Nico Cereghini: “È la sorte che comanda il campionato”

Nico Cereghini: “È la sorte che comanda il campionato”
Marc contro Jorge: la sfida resta aperta grazie a un elicottero che non può alzarsi da terra e a due fratture che diventano una sola, forse rimediabile. Gli scenari cambiano da un momento all’altro, ma non è soltanto show: questo è lo sport più bello del mondo
26 ottobre 2026

Ciao a tutti! Si possono fare tutti i conti del mondo, ma alla fine chi conta davvero è la sorte. Martin si batteva come un leone a Phillip Island, ma è bastata una minima sbavatura di linea, cinque centimetri sul cordolo con il davanti che sbacchetta. Cosa saranno cinque centimetri a 220 all’ora? Purtroppo la RS-GP poi allarga, il pilota prova a forzarla, perde il davanti e addio. Poche ore dopo è Marc Marquez che si prepara a tirare il calcio di rigore: è troppo forte sul bagnato (come sull’asciutto, alla prima curva come all’ultima, con la moto bilanciata o no), e prenderà giustamente altri 25 punti sul rivale diretto. Ma l’elicottero non può volare, la gara salta. E non è finita. Adesso è Jorge, torvo, che controlla le fratture al polso destro: sono complesse, sono due e dovrà saltare per forza anche la Malesia? No, gli torna un mezzo sorriso, per fortuna la frattura è una sola, è composta e non è escluso che a Sepang riesca addirittura a correre.

Risultato: Marc e la Ducati potevano avere il titolo in tasca, il vantaggio poteva arrivare a 35 punti con la prospettiva di chiudere o quasi in Malesia. Invece i punti sono soltanto 10 e Martin, magari, può ancora giocarsela. Mi capita di guardare Massimo Rivola (Gigi è più avvezzo) e pensare: come fa a resistere sull’ottovolante? Un giorno in Paradiso con quattro Aprilia nei primi quattro posti, il giorno dopo a correre preoccupato verso la palazzina medica col mondo che ti crolla addosso. Grandi vittorie, grandi casini, tutta la stagione 2026 dell’Aprilia fatta così.

E adesso la sorte tiene aperto un campionato che sabato sera pareva già chiuso. Una lesione in più o in meno, un elicottero che si alza o resta a terra. Nello sport va spesso così: ti capita finalmente una bella sfida, ma prima di poter misurare definitivamente la forza dell’uno e dell’altro protagonista, ecco che interviene la dea bendata, una volta se la prende con uno e la volta dopo se la prende con l’altro.

Qualche anno fa un confronto come questo si sarebbe trasformato in un racconto epico. Sarebbe accorso di gran carriera il dottorcosta e poi manipolazioni, smorfie di dolore, lo scotchcast al polso fatto direttamente sulla manopola destra della moto, il guanto tagliato in forma, prova due giri di pista e potrai correre, il podio si può ancora sognare… Ok, i tempi sono cambiati, sono più piatti, c’è meno romanticismo, ma la sfida resta bella. E comunque vada possiamo apprezzare uno sport che, nonostante tutto e fin che dura, va ancora al di là della sfida e dello show: c’è la guida e c’è la tecnica, la bellezza di una traiettoria perfetta, la piega stupefacente, l’occhio sul punto di frenata, la tattica di gara…

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