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Wadi Ad-Dawasir, Arabia Saudita. Il tempo corre e noi corriamo nel tempo. Qualcuno si ferma, sparisce all’orizzonte, non c’è più. Ma resta con noi per sempre. L’11 gennaio 2005 Fabrizio Meoni, due volte vincitore della Dakar, nel 2001 e 2002, vola via in un incidente fatale durante la Atar-Kiffa di quell’anno. Fabrizio resta nel cuore. Di chi l’ha conosciuto, immaginato, e di tutti quelli che amano questo sport e l’avventura, a volte rischiosa, a volte troppo, che porta con sé.
11 Gennaio 2026. La Dakar Arabia Saudita 2026 ha ripreso il suo cammino. Dopo la giornata di riposo a Riyadh, in programma una settimana piena, sette tappe, una Marathon Rifugio, la speciale più lunga, 481, e la più corta, 105 chilometri, poi l’epilogo di Yanbu. Rivediamoci il contributo di Gerini dal bivacco-città della giornata di riposo.
Moto. Scena 2 atto primo. 7a tappa. 459 KM di speciale, solo una sessantina di sabbia e dune (anche “tagliate”) su un tracciato sostanzialmente molto veloce (e con nuovi sassi). È il duello tra Daniel Sanders, KTM, detentore, e Ricky Brabec, Honda, sfidante. Alla partenza di Riyadh sono separati da 45 secondi appena. Sanders parte alle spalle di Brabec e Schareina. I due “rossi” aprono la pista, a Luciano Benavides, partito dietro, i migliori parziali. Col senno di poi, ecco la constatazione che Jordi è più avanti di noi, direi di tutti. Imposta per i Piloti KTM una strategia micidiale e lancia sia Benavides, che è calato perfettamente nel ruolo ed è una (velocissima) garanzia, che Canet, che invece aveva dichiarato di voler far solo chilometri, esperienza e allenamento, all’assalto della tappa.
Sanders fa la sua parte attiva inseguendo Brabec e Schareina, ma sono proprio questi due a cedere per primi attorno al 100° KM quando Brabec lascia più di un minuto in pista. È così che a un terzo dalla fine Sanders riaggancia il Freccia Rossa, lo stacca e inizia a recuperare anche bonus apripista. Al traguardo avrà inflitto a Brabec altri tre minuti e mezzo, portando a quattro e mezzo il margine. Non è finita, Benavides vince speciale e tappa, Canet, partito 15°, divora la speciale e conclude al secondo posto! Non è solo doppietta KTM, è un Sanders che partirà dalla quarta posizione nell’ottava tappa, con due apripista eccezionali a garantirgli appoggio e opportunità. È uno sviluppo sensazionale della Gara, più o meno quello che ci aspettavamo dalla 5a tappa se Sanders non fosse rimasto intrappolato nella penalità di 6 minuti. Adesso Brabec, già colpito nel morale, dovrà guardarsi anche da Benavides, che gli soffia sul collo a 15 secondi. È vero, Brabec e Schareina partiranno molto indietro, ma intanto l’asset Sanders con Benavides e Canet apripista è perfetto.
Auto. C’è subito un aggiornamento. Joan “Nani” Roma, uno dei tre Piloti della storia ad aver vinto in Moto e in Auto, ha vinto la... quinta speciale. Inizialmente retrocesso di un minuto e 10 secondi per un supposto eccesso di velocità, il catalano ha visto restituirsi il tempo della sanzione e, conseguentemente, anche la vittoria che aveva conquistato sul campo. Un guasto dei GPS. Congratulazioni. Questo significa anche che, in sei tappe, la Dakar avuto sei vincitori diversi, (e quattro leader). Se non è una gara aperta questa…
Nel vivo. Fino all’ultimo è sembrato che una tappa configurata come di transizione, fosse, invece, quella della svolta. Costretto ad aprire senza la sua palestra di dune, Al Attiyah era in difficoltà e cedeva terreno. Ad approfittarne, guarda caso, Henk Lategan nel suo “ambiente” preferito, tappa veloce e guidata, poca navigazione e a vista. Non è andata così. Ormai in vista del traguardo, Lategan ha esagerato, ha danneggiato l’Hilux #202 e, dopo aver accumulato un vantaggio dell’ordine degli otto minuti e mezzo, si è ritrovato a pagare. Nasser è ancora lì che non ci crede, Lategan ha regalato la speciale, “quasi” vinta, a Mattias Ekstrom, che diventa così il primo autore di una doppietta in questa edizione, e la restituito la leadership (che aveva virtualmente conquistato) a Al Attiyah. Il tedesco sale al secondo posto, il sudafricano scende al quarto, in mezzo un grande Nani Roma.
Su Al Attiyah, undicesimo in Speciale, guadagnano un po’ tutti, seppure poco, e così la classifica generale, già criptica dopo il macroscopico rimpasto generale della prima parte del Rally, tende a diventare microscopicamente indecifrabile.
Al Attiyah, Dacia, Ekstrom, Ford, Roma, Ford, Lategan, Toyota, Sainz, Ford, nell’ordine, ma i primi cinque sono in un fazzoletto di dieci minuti tra il primo e il quinto, i primi due di meno di cinque. Tutto da rifare. O ancora da fare, in effetti.
Buona la giornata di Joao Ferreira e di Toby Price, Toyota, secondo e quarto in Speciale, e molto buona quella di Sébastien Loeb, nei limiti del possibile. Il fuoriclasse francese, sesto, infatti, recupera più di tutti, due minuti, e si porta a 15 clessidre dal compagno di Squadra e rivale.
Stabile nei 20 Laia Sanz con Maurizo Gerini sull’Ebro-novità che si dimostra competitivo e affidabile, e in vista del traguardo Silvio e Tito Totani con l’MD Optimus che, vai a sapere perché, hanno chiamato MonnaLisa. Tra i Motociclisti, miglior tempo (frustrante ora che è in Dakar “Experience”) per Paolo Lucci, Honda, e a ruota Tommaso Montanari, KTM. E ora tocca alla speciale più lunga del Rally, molto temuta nella previsione non solo per la sua lunghezza, l'"Anello" di Wadi Ad-Dawasir. La Dakar 2026 aumenta la pressione nelle caldaie.
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