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Ciao a tutti! Ci ha molto colpito la notizia del drammatico schianto avvenuto a Milano nelle prime ore di sabato scorso. Una moto contro un taxi ad alta velocità, due giovani vittime. La ragazza si chiamava Elisa Teodora Dranca e il ragazzo, di origini srilankesi, Mithum Sandeepa Perera Kuranage. Avevano venti e ventitrè anni e si conoscevano da poco, alle tre e trenta circa la loro vita si è spenta. Elisa aveva un casco jet e Mithum un integrale, che forse ha perduto nello scontro.
“Sembra - riportavano le prime cronache - che la Kawasaki abbia bruciato un semaforo rosso”. Lì per lì eravamo scettici, sappiamo quante volte i motociclisti sono i primi accusati e poi emerge ben altro, con la distrazione da smartphone che ci perseguita. Ma questa volta dubbi non ce ne sono, c’è il video girato dalla dashcam del taxi: la vettura entra nell’incrocio con il semaforo verde, improvvisamente qualcosa la sperona sulla fiancata così violentemente da ribaltarla. Una bomba. Il conducente, 61 anni, per fortuna è soltanto ferito. Ma è chiaro che poteva essere una strage.
Circolano video che sembrano riconducibili al ragazzo: sfide spericolate alla James Dean. Chissà. Amici e parenti dicono che erano due bravi ragazzi, lui dalla provincia di Lucca si era trasferito a Milano pochi mesi fa; lavorava in una agenzia immobiliare e poi in un bar il sabato e la domenica. Un ragazzo “solare e altruista, grande appassionato di moto”. Lei aveva un lavoretto vicino a casa, a Locate Triulzi, e voleva iscriversi all’università, Marketing alla Cattolica. Ora due famiglie sono nella disperazione.
Non ci permettiamo di esprimere giudizi. Ci chiediamo soltanto: che cosa può aver spinto Mithum a ignorare il semaforo rosso e proseguire a velocità sostenuta, ben oltre i limiti? Naturalmente non sappiamo nulla delle sue condizioni psicofisiche mentre era alla guida della moto, tutto può essere, però ciò che osserviamo spesso in città ci suggerisce una possibile risposta. Magari, semplicemente, la sottovalutazione del semaforo. E la banale convinzione che a quell’ora, nelle primissime ore del mattino, non c’è il rischio di scontrarsi con altri veicoli.
Qui vorrei soffermarmi. “Passare con il rosso” una volta era un tabù. A Milano - e immagino quasi dappertutto in Italia - non lo è più, persino in pieno giorno. Se gli pare che la sua traiettoria sia abbastanza libera, passa con il rosso il ciclista e poi, se occorre, zigzaga tra i veicoli nell’incrocio; come passano col rosso affrettando un po’ il passo molti pedoni, i motociclisti, le signore con lo scooter e il bambino in sella da portare a scuola, i taxisti, i corrieri dei furgoni con cento consegne da fare in tre ore... Capita che passi con il rosso anche il tram: visto con i miei occhi in una grande piazza semicentrale.
Attraversare gli incroci senza rispettare il semaforo rosso qui da noi è diventato normale. Mentre normale non era. Cosa è accaduto nel frattempo? Che abbiamo fatto un bel passo indietro sul terreno della civiltà. E che i vigili - pardon, la Polizia Locale - sono spariti (è sparita) dai radar.