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Sudato, sorridente, con la tuta ed il viso bagnati di Prosecco, Nicolò Bulega è entrato in sala stampa con la faccia di chi sta vivendo un sogno e fa ancora fatica a rendersene conto.
E’ stata la gara più lunga della tua carriera
“Davvero…..ad un certo punto ho visto che mancavano 16 giri alla conclusione ed ho pensato che non ce la potevo fare (sorride). E’ stata una gara nervosa, nella quale ho commesso molti errori, ma la posta in palio era importante. Iker invece è stato davvero bravo e veloce. Nei primi giri gli sono rimasto in scia in modo da acquisire un vantaggio nei confronti di quelli che mi seguivano e per blindare il secondo posto, che sapevo mi avrebbe portato il titolo mondiale”.
Mi hai stupito quando in Superpole Race lo ha superato. Non pensavo ti volessi prendere dei rischi.
“Sapevo come lui fosse più veloce di me in questo round e che difficilmente avrei potuto stare con lui in gara. Nella gara sprint ho optato per la gomma SCQ ed ho anche provato a stargli davanti, ma quando ho visto come ha replicato al mio sorpasso ho capito che il secondo posto sarebbe stato il miglior risultato possibile”.
In questo fine settimana non hai mai trovato l’assetto perfetto per la tua moto
“Specialmente il venerdì è stato un giorno difficile. Questa non è una pista adatta al mio stile di guida, mentre Iker qui si trova benissimo. L’anno scorso mi è andata bene perché Toprak non era al 100% e non aveva ancora il nuovo forcellone ma quest’anno, Lecuona a parte, la pressione era tanta. Avevo la possibilità di vincere il titolo mondiale, potevo essere il primo italiano a vincerlo su una Ducati ed ho avuto per tutto il week end tantissime persone che me lo hanno ricordato (ride), che sono venute qui solo per me, per sostenermi e di conseguenza non ho mai guidato in modo sciolto e naturale. Ho pensato più che altro a non commettere errori e sono stato bravo a chiudere secondo in tutte le gare e soprattutto a portare a casa il titolo”.
E poi il trionfo
“Subito dopo il traguardo mi sono messo a piangere e poi è stato davvero bello avere attorno a me tutti gli altri piloti che si complimentavano. E poi alla curva 5 i miei tifosi mi avevano preparato i festeggiamenti. Sono stati momenti bellissimi.
Ti stai godendo il momento?
“Ancora no. Ho tanti pensieri e ricordi in mente. Quando ero bambino sono cresciuto in questo paddock, dove mio padre aveva un team in Supersport. Guardavo campioni come Troy Bayliss o Noriyuki Haga lottare in pista e vincere il mondiale e ora ci sono io al loro posto ed ho vinto. E’ una cosa incredibile che forse capirò meglio tra qualche giorno. Ora l’emozione è forte.
Questo titolo è per te e per……..
“Per tutte le persone che hanno creduto in me, anche nei momenti difficili. Per il team Aruba.it che mi ha sempre sostenuto e mi ha permesso di fare questo fantastico percorso. Sono stati anni molto belli, nei quali sono cresciuto e ora sta andando tutto per il verso giusto e voglio godermi questi momenti fantastici”.
Hai pensato anche ai momenti difficili che ha vissuto?
“I momenti difficili mi hanno fatto crescere. Come pilota e come uomo. In Moto3 mi consideravano un fenomeno che avrebbe dovuto spaccare il mondo, e sono state questa pressione e queste grandi aspettative che molto probabilmente mi hanno stroncato. Ma poi sono uscito dal tunnel anche grazie ad alcune persone che mi hanno aiutato e sono maturato. Sono diventato un pilota professionista ed è cambiato tutto, anche nel mio rapporto con la squadra, che sono riuscito a coinvolgere e a far credere in me. Tutto questo in pista si tramuta in tanti decimi preziosi.
Mancano ancora due round alla fine del campionato
“Ora voglio riposarmi e rilassarmi per qualche giorno e poi penserò ai prossimi due round. Prima di andarmene voglio vincere ancora qualche gara”.
Tanto per non perdere l’abitudine.......