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L'azienda francese Furion torna a sfidare le convenzioni del motociclismo con la F1, una moto ibrida a trazione integrale derivata dalla famosa Yamaha MT-07. Il progetto, presentato in questi giorni dall'azienda d'ingegneria transalpina, integra un sistema di propulsione elettrica sulla ruota anteriore e una tecnologia di recupero energetico che promette stravolge la concezione di moto.
Una scommessa ambiziosa che arriva sette anni dopo il naufragio del precedente tentativo con la M1 a motore rotativo.
La vera innovazione della Furion F1 risiede nel sistema ibrido Eversor, una soluzione ingegneristica che secondo i dati forniti dall'azienda sarebbe in grado di recuperare il 27% dell'energia generata durante le frenate. Il funzionamento si basa su un motore elettrico montato nel mozzo della ruota anteriore, capace di erogare ben 300 Nm di coppia in accelerazione e di contribuire con circa 20 cavalli alla potenza complessiva del propulsore termico della MT-07.
Ma la peculiarità più interessante riguarda il recupero energetico. Quando il pilota aziona i freni, il motore anteriore si trasforma in generatore, catturando l'energia cinetica e convogliandola verso la batteria. Un principio simile a quello adottato dalle auto ibride, ma applicato per la prima volta con questa configurazione nel mondo delle moto.
L'intuizione di Furion va oltre la semplice implementazione di un sistema ibrido. Gli ingegneri francesi hanno sfruttato un principio fisico fondamentale: nelle motociclette tradizionali, durante le frenate intense, il trasferimento di carico alleggerisce la ruota posteriore, riducendone l'aderenza e, di conseguenza, la capacità di recuperare energia attraverso eventuali sistemi di rigenerazione.
Con la F1, invece, il motore-generatore è posizionato sulla ruota anteriore, proprio dove si concentra la maggior parte del peso durante le decelerazioni. Questo significa che, paradossalmente, più si frena con decisione, maggiore diventa la pressione – e quindi l'attrito – sulla ruota che recupera energia, massimizzando l'efficienza del sistema.
Non è la prima volta che Furion si avventura nel territorio delle motociclette ibride estreme. Nel 2017, l'azienda aveva annunciato in pompa magna la M1, una naked equipaggiata con motore rotativo Wankel e sistema di propulsione ibrida. Il progetto, per quanto affascinante sulla carta, non ha mai visto la luce della produzione, dissolvendosi nel nulla tra difficoltà tecniche ed economiche.
La scelta di basare la nuova F1 sulla collaudata Yamaha MT-07 potrebbe rappresentare proprio la lezione appresa da quell'esperienza. Utilizzare una piattaforma già esistente, affidabile e relativamente economica consente di ridurre i rischi di sviluppo e concentrare le risorse sull'effettiva implementazione del sistema ibrido.
Resta da capire se questa volta Furion riuscirà a trasformare il concept in realtà produttiva. Il mercato delle moto ibride è ancora in fase di crescita, con costruttori tradizionali che mostrano cautela nell'investire in questa direzione. La F1 rappresenta un esperimento coraggioso che, se dovesse concretizzarsi, potrebbe offrire risposte interessanti sulla reale applicabilità della tecnologia ibrida alle due ruote.
Nel frattempo, gli appassionati di tecnologia motociclistica attendono con curiosità ulteriori dettagli su disponibilità, prezzi e, soprattutto, prestazioni reali su strada. Perché sulla carta tutto suona affascinante, ma come insegna la storia della M1, tra il dire e il fare c'è di mezzo... la produzione.
Immagini: Furion / David Piolé
Yamaha
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