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Yanbu, Arabia Saudita, 4 Gennaio 2026. La lunga battaglia della 48m Dakar è scatenata. È il caso di dirlo. I tempi dei margini abissali è finito, ora si corre costantemente sul filo dei secondi e lungo il confine del limite di velocità, imposto per regolamento. 170 km/h per le Auto, 160 per le Moto, 140 per i Camion. Non si attende più, né avversari né occasioni. L’imperativo è divorare la pista davanti alle ruote nel più breve tempo possibile. E allo stesso tempo vivere l’incubo costante di un errore, anche piccolissimo, che può mandare tutto all’aria. Mai come oggi la vecchia definizione di “Gran Premio del Deserto”, un tempo dedicata ai duecento all’ora delle astronavi di allora, calza così bene alla Dakar. E sapete cosa vuol dire tutto questo? Che non è più nei voli a manetta sulle distese infinite del Deserto che si creano le differenze, bensì in quei tratti dove le velocità medie sono inferiori al limite: pietraie, navigazione difficile, dune e oceani di sabbia “mossa”. E vuol dire che i Campioni della Dakar tendono ancor di più e quasi esasperatamente alla perfezione tecnica, tattica, del controllo emotivo. Al limite.
Sono Campioni diversi, quelli di oggi, anche se talvolta sono gli stessi del (recente, beninteso) passato, come nel caso delle Auto. Carlos Sainz, Nasser Al Attiyah, lo stesso Sébastien Loeb. Nelle Moto no, il turnover ha accorciato le sue frequenze. Peterhansel è stato praticamente imbattibile per dieci anni, e così Marc Coma e Despres che si sono divisi dieci successi consecutivi, i cicli dei Toby Price o e dei Sam Sunderland si sono quasi dimezzati, oggi emergono figure nuove e differenti, Sanders e Canet, Brabec e Schareina. Intelligenza di corsa alla base, ma grandissime tecnica e velocità, e fulminea prontezza di riflessi. Ed eccoli là, i protagonisti dell’edizione in corso.
Entriamo in argomento dalla porta principale. Moto. Sembrava essere la volta di Ross Branch, il pilota del Botswana che corre per Hero Motorsport e che è stato Campione del Mondo Rally-Raid 2024. Favorito dall’ordine di partenza e dall’indole, è un attaccante puro, la “Ferrari del Kalahari” ha messo giù ed è volato più veloce di tutti. Troppo veloce, tuttavia, al punto da sforare il limite un una zona a velocità controllata e vedersi implacabilmente penalizzato. 6 minuti, vittoria di tappa annullata e caduta al settimo posto. Salgono di nuovo in cattedra, così, Edgar Canet e Daniel Sanders, KTM, davanti a Ricky Brabec e Tosha Schareina, Honda. I margini restano “ragionevoli”, le medie e i ritmi altissimi. Edgar Canet ieri aveva vinto per la prima volta, Pilota più giovane della storia, oggi è alla prima doppietta, non meno “storica”. Ha battuto e messo in fila i più recenti vincitori della Dakar.
Le Hero seguono a ruota, il gran lavoro di Ignacio “Nacho” Cornejo, che ha aperto la pista per il compagno di squadra, si è rivelato eccellente ma inutile, le retrovie di questo avvio di Dakar, Adrien Van Beveren, Luciano Benavides, Skyler Howes non si definiscono nel ruolo tattico, o forse semplicemente non riescono a tenere il passo di quei diavoli là davanti.
Sui 518 chilometri della prima Tappa, con 305 di prova speciale, tra le Auto è ancora chiara la presenza” dei “senatori” o perlomeno, viene da dire, di quei piloti di provata “esperienza”. I protagonisti assoluti sono ancora e sempre loro. Carlo Sainz, 4 vittorie, Nasser Al Attiyah, cinque, Nani Roma, due, Sébastien Loeb… cinque podi. L’attenzione della contesa, tuttavia, sembrerebbe al momento essersi concentrata più sul rendimento dei Marchi che su quello delle individualità. C’è da capire prima di tutto chi tra Dacia, Ford, Toyota ma anche Mini, ha fatto il lavoro globalmente migliore, quello in grado di offrire ai giocatori la palla migliore. Per questo stupisce un poco la vittoria di Guillaume De Mevius, che ha portato all’attenzione dell’eccellenza la Mini di Sven Quandt, il manager tedesco che aveva “prestato” l’opera di X-Raid alla campagna vittoriosa delle Audi. De Mevius è alla quinta Dakar e corre con il super esperto navigatore Mathieu Baumel. Il 32enne belga non ha un curriculum “spaventoso” ma ha messo da subito in mostra una certa propensione all’eccellenza. Con questa vittoria e prima leadership, il belga si pone all’attenzione inserendosi tra i “papabili”.
De Mevius, Mini, Nasser Al Attiyah, Dacia, Martin Prokop, Ford. Ecco il podio del primo giorno. Ekstrom, il vincitore del Prologo, è quarto, Sainz e Roma 6° e 8°, Loeb decimo.
Ed ecco anche i primi indizi tecnici, basati sulla classifica espressa dalla prima tappa delle Auto, s’intende, e dunque su un tipo di terreno, veloce e duro, che non è certamente tutta la Dakar. Cinque Ford nei primi dieci, due Dacia “disomogenee”, Al Attiyah secondo e Loeb decimo, una Mini inaspettatamente e “spudoratamente” prima. E le Toyota? Sembrerebbero globalmente in ritardo, indietro, alcune di quelle più attese già in vistoso ritardo. Ma poi, in fondo, in buona parte la prima classifica della 48ma Dakar Arabia Saudita potrebbe essere semplicemente frutto di piccole sfortune e grandi mosse tattiche, e s no che ci stiamo a fare nel Deserto per due settimane?
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