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Ciao a tutti! La Vespa compie ottant’anni e sarà celebrata come si deve. E’ nata dall’idea originale di un ingegnere aeronautico che sognava ben altro, disegnava elicotteri avanzatissimi ma dovette “accontentarsi” di motorizzare l’Italia. Nel ’46 la presentazione della prima 98, tre anni dopo arrivava la 125 e nel 1956 erano già state consegnate millemila Vespe, un milione di Vespe in tutto il mondo. La Vespa era destinata ai lavoratori, operai e impiegati che ancora non potevano permettersi l’automobile. Ha motorizzato il dopoguerra e rilanciato l’Italia, certo, ma è andata ben oltre: è arrivata fino al cinema, alle corse di paese, poi alla Parigi-Dakar, alla Milano-Tokio di Roberto Patrignani e ai viaggi intorno al mondo di Giorgio Bettinelli… Adesso si fa fatica a crederlo, ma la Vespa è stata capace persino di entusiasmare molti piloti.
Nella foto vedete uno dei numeri della squadra acrobatica della Piaggio, che nacque nel ’55 a Pontedera con i collaudatori e si esibiva dappertutto, arrivò fino in Asia e in sud America. Negli stessi anni c’era tanta gente che con la Vespa ci correva dappertutto, su asfalto e su sterrato, alla Valli Bergamasche e alla sei Giorni, nelle 24 Ore e sulle piste dei record. Nel ’50, a Montlery, un prototipo della Vespa superava i 124 kmh di media sui 1000 km e sulle otto ore…
E poi le gimkane di paese, organizzate nelle piazze in tutta Italia. Quello era un mondo di inesauribile passione, che attirava tanti aspiranti piloti e un pubblico vastissimo. Vito Altrocchi, un pilota milanese più grande di me, mi raccontava che si andava a correre le gimkane anche molto lontano, viaggiando con la Vespa tutta la notte. In due: uno a turno guidava, l’altro dormiva seduto sulla pedana, la schiena appoggiata al retroscudo, le gambe sopra le guance laterali trattenute da una cinghia passante sopra la sella. C’era da guadagnare una coppa e qualche lira.
Noi, nel nostro piccolo, con la Vespa di un amico andavamo a sciare a Foppolo o ai Piani di Bobbio, gli sci a bordo. Freschinetto, a gennaio, la mattina presto. E quando nel ’72 Carlo Perelli ci chiese di realizzare la prova della nuova GS 200 per Motociclismo, ok, pronti, che casco mettiamo per le fotografie? Niente casco, la Piaggio non apprezzava, chissà mai che a qualcuno fosse venuta l’idea di renderlo obbligatorio, bastava un cappello. Venne fuori comunque la foto di una bella piega, scintille dappertutto. Perché come si fa a resistere: a guardarla bene, la Vespa ha del pepe dentro…