jolly. Era maggio o giugno del ’78 e c’era da provare la prima V6 1000 Laverda al Mugello in vista del Bol d’Or. Prima uscita in pista, i Laverda, Alfieri, Zen, Brettoni c’erano tutti. Come ci vado da Milano? Naturalmente in moto e in giornata: i chilometri non mi spaventavano, era tutto allenamento, e avevo in prova la moto perfetta, la nuovissima Yamaha XS 1100 che era veloce e comoda.

Alle 10 ero in circuito, i limiti di velocità già c’erano dall’anno prima ma a 150 ed oltre andavamo tutti, allora, erano tempi così. La giornata non fu nemmeno tanto faticosa: la pista in esclusiva, qualche sosta di troppo all’inizio, non più di quaranta giri in totale. La V6 era acerba e a Breganze ci sarebbe stato da lavorare… Tutto filò liscio fino al ritorno.

Ero sul tratto appenninico intorno alle 18, corsia nord tra Barberino e Roncobilaccio. C’era poco traffico e andavo veloce, sapete come funziona con la velocità: ci si abitua, per questo è pericolosa. E aggiungo che, dopo aver girato in pista con il prototipo, andare a 130-150 all’ora mi sembrava niente. Ecco: curvone libero in galleria, sarò andato a 140 perché oltre la XS sul veloce ballava. All’uscita, di colpo, coda di auto e camion fermi su tutt’e due le corsie.

Frenare deciso non potevo, avrei perso la moto e sarei volato via. Lucidamente e d’istinto conclusi la curva rallentando per quello che potevo, mi attaccai ai freni quando ero quasi dritto. E ormai a pochi metri dalle prime auto. Ecco, per pura fortuna tra le due file c’era un varco sufficientemente regolare e lungo per potermi infilare e fermare. Non càpita spesso: cinquanta metri? Cinquanta metri liberati da un angelo custode con due spalle così. Il mio angelo è sempre stato potentissimo e non finisco mai di ringraziarlo.

Una volta fermo dovetti sedermi sul guardrail: le mie gambe tremavano da far paura, ci misi almeno cinque minuti a rimettermi in piedi. Un idiota: lo siamo stati in tanti, imparavamo le cose a nostre spese.... Il mio messaggio è: non dare MAI nulla per scontato. Il pericolo è soprattutto dove meno te lo aspetti. Il vostro messaggio? Grazie in anticipo.

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