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Esplora oltre ogni limite. Suona un po' roboante la promessa con cui Hero MotoCorp si è affacciata lo scorso anno sul nostro mercato. E la Hunk 440 sembra fatta apposta per metterla alla prova: una roadster che costa meno di 4.000 euro e monta un monocilindrico da 27 CV che a poco più di seimila giri già "taglia" di limitatore quindi qualche limite, almeno sulla carta, dovrebbe averlo per forza. Ma questi limiti esistono davvero o stanno soprattutto nella nostra testa? Senza diventare troppo filosofici, l'abbiamo guidata sulle strade del Ghisallo per scoprirlo.
In Italia è arrivata da circa un anno e non si è ancora fatta conoscere granché. Chi l'ha provata, però, me ne ha parlato un gran bene, e i motivi di curiosità non mancavano: un prezzo che fa alzare le sopracciglia e un motore con una storia piuttosto particolare, che porta dritto in casa Harley-Davidson.
Il nome Hero da noi dice ancora poco, ma parliamo del più grande costruttore di moto al mondo per volumi, per decenni partner di Honda in India prima di camminare con le proprie gambe. Il marchio è sbarcato in Italia lo scorso anno grazie alla distribuzione di Pelpi International, con uno slogan piuttosto roboante ("You Are Limitless") e due modelli: l'endurina XPulse 200 e questa roadster. Su Moto.it vi avevamo raccontato il debutto di Hero MotoCorp in Italia proprio nell'ottobre 2025.
La parte più curiosa della storia, forse, riguarda il motore di questa Hunk. Il monocilindrico 440 è stato sviluppato da Hero in collaborazione con Harley-Davidson e per Harley-Davidson: è la stessa piattaforma (motore e telaio) della Harley-Davidson X440 costruita da Hero e venduta sul mercato indiano, base comune anche alla Hero Mavrick 440 presentata in India dalla quale deriva questa Hunk. E non finisce qui: da questa meccanica dovrebbe nascere anche la futura Harley-Davidson Sprint, piccola cruiser che apre il piano di rilancio "Back to the Bricks" voluto dal nuovo CEO Artie Starrs, di cui abbiamo parlato nell'articolo sul ritorno dello Sportster 883 e del monocilindrico Sprint. In altre parole, guidare oggi la Hunk significa farsi un'idea piuttosto concreta di come andrà la Harley più economica di domani. E noi siamo piuttosto curiosi di natura...
I numeri dicono 27 CV a 6.000 giri e 36 Nm a 4.000 giri. La potenza è nella media della categoria A2, la coppia invece è il dato da sottolineare: avvicinarsi ai 40 Nm con un 440 ad aria è un ottimo risultato, soprattutto perché arrivano molto in basso.
Il merito è dell'architettura a corsa lunga, molto amata in India: motore robusto, tanto tiro ai bassi, consumi contenuti. Il rovescio della medaglia è noto: niente allungo, niente picchi di potenza da monocilindrico "corsaiolo". Il limitatore interviene poco dopo i 6.000 giri, quindi sulla carta il campo di utilizzo utile va dai 3.000 ai 6.000 giri e appare... limitante. Sarà così?
Sembra poco, e invece su strada basta e avanza. La Hunk si guida con piacere tra i 2.000 e i 4.500 giri, in marcia lunga, sfruttando il sottocoppia per riprendere senza scalare. In quella fascia sorprende anche per le vibrazioni contenute, cosa non scontata per un mono di questo tipo: si fanno sentire solo sopra i 5.000 giri e, curiosamente, più sulla sella che sul manubrio. Il cambio a sei marce (trasmissione finale a catena) è abbastanza preciso, appena un po' contrastato e la sesta permette anche trasferimenti autostradali senza patimenti eccessivi. Da segnalare un leggero on-off in prima e seconda, percepibile ma non così fastidioso.
Il mono ha anche una voce sorprendentemente piena per la cilindrata: un timbro grave, con personalità.
Con un serbatoio da 13 litri e un consumo che nel nostro test si è assestato mediamente intorno ai 35 km/l (circa 30 tirandogli il collo, e c'è chi giura di arrivare a 40 con un po' di attenzione), l'autonomia sfiora i 500 km. Quando al primo pieno il computer di bordo ce l'ha mostrata non ci volevamo credere, poi abbiamo fatto i conti. In tempi di carburante caro fa piacere...
Il telaio a traliccio in acciaio è di tipo aperto, con il motore che lavora come elemento stressato. Davanti c'è una forcella upside-down da 43 mm non regolabile, dietro un doppio ammortizzatore regolabile solo nel precarico con la classica ghiera. Il peso dichiarato è di 188 kg in ordine di marcia: non una piuma, ma coerente con una moto costruita per durare.
Su strada la forcella è promossa: taratura ben riuscita, scorre e copia bene le asperità per le masse in gioco. Meno convincenti gli ammortizzatori posteriori, rigidi e un po' economici; vedremo se con i chilometri si ammorbidiranno. Nel complesso la Hunk è agile, maneggevole e ben bilanciata, con un baricentro basso che aiuta nei cambi di direzione a curva impostata, un po' meno in inserimento, dove l'avantreno si sente meno in mano. Chi si fa prendere la mano scoprirà presto che le pedane toccano abbastanza facilmente in piega.
L'impianto frenante prevede un disco anteriore da 320 mm con pinza flottante ByBre a doppio pistoncino e un disco posteriore da 240 mm a singolo pistoncino, con ABS a doppio canale. È il punto più debole della moto: l'anteriore manca di mordente e va strizzato con decisione. Il posteriore aiuta a correggere le traiettorie e nelle frenate d'emergenza, quindi nulla di preoccupante, ma è la prima cosa che vorremmo vedere migliorata.
Seconda candidata alla sostituzione: le gomme di primo equipaggiamento MRF, misure 110/70-17 e 150/60-17. Con asciutto e caldo fanno il loro lavoro, sul viscido (come quello trovato al mattino sul Ghisallo) molto meno.
La posizione di guida è diversa da quella delle naked occidentali e giapponesi: busto eretto, manubrio largo (forse persino troppo) che arriva verso il pilota e pedane avanzate. Serve un minimo di abitudine se si arriva da moto con i piedi più arretrati, ma il messaggio è chiaro: la Hunk non vuole essere guidata con il coltello tra i denti.
Il vantaggio è la praticità. Con la sella a 83 cm da terra, chi scrive (1,75 m) appoggia entrambi i piedi senza problemi e muove la moto da fermo senza interferenze con le pedane. Il raggio di sterzata è ampio, altro dettaglio a cui i costruttori indiani badano sempre. La sella è morbida, spaziosa e ben rifinita in similpelle (un po' scivolosa, va detto) e comincia a farsi sentire solo dopo una giornata intera. Il passeggero ha spazio in abbondanza e un maniglione metallico generoso. Per il commuting non c'è alcun pensiero, ma la Hunk regge benissimo anche la gita del weekend.
L'estetica non grida, richiama qua e là moto del passato (a noi ha ricordato la Suzuki Inazuma) con qualche guizzo originale come il logo Hunk in rilievo sul serbatoio. Il portatarga non ci fa impazzire, ma gli amici motociclisti che si sono fermati durante le riprese l'hanno trovata molto bella: ci rimettiamo al giudizio popolare.
Tanta plastica, ma assemblata con discreta cura. Le leve non sono regolabili, sono economiche ma sono ben sagomate, i blocchetti hanno un disegno originale e funzionano bene anche per navigare nel menu. La strumentazione ha una cornice circolare con un display rettangolare ben retroilluminato, ma con grafiche piccole e non immediate da leggere. Comoda la presa USB (tipo A, non USB-C) protetta da uno sportellino. Bocciati con riserva gli specchietti, che soffrono le vibrazioni e non sono posizionati al meglio, e i cavi dell'acceleratore troppo in vista: piccolezze, ma ci sono.
A 3.990 euro la Hunk 440 si piazza sotto alla concorrenza indiana e non solo. La Royal Enfield Guerrilla 450 ha più cavalli ed è a liquido ma parte da oltre 5.300 euro, mentre le alternative più classiche sono la BSA Bantam 350 e la Honda GB350S, entrambe sopra i 4.000 euro. Hero ha limato il listino per stare sotto a tutte, ma senza proporre un prodotto tecnicamente inferiore o... limitato. Ed è questo il dato più interessante emerso dalla prova.
Esistono, inutile girarci intorno: la Hunk 440 non ha prestazioni da urlo, gira poco e frena così così. Ma il punto, giocando un po' con lo slogan di Hero, è guardare oltre il limitatore più che oltre il limite. Un motore piccolo che consuma poco e spinge forte dove serve, cioè ai bassi, è una forma di prestazione a tutti gli effetti, solo meno fotogenica di un dato di potenza massima.
Per chi cerca una moto A2 economica, per chi impara, per chi torna in sella o per chi vuole una moto disimpegnativa con cui andare al lavoro e poi partire per il weekend sulle statali, la Hunk 440 è una proposta da considerare seriamente. Resta da capire come il mercato italiano accoglierà un marchio con cui ancora non ha confidenza pur essendo enorme e quali sviluppi vedremo su questa base meccanica nei prossimi anni.
Hero MotoCorp
Via Giacomo Matteotti, 9
22060 Arosio
(CO) - Italia
031 875165
info@pelpi.com
www.heromotocorp.com/en-it.html
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