Dakar 2026. Tappa 2. Altro colpo del “Tandem” KTM, e risveglio con riscossa di Toyota

Dakar 2026. Tappa 2. Altro colpo del “Tandem” KTM, e risveglio con riscossa di Toyota
Altri 500KM, 400 di speciale. Sanders e Canet per altra doppietta KTM, 5 Toyota cinque al traguardo di Al Ula, nell’ordine Quintero, Lategan e il Campione in carica Al Rajhi. Sander e Al Attiyah leaders, Honda e Loeb in agguato
5 gennaio 2026

Al Ula, Arabia Saudita, 5 Gennaio 2026. Altri 500 chilometri, in due giorni siamo già oltre 1.000, una bella e varia speciale di 400 lunghezze con un completo campionario di fuochi d’artificio. Un solo bivio importante, a 100 chilometro dalla fine, dove le piste di moto e auto si dividono. Se la Dakar “equilibrata” annunciata da David Castera, Direttore del Rally, è questa, allora possiamo consolidare la “fiducia” in un’edizione, sì, equilibratamente dura oltre la media. E mancano ancora quei piccoli e grandi inferni di dune che, immancabilmente, portano a limite le corde di strumenti e suonatori. Fino al passo sulle montagne del Hedjaz è un piccolo inferno di sassi e trial, tanto è vero che è confermato il “pit stop” pneumatici per le auto, dopo è quel tipo di piste, anche sabbiose ma per lo più dure, che non ti fanno far tardi al pranzo del bivacco (parliamo naturalmente dei velocissimi battistrada, siano essi in moto o in auto).

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L’idea del tandem calza sempre più a pennello alla strategia della gara delle Moto. Avevamo detto che non è più affare di un plotone o del singolo fuggitivo, come nel ciclismo e ricorrentemente anche nella Dakar, bensì una questione di coppie, viste come sommatoria di chance per la singola affermazione di Marca o Team. La seconda tappa conferma, due “episodi” su due tappe iniziano ad essere un indizio forte e non più una coincidenza, che la 48ma della creazione di Thierry Sabine è materia dei tandem Sanders-Canet, KTM, contro Brabec-Schareina, Honda.

Edgar Canet, che partiva per primo, ha aperto la pista fino al 4° waypoint (ormai è quasi tutto virtuale, elettronico), poi è arrivato Daniel Sanders e i due ufficiali KTM hanno continuato fino alla fine della speciale tirandosi la (lunghissima) volata (Canet intrattabile nel finale). Hanno recuperato i quasi 5 minuti di “bonus apripista” e hanno concluso praticamente insieme, Sanders vincitore della Tappa e Canet secondo a un minuto e mezzo. Dietro ben quattro Honda, nell’ordine Brabec, che al netto dei bonus è stato il più veloce, Skyler Howes, Schareina e Martim Ventura, il 25enne portoghese che corre nel Team Honda Rally2 e che ottiene la prima vittoria di categoria per la Marca, con un distacco di… squadra che arriva quasi a quattro minuti. Poca roba, ancora, ma di fatto una certa tendenza è profilata. Schareina corre diversamente dal solito. Al momento ha lasciato per strada l’irruenza che è stato il suo marchio di fabbrica e sembra tendere di più al rendimento complessivo, ma in questo è ovviamente meno efficace dell’esperto Brabec, non a caso due volte vincitore della Maratona. Due risultati omologhi non cambiano nulla nella classifica generale appena formata: le due KTM al comando. Paolo Lucci, Honda, è ventesimo, Lorenzo Santolino, Sherco, è out per una caduta al KM 300.

Auto. La omni sorprendente Dakar non ci lesina richiami all’ordine. Solo un giorno fa avevamo “lamentato” il ritardo di presenza delle Toyota, e puntualmente dal Giappone, via Belgio (Overdrive), Sud Africa, Toyota SA, e Arabia Saudita, arriva la risposta corale: cinque Hilux nei primi cinque della seconda tappa delle Auto! Come richiamo all’ordine, altre due nei dieci, ci sembra quasi esagerato. Vince Seth Quintero davanti a Henk Lategan, il Campione in carica Yazeed Al Rajhi è terzo. Bello e indicativo il quarto posto di Toby Price, due volte Campione della Dakar ma in Moto, e bellissimo il sesto di Simon Vitse, che porta allo sportello la competitività degli MD Optimus. Indietro la Mini di De Mevius, ma questo si opiteva capire dato chel il belga non ha ancora l’esperienza per ribaltare in gloria la tortura di aprire la pista, e molto indietro, anch’esse compatte, le Ford, che si capisce un po’ meno (a meno di non dover dedurre che le macchine di M-Sport non gradiscano le piste tortuose e disseminate di sassi). D’altronde siamo solo alla seconda variazione sul tema, è giusto ricordarlo, e altre basi di terreno sono da passare al vaglio prima di poter esprimere un giudizio complessivo sulle performance.

La “media inglese” dopo due speciali, peraltro, esprime un altro concetto, più generale. Con il quinto posto e alla guida della Sandrider dall’insolito numero #299, Nasser Al Attiyah passa al comando delle generale, e per Dacia è la prima volta. Un’inezia su Quintero e un minuto su De Mevius. Cioè, tre marche, Dacia, Toyota e Mini sul podio virtuale quando mancano solo... 10 tappe alla fine. Henk Lategan, dopo la disastrosa giornata inaugurale, è tornato su, quarto, e Sébastien Loeb, ancora mai visto in versione da guerra, è quinto assoluto ma la sua media virtuale lo avvicina ancora di più alla testa della corsa. Bello il tema agonistico della gara delle Moto, basato sul duello dei due “Tandem”, bellissimo lo scenario del Rally delle Auto, vastissimo e decisamente interessante, quando non già di per sé avvincente. Certo, finché sono sassi, la gestione delle gomme e, quindi, della giornata di gara, è delicatissima.

Domani, 6 Gennaio, giorno di Befana, l’asticella sale ancora, 420 chilometri di Speciale sui 660 del totale. Ancora una tappa ad anello.

© Immagini. ASO Media, Red Bull Content Pool, DPPI, RallyZone, Ford, ItalTrans Media, Ford Performance, Dacia Sandriders Media, Prodrive, Honda Monster, Fantic, KTM, Hero, Cristiano Barni