Nico Cereghini: “Cresce il rischio in MotoGP, ma chi ci pensa?”

Nico Cereghini: “Cresce il rischio in MotoGP, ma chi ci pensa?”
Guardando a tutti i rischi corsi a Le Mans nel GP di Francia, nasce un dubbio: si sta facendo il possibile per studiare le soluzioni necessarie per migliorare il livello di sicurezza? Anni fa c’era una forte spinta in avanti, adesso chissà: c’è chi propone i circuiti cittadini...
11 maggio 2026

Ciao a tutti! La caduta di Marc Marquez sabato a Le Mans e la carambola potenzialmente micidiale della sua Ducati che roteava e poi piombava a terra di fianco a lui in una serie infinita di capriole: che dire? Che è andata bene, ma l’incidente ci ricorda duramente che il motociclismo è uno sport ad alto rischio e che lo resterà, per quanto si faccia. E il punto è proprio questo: quanto si fa? Abbiamo la sensazione che la spinta verso il massimo livello possibile di sicurezza abbia perso forza.

Fermin Aldeguer alla curva 3, nelle prequalifiche: la dinamica della sua scivolata ha riportato alla mente il drammatico incidente di Sepang 2011 che ci ha tolto Marco, l’indimenticabile Simoncelli. La gomma posteriore perde aderenza e l’anteriore poggia sull’asfalto, il pilota è in sella senza poter far nulla, la moto rimane in pista e chiude la curva tagliando la strada a chi segue. Pericolo scampato, a Le Mans. Come per le tante moto rientrate in pista dopo la scivolata e poi evitate nelle classi minori. Le “esse” sono uno dei problemi, sono nate per rallentare le curve veloci dove mancava spazio per aree di fuga sufficienti. Ma costituiscono una trappola in più, perché moto e piloti spesso rientrano sulla traiettoria di chi segue.

Ecco il dubbio. Qualcuno ci lavora, su questi temi? Di sicuro non se ne sente parlare da tempo. E con tutto il rispetto per Carmelo Ezpeleta - che in passato ha dimostrato sensibilità e impegno sull’argomento - abbiamo il timore che oggi si vada in un’altra direzione. Abbiamo sentito Franco Uncini, responsabile della sicurezza MotoGP per conto della FIM fino al 2022; Franco ha massima stima per chi lo ha sostituito: Alfonso Tomè, che a suo tempo seguì la costruzione del circuito del Qatar, per dieci anni ne fu il direttore e ha lavorato con lui un anno intero prima di sostituirlo. Aggiunge Uncini: Tomè ha anche il supporto di Loris Capirossi, possiamo stare tranquilli.

Ma gli abbiamo risposto: noi tanto tranquilli non lo siamo. Perché Tomè e Capirex sono di fatto espressioni di Dorna, oggi MotoGP Sports Entertainment Group, e la loro autonomia è limitata. La politica del nostro sport la faranno (e in parte la stanno già facendo) gli americani di Liberty Media. Gli stessi che vogliono portare la MotoGP su un circuito cittadino da realizzare all’Albert Park di Adelaide, dove lo stesso Bob Barnard, disegnatore della pista di Phillip Island e della F1 ad Adelaide, esclude che si possa correre in sicurezza con le moto.

Magari ci sbagliamo, magari Tomè ci pensa giorno e notte, alle soluzioni necessarie, e ha tutte le risorse a disposizione. Chissà: noi gettiamo un sasso nello stagno e speriamo di vedere segnali confortanti.

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