Dakar 2026. T6. Sanders autovelox, dal capolavoro al verbale! Vince Brabec, Honda. Al Attiyah, Toyota, entra nel suo parco giochi

Dakar 2026. T6. Sanders autovelox, dal capolavoro al verbale! Vince Brabec, Honda. Al Attiyah, Toyota, entra nel suo parco giochi
Ancora penalità ridicole. Sanders capolavoro, poi il limite infranto e 6 minuti di penalità. Si riparte da capo, vantaggio minimo. Nasser Al Attiyah gioca in “casa” sulle dune e si prende la testa della corsa. “Tiene” Lategan, Roma sale al terzo posto con la prima di 3 Ford
9 gennaio 2026

Al Ula, Arabia Saudita, 8 Gennaio 2026. Di nuovo su piste diverse. Le moto su una traccia, le auto su un’altra. È sempre una buona idea, quando praticabile, perché non ci sono interferenze pericolose, e poi perché ciascuna categoria si sobbarca il fardello della navigazione, perdio! È troppo comodo per le auto avere la strada segnata dai solitari motociclisti, per poi pretendere che si levino di mezzo strombazzando di clacson e Sentinel. Ma non è questo il tema principale della 5a tappa della Dakar Arabia Saudita, e tanto meno dell’intera Marathon Rifugio che metteva insieme 4a e 5a in un sol boccone di 1.000 chilometri. La verità è che, come dice Fernando (e non solo) la Dakar numero 48 entra nel vivo solo adesso, dopo aver seminato il panico e l’incredulità per 5 giorni.

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Riyadh, Arabia Saudita, 9 Gennaio 2026. D’improvviso sembra di essere in un altro mondo, in un altro film. Più bello, più consono, non meno difficile. Eh sì, è un mondo difficile! La Dakar numero 48 diventa la Dakar della sabbia e delle dune. Ora si ragiona! 326KM di Speciale per la tappa più lunga, oltre 900 “bornes”, tutti sulla sabbia, per arrivare finalmente alla giornata di riposo con una scorpacciata di dune. La Dakar è anche l’evento dei colpi di scena. Quest’anno la maggior parte di questi non ha nulla a che fare con la prestazioni pure dei piloti, ma piuttosto con gli extra della foresta di regole. L’”autovelox” nel Rally-Raid non è una novità, ed è un accorgimento ragionevole, ma fa sempre un certo effetto vederlo in funzione per fermare chi è pagato per andar forte. E poi, certamente, le regole sono le regole, quali che esse siano. Ecco il caso del giorno, che come sempre in questi casi, arriva alla fine.

Luciano Benavides aveva dimostrato di saper aprire la pista e andare veloce. E questa diventa la chiave tattica della Speciale. l’argentino ha un solo compito, delicatissimo: non sbagliare per tracciare la rotta perfetta al compagno di Squadra. Sanders parte 6 minuti dietro, si può fidare e apre il gas in un attacco furioso. Può concentrarsi solo sulla guida e sul terreno, e così apre la piccola voragine che finirà per caratterizzare in modo deciso la sua corsa e, prima del colpo di scena, la Dakar delle Moto a metà strada. Sanders divora la pista, raggiunge Cornejo, poi Benavides e, poco più di un terzo della speciale di 326 chilometri, è davanti, apre e comincia a recuperare tempi bonus apripista. Nessuno riesce a tenere il suo passo, il ritmo è devastante. A fine Speciale ben quattro Honda (in mezzo anche la KTM del Rally2 Docherty) finiscono alle spalle dell’ufficiale KTM, Brabec, Schareina, Howes, Van Beveren, tutte staccate. La classifica generale prende una piega decisa. Sanders è primo, Brabec è a 6 minuti e 45 secondi, Benavides e Schareina oltre il quarto d’ota, Cornejo e Howes a oltre mezz’ora.

Questa è la storia scritta dalla pista, poi c'è la doccia gelata: Sanders ha sforato un limite di velocità. 50 all’ora, l’australiano andava a quasi il doppio. 6 minuti. Se n’è accorto da solo, una distrazione, ma troppo tardi. Tutto da rifare. Da riscrivere. La tappa va a Brabec, Sanders terzo alle spalle anche di Schareina. Insomma è l’australiano che infila la propria KTM in mezzo a quattro Honda. La doppietta Honda non cambia la generale ma gli importi sì. Sanders è sempre al comando del Rally, ma ora Brabec è a meno di un minuto, Benavides e Schareina a oltre dieci. Un capolavoro buttato nel cestino, e tutto da rifare. Solo il giorno prima era successa la stessa cosa a Schareina, forse ancora più grottesca. Bisogna stare attenti, sempre. La Dakar ricomincia, o comincia, da Riyadh.

Auto. Al Attiyah, beh, il “Principe del Qatar” è cascato giù da una duna quando era piccolo e, moderno Obelix del Deserto, è sempre a suo agio, vince e si diverte. 5 Dakar nel carniere non sono un caso. Ci volava una tappa adatta, dunque, per riequilibrare la Dakar e rendere la piena efficienza di Al Attiyah. La gara, tuttavia, diventa improvvisamente, seriamente interessante e, oltre a Nasser, la sesta Tappa restituisce credibilità alla gara di Sébastien Loeb, secondo al traguardo di giornata per la prima doppietta Dacia. Henk Lategan con la prima delle Toyota, è dodicesimo, attardato di una decina di minuti sulla pista e scade al secondo posto della generale. Si rifanno sotto anche la Toyota, Quintero, Price e Ferreira alle spalle delle Dacia, e poi arriva l’armata Ford, che distilla il meglio della Squadra.

In ambito WRC, Malcolm Wilson, il deus ex machina di M-Sport, è solito essere considerato un mago nel costruire macchine molto versatili, quasi universali, spesso vincenti. Non fu un caso quando Sébastien Ogier scelse la Fiesta di “Zio” Malcolm per vincere il Mondiale. Ecco, M-Sport ha trasferito questo genere di competenza nella realizzazione della Raptor per Ford. La macchina risulta molto versatile, lo dimostra il fatto che sono tutte lì, in cima, e quando arriva un uomo di talento e esperienza, diciamo a caso :-) un Joan “Nani” Roma o un Carlos Sainz, ecco che la qualità prende forma. La generale della Dakar a metà della sua strada, con finalmente tutti i tipi di terreno passati sotto le ruote dei suoi concorrenti, restituisce una fotografia credibile. Primi Al Attiyah – Lurquin, Dacia, secondi Lategan – Cummings, Toyota, terza, quarta e quinta, le Ford di Roma – Haro e Sainz – Cruz, Ekstrom – Bergkvist. Loeb e Bouloanger, che oggi non hanno recuperato molto, sono ancora della partita a più 17 minuti al sesto posto. Gara aperta.

Laia Sanz e Maurizio Gerini inanellano un’altra top 20 eccellente e si installano al 17° posto della generale con la Ebro nuova di zecca, i Fratelli Totani si dimostrano irriducibili, Rebecca Busi va avanti nonostante la serie di guai che ha afflitto la sua “macchinina” sin dall’inizio. E finalmente è giornata di riposo. Si fa per dire, lo sappiamo, ma una doccia, il ristorante, la barba fatta e un filo di eye-liner ci stanno, non fosse altro che come vezzo simbolico di una tregua particolarmente sentita. Non è lo stesso per i meccanici, destino di tour de force tradizionalmente incontornabile.

© Immagini. ASO Media, Red Bull Content Pool, DPPI, RallyZone, Ford, ItalTrans Media, Ford Performance, Dacia Sandriders Media, Prodrive, Honda Monster, KTM, Hero, Cristiano Barni