Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Al Ula, Arabia Saudita, 8 Gennaio 2026. Di nuovo su piste diverse. Le moto su una traccia, le auto su un’altra. È sempre una buona idea, quando praticabile, perché non ci sono interferenze pericolose, e poi perché ciascuna categoria si sobbarca il fardello della navigazione, perdio! È troppo comodo per le auto avere la strada segnata dai solitari motociclisti, per poi pretendere che si levino di mezzo strombazzando di clacson e Sentinel. Ma non è questo il tema principale della 5a tappa della Dakar Arabia Saudita, e tanto meno dell’intera Marathon Rifugio che metteva insieme 4a e 5a in un sol boccone di 1.000 chilometri. La verità è che, come dice Fernando (e non solo) la Dakar numero 48 entra nel vivo solo adesso, dopo aver seminato il panico e l’incredulità per 5 giorni.
Qualcuno ha visto una duna? No, non ancora. Dunque questa è solo una faccia della Dakar, e non è certo la più carina. Disseminando di sassi la “tela” dei primi giorni di gara, gli organizzatori hanno creato un clima di ruota (gommata) della fortuna, con grandi rimescolamenti e ben pochi jolly. Una specie di grossolano setaccio, insomma, tra le cui maglie qualcuno è già passato sbattendoci le corna. Entrambe le gare, pur con tratti di pennelli dalle setole differenti, offrono scenari tra il delirante e il grottesco, e molti degli “artisti” l’hanno dipinto alla Hieronymus Bosch con un bel caos e assai potente inca***tura.
Intanto la ruota gira e la materia prende forma. Moto. Daniel Sanders, Red Bull KTM, è uscito leader dalla tentata trappola della Marathon, ma certamente non ha risolto la faccenda, così come aveva fatto (e ancora non lo si vedeva chiaramente) lo scorso anno. L’australiano Campione in carica ha trovato quest’anno una formazione Monster Honda fortissima e “aggiornata” tatticamente. Fino a un anno fa solo Sanders sembrava essere in grado di aprire la strada e vincere. Oggi i migliori hanno imparato la lezione, cosicché Ricky Brabec e Toscha Schareina sono in grado di rendere pan per focaccia al Down Under. In più, Sanders rischia ogni giorno di dover fare tutto da solo, mentre Ricky & Tosha si scoprono giorno dopo giorno sempre più efficacemente complementari. Anche se qualcosa, poi, va storto, come vedremo.
Auto. La girandola delle forature ha prodotto un vero e proprio caos, e ogni giorno che il plateau è pieno di sassi come lame di pietra, bisogna andare a veder chi è stato risparmiato dalla maledizione e chi è riuscito a scendere a quel compromesso, tra diabolico e tattico che, se non favorito, lo ha per lo meno risparmiato dalla ghigliottina della Dakar. Oggi dalla “schiumarola” emergono per primi Henk Lategan, Toyota, Nasser Al Attiyah, Dacia, e Mattias Ekstrom, Ford, mentre affonda definitivamente il Campione in carica Yazeed Al Rajhi (ma il saudita non è solo).
La gara delle moto è partita dal bivacco Marathon con l’inventario dei… tasselli. Da una parte le necessità tattiche, dall’altra il non aver poi molto da perdere. È così che Edgar Canet, Campione Rally2 di Dakar e del Mondo, ha aperto il gas e via. Partito da una buona posizione e intenzionato ad aiutare Sanders, lo spagnolo è stato costantemente il più veloce per circa due terzi della speciale. Poi, improvvisamente, la Dakar gli ha presentato il conto: gomma e mousse posteriore distrutte e pic-nic drammatico nel Deserto. Sono venuti su Benavides, KTM, Cornejo, Hero, e Cox, Sherco Rally2, Brabec e Schareina hanno ricompattato la forza del “tandem” risalendo verso la testa della corsa, e Sanders ha ripreso in mano il proprio destino sbrigando da solo la “pratica” tattica più delicata. Al traguardo di Ha’Il, nell’ordine, Luciano Benavides, KTM, Ignacio “Nacho” Cornejo, Hero, e Sanders. Daniel Sanders, Red Bull KTM, torna al comando del Rally, due minuti (secondo più, secondo meno) su Ricky Brabec e Tosha Schareina, Monster Honda. Poi il colpo di scena: Schareina è penalizzato di 10 minuti per essere uscito in modo sbagliato alla partenza dal bivacco. Boh, sembra un po' il gioco dell'oca, chissà che non se ne debba riparlare. Torna nel “giro” Benavides, che sale sul podio povvisorio, escono pressoché definitivamente (mai dirlo ad alta voce), oltre a Canet, Howes, Van Beveren, Branch. Per tutti un problema di gomme. Tommaso Montanari, Husqvarna, primo degli italiani, Paolo Lucci è rimasto desolatamente sul cerchio.
La roulette delle Auto. Avanti e indietro tra l’altare e la polvere, Ford M-Sport stende sul tavolo della 5 tappa un altro formidabile tris. Tre Raptor sul podio di Ha’Il. Di nuovo Mitch Guthrie, poi Joan “Nani” Roma e Martin Prokop. Se non ci fosse l’”intrusione” del Campione del Mondo Rally-Raid, il brasiliano Lucas Moraes, Dacia, si continuerebbe con altre tre Ford, Denis Krotov, Mattias Ekstrom e Carlos Sainz. Tutti in cinque minuti. Sembra incredibile dopo i distacchi-avventura dei giorni scorsi!a
Incredibile ma vero, per la prima volta dall’inizio del Rally il podio generale della vigilia è confermato. Ammettendo che la si faccia finita con i sassi, potrebbe essere un gioco di equilibri delicati, soprattutto tra Lategan e Al Attiyah, che occupano le prime due posizioni separati da tre minuti, ma con grande attenzione alla risalita di Ekstrom, Roma, Sainz. Le Ford, infatti, si stanno dimostrando molto competitive e affidabili, e le strategie della Squadra sono eccellenti. Più critica, invece, è la posizione di Loeb e Moraes, con le due Dacia. Più che le sabbie future, peraltro spesso scenario di vari colpi di scena, potrebbe essere la navigazione a fare la differenza. Ergo: vantaggio Loeb, che ha “Dudd”, nonostante i 17 minuti di ritardo accumulati.
Continua a fare sensazione la gara dei nostri. Laia Sanz e Maurizio Gerini, loro diranno fortunati noi diciamo saggi, sono passati indenni attraverso il girone infernale dove oggi si bruciano soprattutto gomme, e sono stabilmente nei venti con la debuttante Ebro. Forti i fratelli Silvio e Tito Totani, MD Optnus, che tanno prendendo confidenza con un salotto decisamente più elitario.
Dopo la pace del Bivacco Marathon, si va verso il caos urbano della Capitale. La giornata di riposo di metà Dakar è prevista anche quest’anno a Riyadh e, come è consuetudine, raggiungere la città-bivacco nella città-metropoli non sarà una passeggiata. Nella lista delle avemarie, intanto, c’è la tappa complessivamente più lunga del Rally, 920 chilometri, e non è difficile imaginare che, tra le pieghe di un briefing sostanzialmente intitolato al miraggio della giornata di tregua agonistica, gli organizzatori abbiano inserito le note della tradizionale “perfidia” (sempre sportivamente parlando) dei tracciatori. Il sospetto di un piccolo inferno di sabbia dopo l'inferno di sassi è forte! La speciale torna ed essere unica per due e quattro (e passa) ruote, 331 chilometri.
© Immagini. ASO Media, Red Bull Content Pool, DPPI, RallyZone, Ford, ItalTrans Media, Ford Performance, Dacia Sandriders Media, Prodrive, Honda Monster, Fantic, KTM, Hero, Cristiano Barni