Dakar 2026. Start Camp, ultimo giorno di pace, dal 3 è Guerra! [VIDEO]

Sapete quanto dura l’attesa di una Dakar? Più o meno un anno. Mai meno, semmai di più per multipli di anno. Ma c’è sempre giorno in cui l’attesa è finita e, come per magia, si è davvero dentro. Quel giorno è l’ultimo al bivacco prima del primo via
2 gennaio 2026

Yanbu, Arabia Saudita, 2 Gennaio 2026. Il cambio dell’anno, di clima, di Paese, di attitudine. Giorni di attesa, sostanzialmente. Giorni di Yanbu, lo Start Camp delle 48ma Dakar Arabia Saudita 2026. Ultimi preparativi, ultimi test, ultime verifiche della burocrazia del Rally: amministrative, tecniche. Sono giorni di una tensione particolare. Non se ne può più di aspettare, la pressione continua a salire, molto spesso subdola, non riconosciuta. Sembrano tutti tranquilli ma molti son già carichi, pronti ad esplodere. A volte troppo carichi, è la prima trappola della Dakar. In programma per il 3 Gennaio i primi chilometri, quella ventina del Prologo. Niente di più, niente di che si direbbe. Ma non è così, è il momento in cui bisogna tenere salde le briglie dell’emotività, controllare il rilascio dell’adrenalina. Se ne son visti di tutti i colori, al Prologo. Attenzione, dunque.

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Intanto l’anno, o quasi, di preparazione se n’è andato, e questo è un dato di fatto e un bene. Piloti, Navigatori, ma anche Assistenti, sono stati ammessi, braccialetto elettronico (di tipo sportivo, si intende) al polso. E così i mezzi, Moto, Auto, Camion, tutti verificati. Se non è il momento della strategia, poco ci manca. Vale la pena di pianificare subito, di imparare a farlo sistematicamente, da subito. Non si possono affrontare due settimane e 8.000 chilometri di Dakar nel segno dell’improvvisazione o anche solo un pelo fatalisti. Sarebbe un crimine e verrebbe immancabilmente punito senza pietà.

Al via oltre 800 concorrenti (i numeri esatti usciranno dall’ufficialità post verifiche), per 120 Moto, 160 Auto, SSV e Stock (nuova categoria, ci corre Stephane Peterhansel, le Roi Dakar), 45 Camion. Poi 100 Dakar Classic, e una decina di Mission 1000. Una bella formazione, eh!? L’atmosfera di Yanbu, dell’immenso bivacco-città di partenza del Rally, è stata piuttosto, almeno apparentemente, rilassata. È che bisogna darsi una calmata, di default, altrimenti c’è da impazzire.

Dietro l’angolo c’è sempre il piccolo imprevisto per un grande brivido. Un razzo di segnalazione scaduto, il trip che non da segnali di vita (filo elettrico staccato), il libretto di circolazione o la licenza caduti in mezzo alla polvere e subito ritrovati, pura fortuna invece che puro dramma, il telefonino appoggiato non ricordo dove nei 30 ettari del bivacco o sul cofano di quella macchina partita a far benzina. Poi, come per magia, tutto va a posto. Dopo la marea di briefing e di raccomandazioni, di ultime regole che non si capiscono (per esempio gli equipaggi auto non potranno usare occhiali da sole (ma su questo si sta ancora ragionando)) o fermarsi per un caffè alle aree di servizio durante i trasferimenti (vai te a domandare perché, io ci andrei con il lanciafiamme), finalmente si è pronti a partire. Era ora, non se ne poteva più!

Beh, questa era l'ultima passeggiata al bivacco prima di incrociare i ferri. In bocca al lupo a tutti, e che vinca… no, anzi, che tutti arrivino al traguardo, sempre qui, a Yanbu tra due settimane!

© Immagini. ASO Media, Red Bull Content Pool, DPPI, RallyZone, Ford, ItalTrans Media, Ford Performance, Dacia Media, Prodrive, Honda Monster, Fantic, KTM, Hero