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Invocate da molti, osteggiate da tanti: è il destino che si accompagna alla nascita di ogni nuova pista ciclabile, che stanno modificando il panorama delle nostre città a favore della mobilità dolce.
E se finora il loro impatto a livello di potenziali benefici per la salute di chi le utilizza non è mai stato in discussione, ora arriva anche la conferma della loro convenienza in termini esclusivamente economici.
È quanto consente di verificare CyclingMAX, una piattaforma web unica nel suo genere e presentata in un report da Banca Mondiale e dall’Institute for Transportation.che consente agli utenti, specie dei Paesi a basso e medio reddito, di valutare rapidamente il valore e i vantaggi di una rete di infrastrutture ciclabile pianificata.
Dall'analisi del rapporto si apprendono elementi di notevole interesse, come nel caso di Addis Abeba: nella capitale dell’Etiopia si prevede una rete ciclabile di 677 chilometri, per un investimento di 118 milioni di dollari e un tasso interno di rendimento economico (Eirr) al 75,7%: come ben sanno gli esperti in materia, a differenza del classico Irr finanziario, esso valuta l’impatto complessivo sulla collettività, considerando anche benefici e costi non monetari e nel caso riportato dal rapporto il valore percentuale espresso è tra i più alti mai registrati, a conferma dunque della validità assoluta del progetto.
Il rapporto sottolinea ed evidenzia l’importanza degli investimenti strategici nelle infrastrutture ciclabili per promuovere la mobilità urbana sostenibile e migliorare la qualità della vita; nello specifico, grazie a CyclingMax vengono calcolati due indicatori chiave che forniscono stime precise, quantificabili e comparabili del valore dell’investimento, con particolare riferimento al VAN (Valore Attuale Netto) ed al già citato l’Eirr, due metriche importanti per l’analisi costi-benefici.
Questi elementi, viene spiegato nel report, consentono agli utenti di comprendere immediatamente il rapporto costi-benefici di un progetto e di prendere decisioni informate sulla fattibilità economica dell’investimento.
Una prima svolta e apertura verso il mondo delle due ruote a pedali si è registrato durante la pandemia, quando la domanda di mobilità è salita alle stelle e le città e i Governi hanno risposto facendo più spazio per le strade, fornendo libero accesso ai sistemi di bikeshare e destinando importanti budget agli incentivi per l’acquisto di biciclette; una tendenza, come si spiega nel rapporto, ancora attiva ed anzi in crescita, visto che un numero sempre maggiore di città in tutto il mondo è impegnato a costruire piste ciclabili e realizzare reti pedonali che migliorino l’accesso ai trasporti pubblici e consentano una mobilità a basse emissioni di carbonio.
Tuttavia, a causa della sottovalutazione cronica e del sottoinvestimento nel ciclismo, sono poche le realtà urbane al di fuori del Nord Europa a presentare una rete completa di piste ciclabili protette o a garantire finanziamenti sostenuti necessari per sviluppare e mantenere le infrastrutture ciclabili su larga scala.
A fronte del pericolo che malgrado gli allarmi relativi al cambiamento climatico in corso e che pare accelerare si possa assistere entro il 20250 ad un aumento delle emissioni legate ai trasporti globali addirittura del 33%, Banca Mondiale e Institute for Transportation rilanciano il progetto di potenziare la mobilità sostenibile: i sistemi basati su passeggiate, ciclismo e transito rappresentano un settore dal grande potenziale economico, sociale ed ambientale e sono il 50% più convenienti di quelli incentrati sull’utilizzo dell'auto come veicolo privato.
“Il ritorno sull’investimento per le reti di infrastrutture per biciclette è elevato - scrivono Itdp e Banca Mondiale - sia in termini di effetti di rete derivanti dal sostegno di investimenti nei trasporti più ampi come il transito rapido in metropolitana o in autobus e i relativi benefici climatici, sanitari ed economici".