Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Moto, scooter e biciclette conquistano sempre più spazio nelle città italiane, ma le istituzioni locali continuano a guardare altrove. È questo il quadro che emerge dalla decima edizione del rapporto Focus2R, presentato ieri a Milano da Confindustria ANCMA e Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia. Un'indagine che ha coinvolto 94 amministrazioni comunali su 107 capoluoghi di provincia, restituendo un'istantanea dettagliata dello stato della mobilità urbana su due ruote nel nostro Paese. E i dati parlano chiaro: mentre motociclisti e ciclisti aumentano, le politiche pubbliche arrancano pericolosamente.
Nel 2024 le immatricolazioni di moto e scooter hanno superato quota 373.000 unità, registrando una crescita superiore al 10% rispetto all'anno precedente. Un successo commerciale che testimonia come le due ruote motorizzate rappresentino ormai una soluzione consolidata per la mobilità urbana. Nei capoluoghi italiani circolano in media 14,54 motocicli ogni 100 abitanti, un dato in costante ascesa dal 2015. Eppure, di fronte a questa crescita inarrestabile, le amministrazioni comunali sembrano voltarsi dall'altra parte: il 58,6% dei comuni interpellati non considera la sicurezza dei motociclisti una priorità nelle proprie politiche. Un paradosso inaccettabile, soprattutto alla luce dell'aumento del 10% della mortalità tra gli utenti delle due ruote a motore registrato nell'ultimo anno.
"Il Report 2025 evidenzia nuovamente come la mobilità su due ruote sia una risorsa strategica sociale, industriale e ambientale", ha dichiarato Mariano Roman, presidente di ANCMA. "Pur aumentando l'attenzione delle amministrazioni locali, persiste un impegno ancora insufficiente rispetto alle esigenze di cittadini e del mercato. Senza un cambio di passo la mobilità alternativa alle quattro ruote non sarà mai davvero sicura e inclusiva, come nel resto d'Europa".
Se la sicurezza preoccupa, la situazione dei parcheggi dedicati alle moto non è da meno. Lo studio rivela che 40 comuni hanno meno di 5 stalli ogni 1.000 abitanti, una dotazione ridicola rispetto al parco circolante. La distribuzione è inoltre estremamente disomogenea: città come Firenze e Aosta offrono standard elevati, mentre molte altre realtà – soprattutto al Sud – restano drammaticamente sottodotate. Un gap infrastrutturale che si riflette nella quotidianità di centinaia di migliaia di motociclisti italiani, costretti a cercare parcheggio in condizioni spesso inadeguate o pericolose.
Sul fronte dell'accessibilità alle Zone a Traffico Limitato emergono dati contrastanti. Da un lato cresce la percentuale di comuni che consentono il libero accesso di ciclomotori e moto alle ZTL: dal 41% del 2015 si è passati al 54,1% nel 2024. Un riconoscimento implicito del ruolo delle due ruote nella mobilità urbana sostenibile. Dall'altro, aumenta il numero di amministrazioni che bloccano l'ingresso alle motorizzazioni più obsolete e inquinanti, una scelta condivisibile nell'ottica di ridurre le emissioni ma che richiede politiche di accompagnamento e incentivi alla sostituzione dei veicoli più vecchi.
Segnali positivi arrivano a sorpresa dall'elettrico: il 61% delle città dispone ormai di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, rispetto al 42% del 2015, nonostante un mercato delle moto elettriche ancora debole e in fase di consolidamento.
Le città del Nord guidano la classifica per dotazione infrastrutturale, accessibilità e servizi, mentre quelle del Mezzogiorno faticano a tenere il passo. Reggio Emilia, Cosenza e Cremona si distinguono per la dotazione ciclabile, ma sono eccezioni in un panorama ancora troppo frammentato. Un gap che rischia di trasformarsi in un'ulteriore forma di disuguaglianza nella qualità della vita urbana.
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha sottolineato la necessità di un cambio di rotta radicale: "I dati mostrano segnali incoraggianti sul fronte delle due ruote, con un percorso avviato ma in maniera ancora troppo timida per rispondere alla sfida climatica. Per invertire la rotta servono politiche più coraggiose e strutturali: investimenti in infrastrutture ciclabili diffuse, rafforzamento del trasporto pubblico locale, incentivi stabili per la mobilità condivisa e misure efficaci di disincentivo all'uso dell'auto privata".
Il rapporto Focus2R 2025 restituisce l'immagine di un Paese che sta cambiando nelle abitudini di mobilità – con immatricolazioni in crescita e una presenza sempre più massiccia di due ruote nelle città – ma dove le istituzioni faticano a stare al passo. La sfida è chiara: trasformare un fenomeno già in atto in un'opportunità strutturale per rendere le città più vivibili e sicure. Ma senza investimenti adeguati in infrastrutture, senza politiche serie sulla sicurezza e senza colmare il divario territoriale, il rischio è che questa occasione vada sprecata. E che l'Italia continui a inseguire l'Europa, invece di essere protagonista di una mobilità moderna.