Dakar 2026. Luciano Benavides: “Vittoria per 2 secondi? Un finale da Netflix”

Dakar 2026. Luciano Benavides: “Vittoria per 2 secondi? Un finale da Netflix”
Il vincitore della Dakar 2026, ufficiale KTM, nel debrief all’indomani di un successo storico. L’obiettivo, la strategia, quel cambio di “rotta” dell’avversario, 2 secondi, quegli attimi, la felicità di una famiglia vincente
29 gennaio 2026

Salta, Argentina, 28 Gennaio. Sono passati dieci giorni. Luciano Benavides ha vinto la 48ma Dakar Arabia saudita 2026. Forse si può cominciare a crederci, pensare che è tutto vero. Che quella vittoria materializzatasi a pochi chilometri dal traguardo con il regalo di Brabec era nata prima, molto prima. È a casa, a Salta, Nord dell’Argentina, attorno a lui la famiglia e Edgar Canet, la giovane stella del Team Red Bull KTM Factory che lo ha raggiunto per allenarsi. E festeggiare. La verità di Luciano Benavides è ancora irrorata dell’adrenalina di quel momento incredibile, quando la conferma di David Castera alle sue spalle ha sancito che il Pilota argentino di KTM aveva vinto la 48ma Dakar con il margine più piccolo della storia: 2 secondi!

Con ordine. Come è arrivato Luciano Benavides alla Dakar…

Luciano Benavides. “Ero reduce dall’infortunio del Marocco, non ero al 100%. Dovevo recuperare in fretta e il più possibile. Mi sono preparato molto, bene. Al recupero e alla preparazione fisica con la Squadra ho unito il lavoro sistematico con lo psicologo. Credo che questo mi abbia aiutato molto, perché mi ha dato un forte supporto mentale per affrontare la Gara.”

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L’obiettivo alla partenza da Yanbu…

LB. “Volevo vincere. Ero convinto di poterlo fare e puntavo senza mezzi termini all’obiettivo massimo. Sapevo di potercela fare e ho impostato la mia corsa su questo principio personale.”

Le sensazioni strada facendo…

LB. “Avevo l’infortunio addosso, ma mi sentivo bene, riuscivo a rendere al massimo. La moto era perfetta, penso la migliore di sempre, tutto funzionava come volevo. È stato cruciale per credere in me stesso.”

La verifica del potenziale di competitività…

LB. “Direi l’ottava tappa. Avevo vinto il giorno precedente e partivo per primo. Aprivo la strada. Non era la prima volta che mi capitava, ma quel giorno ho capito che potevo farlo nel nuovo contesto. Ho spinto al massimo, ho aperto per tutta la Speciale, non ho sbagliato e ho raccolto tutti i bonus. 5 minuti di margine in quella sola tappa. La giornata perfetta!”

Via Canet, ruota, via Sanders, incidente. Improvvisamente non c’era più una Squadra all’assalto della Dakar, c’eri tu, da solo…

LB. “Sì, dal momento in cui sia Edgar che Daniel si son trovati fuori gioco toccava a me. Però non è cambiato molto, ho continuato a fare la mia gara perseguendo l’obiettivo iniziale, chiaro. Nessun cambio di strategia, dovevo fare la mia corsa per vincerla. Non è vero, tuttavia, che ero solo. Pur non dal punto di vista pratico, sulla pista, sia Sanders che Canet mi hanno aiutato. Daniel stimolandomi e dandomi le dritte giuste, Edgar alleggerendo l’atmosfera e spronandomi.”

Quella strana strategia di Brabec nella undicesima tappa…

LB. “Non si è capita. Quando sono arrivato al rifornimento mi hanno chiesto perché, se mi era successo qualcosa, se mi ero perso. Ho risposto che no, che tutto andava bene, che stavo facendo la mia gara. Probabilmente Brabec ha creduto che avessi rallentato per partire dietro di lui il giorno dopo, e l’ha fatto lui, ha rallentato…”

L’ultima tappa. Cambiato qualcosa…

LB. “Ultima tappa, ultima speciale. Corta. Credo che la differenza sia stata nell’attitudine del momento, non in quella generale. L’obiettivo non era mai cambiato, magari solo messo in crisi in un momento, passeggero, la 12ma, penultima Speciale. L’ultimo giorno è subentrato un’altro elemento che conservo da sempre: non mollare mai. Non ho fatto il calcolo delle probabilità, ho detto: non mollo!”

Quella nota, 5 chilometri all’arrivo, cosa passa per la testa…

LB. “Credo che quella sia stata la decisione più grande della mia vita. Seguire la direzione che credevo giusta e non quella presa prima di me da Ricky. Ho preso la strada giusta e ho spinto fortissimo fino al traguardo. Avevo ragione!”

La sensazione di quel momento, sul traguardo. “Uno o due secondi…” Le Moenner che ti dice di aspettare, attimi, Castera che riceve per telefono la conferma, che ti fa segno…

LB. "Potete immaginare? No, nemmeno io. Tutto in pochi attimi, non sei più padrone di te stesso. Sei travolto dall’istinto, da un fiume di sensazioni lampo, che si sovrappongono. Sì, io, ho vinto… il sollievo, erano nove anni che ci provavo… la famiglia, mio fratello che vince e si ritira, tocca a me, due fratelli che vincono… la Squadra, l’ho fatto anche per loro… me lo sentivo… 2 secondi, un film, Netflix… è chiaro che ti viene da urlare, devi liberare un’energia eccezionale!”

E ora, tempo di far programmi per il 2026…

LB. “Il 2026 è iniziato benissimo, non poteva essere meglio. Adesso voglio vincere ancora il Mondiale, come nel 2023. Solo che quest’anno voglio vincerlo con la Dakar all’attivo. Dakar e Mondiale insieme!”

Norberto, il papà. Gli avete dato delle belle preoccupazioni, i fratellini Benavides terribili. E ora…

LB. “E ora papà è la persona più felice del mondo. Ci ha creduto prima di tutti, si è dedicato, sacrificato, preoccupato, ci ha dato e ha sostenuto le opportunità. Ora è giusto e si merita la felicità più grande. Sì, sul traguardo e a casa nostra ora. Sì, è la persona più felice del Mondo!”

© Immagini. ASO Media, Red Bull Content Pool, DPPI, RallyZone, Ford, ItalTrans Media, Ford Performance, Dacia Sandriders Media, Prodrive, Honda Monster, KTM, Hero, Cristiano Barni