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Yanbu, 5 Febbraio. Io me le ricordo, povere teiere e forchette di brutto alluminio che si ammaccavano o piegavano davvero quasi col pensiero. Io me lo ricordo, quando si riteneva che i cinesi non fossero in grado, e che mai lo sarebbero stati, di produrre al livello dell’”occidente” industriale di riferimento. E me li ricordo bene ai Saloni di Milano o ai Motorshow di Bologna, stand 2x2, alveari ai padiglioni marginali o al piano di sopra cui non si sapeva neanche come accedere (ammesso che scattasse qualcosa di simile alla curiosità, niente di serio, benintesi)…
… e ho ben presente l’EICMA dei cinesi di quest’anno, metà padiglioni, stand quattro volte quelli di miti industriali europei o giapponesi, una realtà travolgente a cui si fa ancora fatica a credere perché abbiamo continuato ad oltranza a non farci caso, o a ritenerla un caso. Il problema, o la bella cosa, è che adesso è proprio un “caso”!
Venendo a noi, nel 2017 un ragazzo o poco più, appassionato di Enduro, Zhang Xue, fonda un’azienda a Chongqing. La chiama Kove. È facile e istruttivo immaginare che in quel Paese l’intraprendenza vien non solo premiata bensì caldeggiata, sollecitata, “sponsorizzata”, i risultati cominciano a essere sotto gli occhi di tutti. Stringiamo, dai. Passano 5 anni e nel 2023 Kove si presenta al via della Dakar di quell’anno. In forma ufficiale, mettendoci Marchio e faccia. La Fabbrica cinese si appoggia all’esperienza di Thierry Charbonnier, un francese di talento che è legato alle Dakar dei tempi d’oro, quarto nel 1986 e secondo nel 1993. Thierry ha anche altre qualità. Ha avuto successo come imprenditore e da vent’anni crede nel fenomeno cinese, di cui è stato pioniere in Europa. Soprattutto, è e resta un grande appassionato.
Il debutto di Kove alla Dakar è sensazionale. Per prima cosa la Moto, la 450 Rally. È una Moto che i maligni definiscono subito “troppo ispirata” alla 450 Rally di KTM. Le due si somigliano certo, ma forse è ora di finirla con quel luogo comune che ha voluto prima i giapponesi, apparecchi fotografici, moto, auto, e ora i cinesi sull’orizzonte totale, “copiare” dagli inarrivabili “occidentali” per realizzare un prodotto inevitabilmente di serie B. Non fosse abbastanza chiaro, qualsiasi produttore di qualsiasi cosa, nel momento in cui decide di mettere in cantiere un nuovo attrezzo, prende tutto il meglio che c’è in giro, smonta e “copia” il meglio. È logico, anche rassicurante.
E poi la Squadra. Tre Kove Rally per altrettanti Piloti: SUNIER è 46esimo LIANSONG 67esimo, MINGJI 77esimo. I nomi non li conosce nessuno, ma un fatto salta subito agli occhi. Tutte le Moto hanno concluso la maratona del deserto per definizione. È un colpaccio che lancia la 450Rally, poco più di 50 cavali e 145 chili di peso per un prezzo che è la metà delle “repliche” di grido, nel firmamento non solo della Dakar, e un successo istantaneo. È la moto che evoca i miti indistruttibili di TT e XR e che rilancia un concetto di mezzo più universale e, soprattutto, accessibile. È importante notare come il Marchio si sia esposto direttamente, anche rischiando quella figuraccia irreversibile che, invece, non c’è stata. Anzi. Ma “La Dakar non è un punto di arrivo, è un passo del processo!”
E così, anno dopo anno, Kove è dentro la Dakar. “Arruola” il giovane talento scapestrato Mason Klein, che vince ma non arriva e, morale, 2025, con 12 piloti sulla linea di partenza della 47ma edizione, KOVE è il secondo team motociclistico più numeroso alla Dakar, dietro solo a KTM. Neels Theric conclude al 15° posto assoluto ed è 6° nella Rally2.
Alla Dakar 2026, Kove si presenta con 2 Piloti Factory: Neels Theric e Sunier Sunier, e 7 privati. Neels Theric, in sella alla nuova generazione KOVE 450RALLY EX, si aggiudica due vittorie sulla Marathon e una terza vittoria di tappa nella SS8. Si parla di Rally2 e di un tipo di impegno che non è certo paragonabile a quello delle squadre top. Javi Vega è 28°, Sunier 35°, Andrea Gava 39°. Il significato è chiaro: restare in un ambito di “abbordabilità umana”, che poi è la percezione ideale dell’appassionato “dakariano”. Basti pensare a Andrea Gava, il “privatone” italiano che, al debutto e a missione compiuta, sembrava stupirsi ogni sera del fatto che alla sua Kove, iscritta in categoria Original by Motul, ovvero senza assistenza, dovesse solo pulire il filtro dell’aria e cambiare l’olio (forse anche perché gli veniva… gratis :-) ).
Ecco. Questa è una piccolissima storia. Il valore, se vogliamo, di un monitor, di una parabola nell’accezione della narrazione di un fatto della “vita reale” attraverso il quale ricavare un insegnamento. Zhang Xue ha lasciato Kove per aprire un’altra Fabbrica con una diversa direttrice, altri cinesi, come Hoto, sono arrivati alla Dakar, e questa è la realtà che, manifesta alla Dakar, è evidente anche dai concessionari e nelle tabelle di vendita. In quattro e quattr’otto, un quarto delle moto italiane è… cinese.
© Immagini. Kove, ASO Media, Red Bull Content Pool, DPPI, RallyZone, Ford, ItalTrans Media, Ford Performance, Dacia Sandriders Media, Prodrive, Honda Monster, KTM, Hero, Cristiano Barni