MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Davide Brivio: "Valentino Rossi ha cambiato la mentalità di Yamaha. Per dei secondi posti, a cena... non si parlava!" [VIDEO]

MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Davide Brivio: "Valentino Rossi ha cambiato la mentalità di Yamaha. Per dei secondi posti, a cena... non si parlava!" [VIDEO]
Il team manager di Aprilia Trackhouse ha ripercorso la famosa trattativa del 2003: "Non sono stato sicuro finché non ho visto la firma. Lui da subito ci ha messo pressione"
2 maggio 2026

Davide Brivio è una delle persone più influenti del paddock MotoGP, con una grande esperienza alle spalle e grandi lavori - non capolavori! - alle spalle.

Brivio ha portato Valentino Rossi in Yamaha quando nessuno ci credeva, ha vinto il mondiale 2020 con Suzuki e Joan Mir.

Dopo essere stato in F1, oggi gestisce il team satellite Aprilia, Trackhouse, con la stessa lucidità di sempre e la stessa capacità di gestire e far rendere le persone, in primis i piloti. Certo, aver fatto convivere Rossi e Lorenzo equivale a un dottorato, quindi.

Lo abbiamo incontrato per ripercorrere alcune delle pagine più belle della sua carriera, dal famoso accordo sotto la tenda della clinica mobile all'Australia di Raul Fernandez, passando per aneddoti inediti su Rossi, Lorenzo e una telefonata mai andata in porto con la Suzuki.

Questa è solo la 1ª puntata, la prima intervista con Brivio. Un'altra intervista è già in programma, segnata sul calendario. Buona lettura o visione, qui trovate sia il video che la trascrizione.

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Davide, tu hai fatto molti capolavori...

"Ehhh, ora capolavori!"

Ok, forse è troppo, ma bei lavori sì...

"Sì, ma insieme a tanta altra gente. Ho avuto la grande fortuna di fare questo lavoro nel mondo delle corse, che era la mia passione da piccolo e un sogno. All'inizio sognavo di fare il meccanico, perché non vedevo altre possibilità. Poi come meccanico sono un disastro, quindi meglio che non tocchi nessun utensile. Però sognavo di fare qualcosa nel mondo delle corse e ritengo un grande privilegio il fatto di essere stato testimone di alcune cose importanti, di averle vissute, di aver visto dettagli, piccoli segreti. Da appassionato è una grande fortuna, un privilegio"

Carlo Fiorani ha detto che Honda sbagliò non dando valore a Valentino Rossi. Come nacque l'idea di portarlo in Yamaha?

"La situazione tra Yamaha e Honda era forse quasi diametralmente opposta. Noi come Yamaha non vincevamo da 10-11 anni — abbiamo vinto dopo 12 con lui, l'ultimo titolo era stato con Rainey. Ritenevamo che senza un pilota di quel livello non avremmo potuto vincere. Honda invece pensava che la loro moto fosse talmente superiore che con qualunque pilota avrebbero vinto lo stesso. Quando siamo passati ai quattro tempi, spesso il podio era composto da tre piloti Honda. Non come la Ducati adesso, ma abbastanza simile. Loro avevano un dominio e magari era facile per qualcuno pensare che anche con altri piloti avrebbero vinto lo stesso. Noi invece pensavamo che ci volesse un pilota di quel livello. Quindi il nostro approccio è stato: se tu vieni da noi possiamo vincere, se non vieni per noi sarà molto difficile. Forse si è sentito dire quello che voleva sentirsi dire, perché uno dei motivi della scelta fu che tutti dicevano che vinceva solo grazie alla Honda. Lui voleva dimostrare il contrario e noi cercavamo proprio quello. Avevamo lo stesso interesse"

In Yamaha non tutti erano convinti di prendere Valentino?

"All'inizio in Yamaha non è stato semplice. Quando si è cominciato a discutere dell'eventualità di prendere Valentino, c'erano due correnti di pensiero. Una diceva che Yamaha avrebbe avuto tutto da perdere, perché se avessimo vinto sarebbe stato merito di Valentino, se non avessimo vinto sarebbe stata colpa della Yamaha. Qualcuno diceva: la Yamaha che cosa ci guadagna? Poi qualcun altro ha detto: cominciamo a vincere, poi discutiamo di come impostare la comunicazione. E così andò"

Quando hai avuto la certezza che l'accordo si sarebbe fatto?

"Sinceramente finché non ho visto la firma non l'ho mai data per fatta. Ci fu un momento in estate, il famoso meeting sotto la tenda della clinica mobile ad agosto. Lui ci diede la mano e disse: ok, dai, sistemate la carta e io firmo. Ci stringemmo la mano. Ma io finché non ho visto la firma non ho mai dato per fatto niente"

È stata una scelta coraggiosa anche da parte di Valentino?

"Fu una scelta folle in quel momento, se vuoi, da parte sua. Lasciare la moto migliore per una moto che quell'anno come team ufficiale non aveva fatto neanche un podio, solo uno sul bagnato con Barros, team satellite. È stata una scelta molto coraggiosa che alla fine ha valorizzato molto di più la sua carriera e i suoi successi"

E Yamaha è diventata una moto guidabile per tutti...

"È cambiata completamente la storia della Yamaha, perché da una moto difficile — mi ricordo che nel 2003 entrò in scena Furusawa, che divenne responsabile, e la prima domanda che fece a tutti i piloti fu perché cadevano così tanto con l'anteriore — grazie al contributo di Valentino, che è sempre stato un collaudatore sopraffino, è diventata una moto che tutti potevano guidare, andava forte, e ha dominato per diversi anni"

Hai un aneddoto su Valentino che lo racconta bene anche a chi non lo conosce?

"Verso settembre stavamo parlando di come impostare la comunicazione, cosa avremmo detto alla stampa sul suo arrivo. Gli dissi: guarda, sono due anni di contratto, il 2004 sarà un anno in cui lavoreremo per sistemare la moto, il 2005 puntiamo a vincere, perché il 2005 sarebbe stato il 50º anniversario di fondazione della Yamaha. Lui mi disse: va bene, se vuoi diciamo quello, ma guarda che io voglio vincere la prima gara. Gli risposi: Vale, abbiamo una moto che non fa un podio, prendiamo 20 secondi a gara, e secondo te dalla Honda vieni da noi e vinciamo la prima gara? Scoprii più tardi che era un po' un modo anche per metterci pressione. E ci riuscì, perché passammo un inverno veramente sotto pressione positiva. Prima di Valentino noi affrontavamo le gare cercando di fare il meglio che potevamo. Con Valentino spesso un secondo posto era una grande delusione. Abbiamo fatto delle cene la domenica sera, arrivati secondi, e nessuno parlava, tristi, delusi. Disastro, secondi. Questo ha modificato la cultura e la mentalità di Yamaha"

In Trackhouse con Aprilia è una dimensione completamente diversa rispetto ai team ufficiali. Come vivi questo cambiamento?

"È sicuramente una situazione difficile a cui non ero molto abituato, perché ho sempre avuto la fortuna di lavorare direttamente con la Casa ufficiale. Quando sei il team ufficiale riesci a partecipare alle decisioni, a far parte della discussione, dei ragionamenti dietro a certe scelte, a influenzare strategie. Come team indipendente hai meno voce. Certe strategie, certe decisioni vengono prese dall'Aprilia. Tu ti muovi in un ambito più limitato. Con la squadra ufficiale hai tutto e di più, col team indipendente devi gestire meglio le risorse. È un esercizio leggermente diverso"

Un altro bel lavoro è la vittoria di Raul Fernandez in Australia, cioè la vittoria di un GP da parte di un team satellite...

"Non ho grossi meriti in questo. L'Aprilia è migliorata tanto nella seconda parte di stagione, complimenti al lavoro fatto da tutti i tecnici. Raul è maturato durante l'anno. Abbiamo avuto un inizio molto difficile e lo abbiamo molto incoraggiato, supportato. Alla fine si è reso un po' più consapevole del suo potenziale, ha acquisito più sicurezza in se stesso ed è riuscito a fare quella gara che, devo dire, mi ha molto stupito. In Australia ha fatto una gara quasi tutta in testa e non era abituato a quella situazione in MotoGP. Pensavo: chissà se riesce a tenere la pressione, chissà se non fa errori. Invece è stato bravo, ha eseguito tutto in modo perfetto. Una bella soddisfazione per un team come il nostro vincere una gara. La ciliegina sulla torta di tutta la stagione"

Facciamo un gioco: nome di un pilota e tu lo descrivi con una parola o due...

"Ok, non sono molto bravo, proviamo"

Aleix Espargaro?

"Focoso"

Colin Edwards?

"Tranquillo"

Jorge Lorenzo?

"Imprevedibile sotto certi aspetti"

Viñales?

"Un po' imprevedibile ma... dolce"

Rins?

"Furbo"

Iannone?

"Tutto cuore"

Mir?

"Ragioniere, sa dosare le sue risorse e le sue energie"

Raul?

"Esplosivo, istintivo, ma da tenere a bada"

Valentino Rossi? 

"Eh... tutto, lui ha tutto"

È vero che hai provato a portare Valentino in Suzuki a fine carriera?

"No, non a fine carriera. Ci fu un momento quando Suzuki si ritirò alla fine del 2011 e poi voleva ritornare. Suzuki mi contattò per vedere se Valentino poteva essere interessato. Ma nel 2013 lui cercava una moto e non poteva aspettare il 2014. Disse no, non possiamo aspettare. E poi onestamente, molto onestamente, in quel momento la Suzuki non era proprio la moto che tu desideravi. Come dire: aspettiamo un anno per andare in Suzuki? Non ci abbiamo ragionato molto. Però la Suzuki mi contattò, sapendo che Valentino era un po' deluso dalla Ducati, e ci fu un contatto su questo"