Test Yamaha R1 SBK Delbianco: quanto va forte la regina del CIV [VIDEO]

Abbiamo provato a Misano la R1 ufficiale del team DMR Racing. Un razzo da 220 cv e dotato di una ciclistica sopraffina. Ecco come va la moto di Alessandro Delbianco
21 agosto 2026

Nel maggio del 2026, io, inviato di Moto.it sui campi di gara del Dunlop CIV, sono sceso in pista sul leggendario circuito di Misano Adriatico per testare la Yamaha R1 Superbike ufficiale di Alessandro Delbianco. Questo test esclusivo, organizzato da Yamaha Motor Italia, è nato con l'obiettivo di farci toccare con mano le reali performance di un pacchetto tecnico straordinario, finito di recente al centro di accese polemiche regolamentari dopo il primo round stagionale proprio a Misano. Per me, che da anni racconto le gesta e le sfide di Delbianco e dei fenomeni del Dunlop CIV, sulle pagine del nostro sito, salire sulla moto del Campione italiano ha rappresentato la realizzazione di un vero sogno, oltre che l'occasione perfetta per svelare i segreti di una delle moto più competitive del panorama nazionale.

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Com'è fatta e quanto costa

Avvicinandosi alla moto ferma sui cavalletti nel box di Misano, si capisce subito che non ci si trova davanti a una normale R1 GYTR. Sebbene debba rispettare i rigidi vincoli del regolamento del campionato italiano, questa Superbike sfoggia dettagli da urlo. La plancia di comando sembra quella di un caccia da combattimento: la strumentazione dialoga con la sofisticata centralina Marelli Rex 140 (la stessa utilizzata nel mondiale Endurance), mentre i semimanubri sono costellati di pulsantiere racing per gestire mappe, freno motore e controllo di trazione.

A stupire è il prezzo complessivo del pacchetto. Facendo i conti con i tecnici del team, la moto ha un valore di circa 35.000/40.000 euro. Una cifra incredibilmente contenuta se si pensa che si tratta di un mezzo vincente nella massima categoria nazionale, non troppo distante dal costo di una GYTR standard opportunamente accessoriata.

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Nel box con DB

Infilarsi la tuta sapendo di dover girare con la moto di un pilota che a Misano ferma il cronometro sul 1'34" fa salire la tensione alle stelle. Per l'occasione, ho voluto fare le cose in grande, facendomi inviare un casco con la grafica replica di Delbianco e i suoi stessi stivali, sperando che un tocco di stile potesse compensare la differenza di manetta. Prima di prendere la via della corsia box, lo stesso Alessandro Delbianco prova a tranquillizzarmi con preziosi consigli:

"Non bisogna strafare, entra e divertiti. Questa è la R1 più evoluta che esista tra quelle derivate dalla serie: è un po' più spigolosa e reattiva all'acceleratore, ma la ciclistica frena forte e l'elettronica lavora benissimo"

Con queste parole e una pacca sulla spalla, sono salito in sella alla "Enterprise" giapponese, mentre nel box anche un tester d'eccezione come Nicolò Canepa osservava sornione la mia partenza, giusto per alleviare la tensione.

La R1 di Delbianco nel box, con le termo
La R1 di Delbianco nel box, con le termo

Un anteriore magico e quel gas "affilato"

I primi metri in pista a Misano cancellano l'ansia e lasciano spazio a un feeling semplicemente pazzesco. La posizione di guida è molto diversa da quella a cui siamo abituati sulle R1 stradali: si sta molto "sopra" la moto e non inseriti "dentro" di essa. I semimanubri sono larghissimi e aperti, le pedane sono alte tipo l'Everest e arretrate al punto giusto per favorire gli spostamenti del corpo in sella.

Ma la vera rivelazione è la ciclistica. Grazie alle sospensioni sopraffine e al pneumatico anteriore da 125, la R1 SBK regala un appoggio e una fiducia in inserimento di curva che non avevo mai provato su nessun'altra moto. Non è fulminea nello scendere in piega (richiede una guida fisica e decisa), ma una volta impostata la traiettoria, la moto scorre su un binario invisibile, digerendo le imperfezioni dell'asfalto romagnolo senza la minima scomposizione. L'impianto frenante, composto da pinze Brembo e dischi da 330 mm, garantisce staccate poderose e costanti nel tempo. Frena da paura.

L'unico elemento che richiede un periodo di assuefazione è la risposta del gas nel transitorio chiuso-aperto. L'attacco dell'acceleratore è incredibilmente brusco e reattivo (una caratteristica amata dai piloti professionisti ma che può destabilizzare l'amatore), dopodiché la spinta del motore diventa straordinariamente progressiva, supportata da un cambio elettronico che spara le marce come una fucilata.

L'R1 ti catapulta in un'altra dimensione quando apri tutto
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Oltre l'Hype: lo sviluppo DMR, la fiducia e il valore dei risultati

Togliendosi il casco nel paddock di Misano, dopo una necessaria mezz'ora di decompressione per riprendere fiato e far scendere l'adrenalina, i pensieri si riordinano. Questa prova è stata una delle esperienze più travolgenti e intense di tutta la mia carriera. Seguire il Dunlop CIV come inviato per anni significa veder passare questi bolidi a trecento all'ora a pochi centimetri dal muretto box, scriverne i resoconti, ma restare sempre al di qua della barriera. Salire fisicamente sulla moto di Alessandro Delbianco è stato un po' come entrare in una dimensione parallela. Un vero e proprio sogno a occhi aperti.

Ma, tralasciando per un attimo l'emozione pura, che cosa ci dice questo test sulla reale natura della R1 SBK? La risposta è sorprendente: questa moto è incredibilmente più facile ed equilibrata di quanto sia lecito immaginare. Non fraintendiamoci, domare più di 200 CV su una pista vera resta un esercizio per pochi, ma il livello di sviluppo dinamico raggiunto dai ragazzi di DMR Racing e da Db in questi anni è semplicemente clamoroso. Tutto sulla moto è cucito addosso al pilota per facilitargli la vita: ogni comando è esattamente dove deve essere, la ciclistica risponde in modo sincero e non ci sono reazioni impreviste o spaventose che possano far perdere il controllo all'improvviso.

Tuttavia, c'è un risvolto importante per noi amatori. La R1 CIV SBK non è una moto "pronti-via" super intuitiva. Richiede un approccio fisico, una guida di corpo e, soprattutto, tempo per essere capita. Bisogna "starci sopra", macinare giri e sintonizzarsi sulla sua stessa linea d'onda. Solo quando riesci a sbloccare la tua personale confidenza con l'avantreno e ad accettare la sua esplosività, ti rendi conto del suo vero potenziale: a quel punto, sì, ti permette di andare oggettivamente più forte e con un margine di sicurezza attiva nettamente superiore rispetto a una R1 stradale o a una pur ottima GYTR di serie.

Infine, rimane l'incredibile lezione sul fronte economico e tecnologico. Sapere che un team italiano, lavorando nel solco dei regolamenti del CIV, riesce a confezionare un'arma da gara così spaventosamente efficace per una cifra che si mantiene ben al di sotto dei 40.000 euro è qualcosa che lascia sbalorditi. Dimostra che la passione, l'ingegno artigianale delle nostre officine e la bontà della piattaforma Yamaha possono ancora fare miracoli senza dover necessariamente ricorrere ai budget a sei cifre dei team mondiali.

Io, dal canto mio, me ne torno a casa felice, gasato ancora a mille e consapevole dell'abisso cosmico che mi separa dai velocissimi ragazzi del CIV, ma con la certezza di avere in tasca una delle storie più belle di sempre da raccontare al bar con gli amici.

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Yamaha YZF R1 Race (2025 - 26)
Yamaha

Yamaha
Via Tinelli 67/69
20050 Gerno di Lesmo (MI) - Italia
848 580 569
https://www.yamaha-motor.eu/it/it/

  • Prezzo 20.499 €
  • Cilindrata 998 cc
  • Potenza 200 cv
  • Peso 201 kg
  • Sella 855 mm
  • Serbatoio 17 lt
Yamaha

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Scheda tecnica Yamaha YZF R1 Race (2025 - 26)

Cilindrata
998 cc
Cilindri
4 in linea
Categoria
Super Sportive
Potenza
200 cv
Peso
201 kg
Sella
855 mm
Pneumatico anteriore
Bridgestone Battlax Racing 120/70 ZR17M/C (58 W) tubeless
Pneumatico posteriore
Bridgestone Battlax Racing 190/55 ZR17M/C (75 W) tubeless
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2024
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