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Valentino Rossi è stato ospite di Fabio Fazio al programma Che Tempo Che Fa per presentare la sua autobiografia "La mia storia", scritta insieme a Giorgio Terruzzi che uscirà martedì, il 10 novembre 2026.
Una lunga intervista nella quale il nove volte campione del mondo ha ripercorso alcuni dei momenti della propria carriera, raccontando aneddoti, vittorie, rivalità e il passaggio oggi alle competizioni automobilistiche. Non sono mancati passaggi sull'attualità della MotoGP, con alcune considerazioni su Marco Bezzecchi e le condizioni di Bagnaia dopo il drammatico incidente nella Sprint del Qatar. Ecco alcuni dei passaggi più interessanti dell'intervista.
Nella prima parte dell'intervista Vale ha raccontato come sia nata la sua passione per le moto, trasmessa dal padre Graziano, e perché abbia deciso di raccontarsi attraverso un'autobiografia.
Ti definisci un pilota fin dall'età di tre anni. Come è nata questa passione?
"Io sono sempre stato un pilota perché mio babbo Graziano era un pilota e quindi lui, diciamo, era il nostro trait d'union, le moto, le macchine, il motorsport. Quindi lui, diciamo, per giocare con me mi portava con la moto o con la macchina a girare, ecco. Come magari tanti altri genitori, tanti altri padri portavano i figli a giocare a calcio"
Ti ha trasmesso la sua passione?
"Mi ha trasmesso la sua passione, sì. Quindi io mi ricordo che non ho mai avuto un'altra idea. Ho sempre sperato di essere un pilota"
Nel libro racconti anche aspetti difficili della tua vita. Quanto hai deciso di esporti?
"Mi sono esposto molto. Sì, guarda, è da tanti anni che ci penso e che la volevo scrivere. Quindi a questo punto, visto che l'abbiamo fatta, l'abbiamo fatta fino in fondo"
Ripercorrendo alcune delle sue vittorie più celebri, tra cui Laguna Seca 2008 e Barcellona 2009, Rossi si è soffermato sul sorpasso a Jorge Lorenzo all'ultima curva del GP di Catalogna, spiegando cosa lo abbia spinto a tentare una manovra apparentemente impossibile.
Come si fa a prendere una decisione del genere in una frazione di secondo?
"Lì è un po' la forza della disperazione. Perché sei 2°, manca una curva e vuoi vincere a tutti i costi. E quindi da lì viene fuori o una magia o una stupidaggine"
Quando uno vuole vincere a tutti i costi, fino a dove si può arrivare? E che cosa non si può fare?
"Ma intanto bisogna rispettare il tuo avversario, e quindi il limite è quello. Diciamo che lì la cosa che ha fatto la differenza è stata che non mi sono arreso, perché in teoria l'ultimo punto dove si può sorpassare è a tre curve dalla fine. Quindi quello è un punto che sui libri c'è scritto che non si sorpassa. Però io non mi volevo arrendere, sapevo che se mi veniva tutto bene, forse una piccola possibilità lì ce l'avevo. E quindi è stata quella la cosa, la scelta vincente"
Fazio ha chiesto a Rossi anche delle condizioni dei piloti di punta dell'Academy dopo il weekend del Qatar ed ha commentato la vittoria di Marco Bezzecchi e l'infortunio rimediato da Bagnaia nella Sprint.
Come sta Bezzecchi?
"Bezzecchi sta bene perché oggi ha vinto, però... È un po' amareggiato perché quest'anno aveva la possibilità di vincere il Mondiale, aveva la velocità, però ha fatto troppi errori e quindi molto probabilmente non lo vincerà"
E invece Bagnaia?
"No, invece Pecco ho visto che sta bene, lo devono operare, però insomma..."
Poteva andare peggio.
"Sì, sai, quando ti rompi un piede, due fratture in un piede, non è che stai benissimo. Però visto il botto è andata molto bene"
Nel libro parli anche del 2015 e del tuo rapporto con Marquez, di quella che hai sempre definito un'ingiustizia insopportabile...
"Ognuno ha il suo limite, qualcuno più basso, qualcuno più alto, ma purtroppo la storia del 2015 è ancora più assurda e fa ancora più arrabbiare perché in realtà Marquez non lottava per il campionato"
Lottava contro di te...
"Lottava solo per farmi perdere a me. E alla fine ce l'ha fatta"
È una cosa che non passa?
"No. Quella è una cosa che non passa, una cosa che brucia ancora. Sono passati più di dieci anni, però la sensazione... Il mio stato d'animo quando ci penso è uguale alla sera di Valencia. Questo mi preoccupa un pochino. Tante volte mi guardo allo specchio e dico 'cavolo non concentriamoci sull'unico perso, ma magari sugli altri', però è così, lo sport è così. Fa molto più male quello che perdi che quelli che vinci"
Continua...
"Diciamo che la cosa del 2015, come altri temi nel libro... Perché naturalmente nel libro ci sono le cose belle, le cose che fanno ridere, io quando l'ho riletto ho riso di brutto, poi mi son detto è il tuo libro, normale che ridi. Però ci sono anche i momenti difficili"
Come si capisce quando è l'ora di smettere?
"È una domanda che non è da fare a me, perché io dovevo smettere un po' prima, probabilmente. Però a me è sempre piaciuto correre, mi ha sempre dato un gran gusto. Io ho parlato con altri piloti, ho parlato con Schumacher, ho parlato con altri piloti delle moto, per esempio Bayliss, che è un pilota australiano della SBK. Mi ricordo che loro avevano smesso per un motivo o per un altro, però li avevo visti un po' pentiti della loro scelta, capito? Con dei rimpianti. E quindi ho sempre pensato: 'io corro fin quando proprio non ce la faccio'"
Secondo me hai fatto bene...
"E infatti ti dico, dall'ultima volta che ho tagliato il traguardo, è stato veramente un capitolo chiuso. Non ho mai più ripensato di ritornare o di riguidare una MotoGP. È stato proprio come scrivere la parola fine al momento giusto"
Tra i racconti più curiosi anche quello relativo al primo test con la Ferrari nel 2004. Rossi ha ricordato il suo incontro con Jean Todt a Fiorano, quando si presentò insieme a Uccio Salucci in un abbigliamento decisamente informale.
Come ti sei presentato quando Jean Todt è entrato nella stanza?
"Era la prima volta che ho provato la Ferrari ed era il 2004. Quindi per mantenere il segreto ci hanno fatto dormire dentro la pista di Fiorano, nella casa dove aveva l'ufficio Enzo Ferrari. Quindi la mattina loro sono arrivati, noi naturalmente ci siamo svegliati tardi, eravamo... E siamo scesi, come i padroni di casa, ad aprire la porta e c'era Todt, solo che noi eravamo con le ciabatte, il costume e la maglietta. E Todt ha guardato Uccio e ha detto: 'Ma qui c'è una piscina?' (ride, ndr)"
E così è finita la Ferrari?
"Diciamo che le mie probabilità in Ferrari lì si sono... si sono dimezzate, almeno dimezzate (ride, ndr)"