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Yanbu, Arabia Saudita, 4 Gennaio 2026. Piccolo aggiornamento iniziale di base. Tutti gli italiani sono al bivacco. Distribuiti lungo il serpentone della “carovana multicolore”, i nostri hanno digerito la prima vera tappa, con i suoi 500 chilometri, alla grande. C’è molta, opportuna pazienza in loro, mi pare, nessuno si è fatto prendere dal panico o da un travaso di adrenalina. È così che si fa, avanti! Paolo Lucci è il migliore dei nostri, ma nel contesto iniziale è quasi perfettamente affiancato da Tommaso Montanari. Laia Sanz e Maurizio Gerini hanno bucato “una sola volta" e prendono le misure con la nuova Ebro, i fratelli Totani sono perfettamente a loro agio, con la Dakar e con il potente buggy MD Optimus. E veniamo al tema di fondo.
Una volta c’erano i “portatori d’acqua”, i “mochileros” come dicono gli spagnoli, i “porteur d’eau” dei francesi. Erano i gregari, con quel compito, reclutati e pagati per quello, correvano alle spalle dei big, erano al loro servizio e non si potevano “allargare”. Benzina, un pneumatico, il motore… la moto in taluni, segreti casi, se proprio non si poteva fare altrimenti e sperando di farla franca. Oggi la figura tattica è molto cambiata. In modo diverso a seconda che si tratti di Moto e di Auto. Ridimensionata, in ogni caso, e limitata perlopiù alla strategia di squadra, degli ordini di partenza, del tirare la volata o guardare le spalle mettendo in mezzo a disturbare l’avversario inseguitore del “capitano”.
Ecco come si delineano le linee d’attacco delle maggiori formazioni Moto e Auto. Tra le prime l’esempio è chiarissimo, sotto gli occhi di tutti. La battaglia per il primato delle Moto è circoscritta al confronto diretto tra KTM e Honda. Hero è il terzo incomodo, sì, "pericoloso". KTM e Honda hanno formazioni diverse, più compatta l’austriaca, ma puntano entrambe su un binomio. Sanders e Canet per KTM, Brabec e Schareina per Honda. L’uomo d’esperienza, già Campione della Dakar, e il Pilota emergente, giovane, aggressivo, velocissimo. Il giovane non è più “portatore d’acqua” in senso stretto, bensì un alleato forte, cosicché la squadra possa sommare strategicamente la forza di entrambi per centrare l’obiettivo della Marca. Che, parliamoci chiaro, è quella che paga e che quindi ha il diritto di “prelazione” sulla vittoria finale. Gli altri Piloti delle due squadre, al momento, sono vere e proprie "riserve", tuttavia pronte a entrare in campo in caso di necessità. Le prime mosse di questa Dakar confermano la tendenza tattica, ma con una piccola differenza tra KTM e Honda. Mettendosi davanti a Sanders nella prima tappa, Canet ha dimostrato che KTM ha già messo le cose in chiaro e punta sulla conferma di Sanders, questa volta con il supporto aperto di Canet (che avrà altre occasioni, è giovane). Brabec, invece, ha conquistato il terzo posto mettendo Schareina alla sue spalle, il che vuol dire che al momento Honda non ha ancora capito su quale cavallo puntare e aspetta dai suoi due il nitrito di autorità e le orecchie basse di sottomissione dell’uno o dell’altro.
Tra gli Equipaggi auto la situazione è ben più aperta. Lo dimostra il fatto che Yazeed Al Rajhi, il Campione in carica, non corre per Toyota ma per sé, squisitamente per il suo team e per sé stesso senza alcun vincolo. Può permetterselo ampiamente. Economicamente e, dopo la vittoria del 2025, anche sportivamente. Quindi sarà aiutato alla bisogna se “irrimediabilmente” vincente, ma altrimenti la Dakar è affar suo. Dacia, Toyota e Ford, i tre marchi su cui si concentrano la maggior parte delle puntate, hanno allestito, sempre senza badare a spese, delle strutture importanti per un obiettivo non negoziabile. Tutte e tre hanno sviluppato una macchina senza compromessi. Poi, Dacia ha adottato la “strategia” del Dream Team, spazzolando la piazza del mercato e arruolando 4 Equipaggi di Assi, Ford M-Sport allestendo un’armata di prototipi, Toyota schierando addirittura due Squadre sotto la stessa bandiera del Marchio. Tutte e tre, poi, e questo è un altro dato interessante, si sono rivolte a un “sub-costruttore” di esperienza specifica. Nell’ordine ProDrive, M-Sport, Overdrive e Toyota SA. Ma questo è normale, non è che puoi fare la macchina da corsa della Dakar a Mirafiori o a Detroit.
Dal punto di vista della strategia generale alle prime battute, la situazione è chiara. Lo spiega benissimo Sébastien Loeb quando dice che sulla linea di partenza non avrà tre portatori d’acqua, e che se le cose non dovessero andare come si augura (e come pensiamo noi) potrebbe diventarlo lui, il portatore d’acqua di un compagno. Aspettiamo di vedere per prima cosa quel che emerge dalla nebulosa delle prime fasi della corsa, dopodiché solo allora Dacia, Ford e Toyota inizieranno a polarizzare la loro attenzione sull’Equipaggio secondo loro in grado di portare a casa il risultato. Che non è un podio o, peggio, un piazzamento onorevole!
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