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Al Ula, Arabia Saudita, 7 Gennaio 2026. Tutto quel che diremo qui resti fra di noi, deve essere preso con il beneficio dell’inventario. Trattiamo del giorno della prima metà della Tappa Marathon, e solo la sua conclusione, in quello successivo, potrà fornire un dato sostanziale. Al netto degli eventuali colpi di scena, naturalmente. La Marathon, due tappe successive senza assistenza al bivacco intermedio, quest’anno si chiama Marathon Rifugio. La differenza è solo nel tipo di bivacco, veramente spartano. La sostanza resta immutata, e a rendere il doppio impegno più o meno difficile intervengono due fattori primordiali: la natura dei terreni scelti dai tracciatori, e dal modo di affrontarli da parte dei Piloti. Quest’anno, appare sempre più chiaro, la Dakar si gioca sulla lunghezza delle tappe e sulla variabilità delle difficoltà, veri e propri cocktail di “perversione”. La tenuta, fisica, mentale e meccanica, diventa formula di antidoto al morso della prova più dura del mondo. In un contesto del genere le strategie diventano lame necessariamente affilatissime.
La gara delle Moto. Sostanzialmente. Lo squadrone Honda era obbligato ad andare all’attacco. E l’ha fatto. All grande! La formazione KTM a difendersi. E c’è riuscita. I “giapponesi” non avevano alternative, pena perdere il contatto, gli “austriaci” potevano permetterselo (nei limiti della decenza, naturalmente). Honda ha rischiato, e gli è andata bene, KTM ha limitato i danni e rimandato la discussione, e quindi il verdetto, al finale del doppio impegno. Schareina ha aperto la pista, Brabec lo ha raggiunto solo al rifornimento. Morale: tre Honda al vertice all’arrivo al bivacco-in-mezzo-al-nulla, Tosha Schareina è il vincitore, davanti a Ricky Brabec e Skyler Howes, e il nuovo leader della corsa. Schareina, inoltre, oggi ha dimostrato una cosa: è in grado di aprire la pista e di vincere, una prerogativa che era solo del Sanders vincitore nel 2025. Resta un dubbio. Dopo quattro frazioni Schareina e Brabec sono perfettamente appaiati in testa alla classifica generale, lo spagnolo è registrato al comando solo perché ha vinto la tappa. Stesso tempo al secondo, 16 ore, 45 minuti, 40 secondi. Non può esserci un capitano, non può esserci un gregario. La decisione verrà da sé più avanti. Ora la faccenda più delicata è continuare a collaborare in perfetta efficienza in funzione del risultato di Squadra. Non è facile, ma specialmente alla Dakar è cruciale!
Daniel Sanders ha limitato i danni. I tre di KTM hanno corso su un certo livello di prudenza e evitato così di rischiare, cosa che non ha potuto fare Honda, e si presentano alla resa dei conti della Marathon con un piccolo, ma non insignificante, vantaggio di posizione. Sanders ha chiuso la prima frazione al quarto posto, dietro alla “Ferrari del Kalahari” Ross Branch, Hero, (che merita un considerazione a parte), e quindi avrà tutto l’agio e il favore della pista per risalire sugli apripista Honda. Che, d’altra parte, sono in tre e si può giurare che voleranno come nell’inseguimento al velodromo, e questo è il loro margine di vantaggio. Certo, Sanders è Sanders… nella Generale Schereina, Brabec e Sanders sono oggi in meno di un minuto e mezzo, Canet, quarto, e Benavides, quinto, stanno scadendo, e Ross Branch, rieccolo, non avesse dovuto la penalità del primo giorno, sei minuti, probabilmente oggi starebbe provando ad asfaltare tutti quanti. Ma, C’Est Le Dakar!” Paolo Lucci, Honda RS Moto, e Tommaso Montanari, Solarys, rispettivamente 15° e 24° di (mezza) Tappa, si stanno giocando molto onorevolmente nell’assoluta il posto di miglior italiano in gara.
Le Auto. Henk Lategan veloce da non credere. Si vede che il difficile avvio di Dakar gli ha fatto pensare di essere a credito di fortuna. Il sudafricano di Toyota ha sfruttato pienamente la posizione di partenza e ha dato fondo alle sue risorse, che sono fuori discussione sin dalla sua prima apparizione, nel 2021. L’Hilux va bene, evidentemente, e la scommessa contro le forature, oggi, è stata vinta. Insomma, dal suo punto di vista, per uscire dal mucchio bisogna osare. Nella gara delle auto va di moda una regola nuova: vinci la tappa vai al comando. Ieri Guthrie, Ford, oggi Lategan, Toyota, vittoria e leadership. Al Attiyah, Dacia, secondo a sette minuti, scende di una posizione ma si conferma uomo da battere.
Fuori da ogni logica da “tempi moderni”, il fatto che un Lategan o un Al Attiyah abbiamo fatto un balzo in avanti di dieci posizioni, che un Sainz si prenda quasi mezz’ora e.. salga al quarto posto, alle spalle di un Ekstrom che sembra essere tra i pochi ad aver fatto tesoro degli insegnamenti del… terreno. Insomma, ieri preoccupati, oggi, forse, increduli e felici, ma mai certi. D’altri tempi anche i distacchi che vanno e vengono. Le mezzore ballano in un senso e nell’altro in un contesto di incredulità che stravolge ogni giorno la classifica. Un tempo era la navigazione, oggi, al momento, sono le gomme. Troppe forature. Di questo passo i primi quindici sono ancora in grado di vincere la corsa, ed essere oggi decimi è come essere a podio domani.
Concretamente, e senza pensare che anche la seconda parte della Marathon presenterà il suo conto di rocce acuminate, i numeri in relazione con l’esperienza. Lategan è maturo per una leadership, diciamo, prolungata. Al Attiyah è tutt’altro che in fase calante e resta in corsa per il suo sesto Titolo. Ekstrom e Sainz, accomunati da una Ford sorprendentemente competitiva, possono aspirare ad una “promozione” e a una ennesima conferma, rispettivamente. Sébastien Loeb sta lavorando al bersaglio grosso, e resta il nodo di efficienza più importante da sciogliere. Il fatto che abbia al suo fianco il Navigatore Campione del Mondo, Edouard Booulanger, aiuta a capire. Oggi sono fuori gioco Quintero e Botterill, fiammate sfortunate, Al Rajhi, ritirato alla benzina, che non potrà difendere il Titolo 2025, Dumas, De Mevius. Sensazionali, invece, Laia Sanz e Maurizio Gerini, con la debuttante Ebro, 14mi di tappa e 18mi assoluti, e i fratellini Silvio e Tito Totani, alla prima esperienza veramente Racing con l’MD Optimus, 36mi.
Bivacco silenzioso. Non ci son assistenti, niente generatori. Una tendina, il sacco a pelo, la razione alimentare di emergenza di tipo militare, il fuoco in mezzo al campo. Entrano in scena i “gregari”. Vai a sapere chi trasferirà una gomma, una leva o un ricambio dalla sua moto o dell'auto a quella del “capitano”. 417 chilometri di Speciale per le moto, 451 per le Auto e i Camion, oggi, 357 e 372 chilometri, rispettivamente, per la seconda parte della prima Marathon Rifugio dell’edizione 2026, per raggiungere Ha’Il. Le Assistenze riposano a Al Ula, aspettano l’alba per ripartire alla volta di HaìIl. Ancora varietà di terreni nel menù del giorno, poche o punte dune, ancora molti tratti disseminati di sassi. Sono loro, soprattutto nella Gara delle Auto, che stano facendo la differenza.
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