Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Al Ula, Arabia Saudita, 6 Gennaio 2026. Ferme le assistenze, una mezza giornata di Befana se la meritano. Non così i concorrenti della 48ma Dakar Arabia Saudita, cui comunichiamo - non se ne fossero accorti – che sono entrati nel vivo della prima fase cruciale del Rally-Raid per definizione. L’escalation della fase che chiameremo “Al Ula”, poiché si va e si rientra allo stesso bivacco, comprende oggi una lunga speciale, tanto per cambiare ben più di 400 chilometri, trasferimenti per un totale di altri 300, e il cocktail “regionale” a base di sabbia e sassi. Tanto per entrare, e restare, nel clima di una Dakar quanto meno “tonica”, insomma. Cruciale vuol dire che non è solo l’impegno fisico, per gli uomini, e meccanico, per i mezzi e talvolta anche per i Piloti, ma a questi si aggiunge lo stress delicatissimo delle strategie di corsa, sottoposte a verifiche e adattamenti continui.
Terza tappa. Moto. È il giorno del primo rovesciamento di fronte. È giorno Honda, Tosha Schareina a quasi cento all’ora di media davanti a Ricky Brabec. Affermazione perentoria, decisamente, nonostante l’eroica tenuta di Sanders che ha “aperto” per tutta la mattina la Speciale. Il “tandem” Honda ha esercitato sin dalla partenza una pressione fortissima sui fuggiaschi, prima andando a prendere Edgar Canet e quindi infilandosi nella polvere di Daniel Sanders. Nonostante la vittoria di Schareina, Brabec meglio di Tosha. L’americano deve aver un piano tattico preciso, lo spagnolo in questa fase entra nel ruolo, certamente non definitivo, del gregario. È possibile, quindi, che il piano Honda non preveda ancora una scala di priorità tra i Piloti, il che porta un piccolo vantaggio al “duo” KTM. Una volta fattosi riprendere, infatti, Canet ha cercato di “trattenere” gli avversari. Inutilmente perché ci vuol ben altro per “gabbare” un due volte Campione della Dakar.
L’altro aspetto importante dello sviluppo della terza tappa è che Brabec e Schareina scavalcano Canet e avvicinano Sanders nella generale. L’australiano di KTM conserva la leadership con un margine di un minuto circa su Brabec e Schareina, mentre Canet scade al quarto posto ben più indietro. Anche questo, tuttavia, credo fosse nei piani. Non si deve dimenticare, infatti, che siamo alla vigilia della prima delle due Tappe Marathon, quest’anno denominate “Refuge”, un po’ più complicate ma senza arrivare al parossismo della “vecchia” 48H Chrono. Dopo il ritiro fulmine delle due Sherco di Noah e Santolino, la terza tappa costa la resa di Tobias Ebster, nipoote di Heinz Kinigadner impegnato con la Hero nella Rally2, Frattura di una mano, e di Stefan Svitko, il fortissimo "privatone" slovacco che era andato a podio nel 2016. Frattura delle clavicola.
Terza Tappa. Auto. Gara quanto mai aperta e indecifrabile. È il bello di una contesa allargata ad un gran numero di opzioni – e di Equipaggi – che poi era l’esatta previsione di Carlos Sainz alla vigilia. Piccolo rovesciamento di fronte anche in questo caso. Tornano al centro del palcoscenico le Ford M-Sport. Vince Mitch Guthrie e secondo è Martin Prokop. Doppietta, anche se non composta dai favoriti (che è un buon segno per l’efficienza del sistema Team-Macchina). Roma è sesto alle spalle du Guy Botterill, Toyota, e delle due Dacia di Cristina Gutierrez e Lucas Moraes e davanti al compagno di Squadra Sainz. Mattias Ekstrom è stato virtualmente in testa per circa metà della tappa, poi ha ceduto nella parte finale ma, nono a sette minuti da Guthrie e subito davanti ai Raptor di Denis Krotov e Alexandre Dumas.
Distacchi di una certa importanza per i favoriti e i battistrada della prima ora. Quintero perde leadership e tre quarti d’ora, rimasto senza gomme, Al Attiyah, Dacia, e Lategan, Toyota, una ventina, cosicché viene definitivamente meno il “sospetto” che i big avessero giocato tatticamente in vista della doppia Marathon del 7 e 8 gennaio. Semplicemente, “c’est le Dakar!”. Non è un bella giornata neanche per De Mevius e Loeb, attardati da forature e “standstill”, doppio per il fuoriclasse francese nell'ecatombe delle gomme, costretto a fare 300 chilometri senza scorte. La classifica generale, così, risente pesantemente del risultato della tappa. Guthrie e Prokop, Ford, in testa separati da due minuti e mezzo, al terzo posto si inserisce il sudafricano Guy Botterill, Toyota, quarta e quinta le Sandriders gemelle del redivivo Campione del Mondo Rally-Raid, Lucas Moraes, e di Cristina Gutierrez. Insomma, più che un rovesciamento di fronte, la terza tappa provoca un grande rimpasto. Pochi sorrisi e molte facce truci, io direi a buona ragione, stasera al bivacco.
Semplicemente fantastica la gara dell’Equipaggio “cataliano” Laia Sanz-Maurizio Gerini con la debuttante Ebro. Prudenza e attenzione alla nuova macchina, l’aveva detto “Gerry” interpretando l’avvio concentrato di Laia. Ecco che arriva il risultato, 13mi assoluti nonostante una foratura, che contestualizzato alla novità della Macchina e alla “stranezza” della Tappa, è davvero eccellente. Ma ci sono anche gli altri italiani, a… tribolare. Tutti all’arrivo i motociclisti, Lucci e Montanari i migliori tra le Moto, Mattia Riva ulimo ma "sano e salvo"!. Serata difficile per Rebecca Busi, ieri, cinque ore al buio per raggiungere il bivacco dopo un guasto al Fenec X-Raid, ma ancora in pista, così come i fratelli Silvio e Tito Totani, MD Optimus.
Si entra nella Marathon. Due giorni senza assistenza intermedia, solo aiuto tra concorrenti, bivacco isolato per Moto e Auto, un altro migliaio di chilometri. A Hail, tra due giorni, certamente le idee saranno un po’ più chiare, per tutti anche se ancora provvisoriamente. Il crescendo Dakar 2026 continua.
© Immagini. ASO Media, Red Bull Content Pool, DPPI, RallyZone, Ford, ItalTrans Media, Ford Performance, Dacia Sandriders Media, Prodrive, Honda Monster, Fantic, KTM, Hero, Cristiano Barni