Abolizione del bollo auto e moto: tutto quello che c'è da sapere, tra politica e opinioni degli utenti

Abolizione del bollo auto e moto: tutto quello che c'è da sapere, tra politica e opinioni degli utenti
Il Consiglio dei ministri ha varato l'esenzione dal bollo per il 2027: coinvolti oltre 14,5 milioni di veicoli tra auto fino a 80 kW e tutti i motocicli. Ecco cosa prevede il decreto, come si sono schierate maggioranza e opposizioni e cosa ne pensano gli utenti
17 settembre 2026

Ebbene sì, Il Consiglio dei ministri del 16 settembre ha approvato un decreto che cancella il bollo per il 2027 su una platea molto ampia di veicoli: tutte le auto di piccola e media potenza, fino a 80 kW, e tutti i motocicli, senza distinzione di cilindrata. Numeri alla mano si tratta di oltre il 70% delle automobili circolanti in Italia più circa 1,1 milioni di moto, per un totale stimato di 14,5 milioni di veicoli coinvolti. La misura, come specifica la bozza del decreto, vale per un solo veicolo a testa: chi possiede più mezzi che rispettano i requisiti dovrà scegliere, oppure verrà scelto automaticamente quello con la potenza minore, quindi il bollo più basso. L'esenzione riguarda i pagamenti con scadenza ordinaria compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.

Il costo dell'operazione per le casse pubbliche è stimato in circa 2,3 miliardi di euro, che il governo si è impegnato a trasferire alle Regioni per compensare il mancato incasso, attingendo anche a fondi PNRR non utilizzati alla scadenza del 30 giugno scorso. Per ora la misura resta valida per un solo anno, formula obbligata perché un decreto legge può intervenire solo su base emergenziale, ma sia la premier Giorgia Meloni che il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti hanno assicurato che l'obiettivo è renderla strutturale con la prossima legge di Bilancio. Una nota tecnica non secondaria: chi possiede un'auto elettrica non ottiene alcun vantaggio dalla misura, perché i veicoli a batteria non pagano le accise sui carburanti da cui, in parte, arriva la coperture del provvedimento.

Il fronte politico

Sul fronte politico la misura ha acceso uno scontro piuttosto vivace, con posizioni distribuite lungo tutto l'arco parlamentare. Meloni ha rivendicato la scelta paragonandola all'abolizione dell'Imu sulla prima casa varata dai governi Berlusconi di cui faceva parte, parlando di cancellazione di "una delle tasse più odiate dagli italiani". Antonio Tajani ha intestato la misura a Forza Italia, che la aveva rilanciata nelle settimane precedenti come priorità della prossima manovra, mentre Matteo Salvini l'ha definita una promessa mantenuta e ha aperto alla possibilità di ampliarla ulteriormente in manovra, anche perché, da ministro dei Trasporti, considera il bollo un sistema di riscossione complicato e soggetto a evasione. Giorgetti, descritto come la voce più cauta nelle trattative interne, ha parlato di una "scelta sofferta" ma comunque destinata a diventare permanente.

Dall'opposizione le critiche non riguardano tanto la sostanza della misura, quanto la sua natura temporanea e il momento politico in cui arriva, a poco più di un anno dalle elezioni. Il deputato Pd Andrea Casu ha parlato di "sospensione elettorale" più che di vera abolizione, sostenendo che il governo non abbia il coraggio di rendere strutturale da subito il provvedimento; anche la segretaria Elly Schlein ha criticato l'impostazione della misura. Dal Movimento 5 Stelle, l'europarlamentare Pasquale Tridico ha ricordato di essere stato paragonato al personaggio cinematografico "Cetto La Qualunque" dalla stessa Meloni quando, da candidato alla presidenza della Calabria, aveva proposto qualcosa di analogo, invitando la premier a essere coerente nei giudizi. Sul piano più tecnico, il senatore M5S Luca Pirondini ha fatto notare che il risparmio effettivo per l'automobilista medio si aggirerebbe intorno ai 10 euro al mese, una cifra che a suo avviso non compenserebbe il caro carburanti degli ultimi mesi. Anche tra i centristi le posizioni sono critiche: il senatore di Azione Marco Lombardo ha definito "meno buona e meno giusta" la scelta di limitare l'esenzione a un solo anno, quello elettorale, scaricando sul prossimo governo l'onere di renderla permanente, mentre altri esponenti hanno paventato il rischio che le Regioni, per compensare il mancato gettito, finiscano per alzare altre imposte locali.

La notizia ha trovato ampio spazio anche sulla stampa internazionale. Reuters ha inquadrato la misura soprattutto in chiave elettorale; le agenzie e i siti in lingua inglese che seguono l'Italia, da Ansa English a Wanted in Rome, hanno riportato con dettaglio tecnico i contenuti del decreto, sottolineando in particolare come il beneficio non riguardi le auto elettriche.

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I commenti degli utenti

Dal mare di commenti sotto il nostro video short su Youtube e reel su IG emerge un sentiment diffuso e piuttosto scettico, in cui il tema ricorrente non è tanto il merito della misura quanto il suo tempismo elettorale: moltissimi utenti la definiscono apertamente una "marchetta" o una "furbata" in vista del voto, paragonandola esplicitamente al bonus degli 80 euro di Renzi, e diversi fanno notare che l'esenzione valga solo per il 2027, ipotizzando che possa essere ritirata subito dopo le elezioni. "Dopo il voto lo rimettono" "Si perfetto ma solo per il 2027, anno delle elezioni" sono solo un paio di commenti che seguono questo sentimento.

Molto forte anche il timore che il mancato incasso venga recuperato altrove, "Mah....se tolgono qualcosa la rimettono da qualche altra parte." e ancora "E vai di aumenti di addizionali regionali.....tanto sto 2,5 miliardi di euro devono rientrare" in particolare attraverso un aumento delle accise su benzina e gasolio o tramite le addizionali regionali, con più di un commento che cita la cifra dei 2,3 miliardi da "rientrare" in qualche modo. Non manca chi solleva un dubbio più tecnico sulla progressività del prelievo, facendo notare che chi possiede una moto di media cilindrata e chi ne possiede una molto più potente finirebbero, con l'esenzione totale, a risparmiare la stessa cifra pur avendo bollo diverso, in contrasto con il principio costituzionale di proporzionalità delle imposte.

A questo coro di diffidenza si affianca però anche una componente più pragmatica e più favorevole: "Mah,mio padre classe 1923 diceva..il poco lo spendi,il niente no! Dunque ben venga un' anno senza bolli Tanto per come ci comportiamo noi italiani..." Alcuni utenti sostengono che, marchetta o non marchetta, un anno senza bollo resti comunque un beneficio concreto da accogliere, mentre altri osservano con una certa ironia che gli italiani si lamentano della pressione fiscale ma finiscono per criticare anche quando una tassa viene tagliata: "molti si lamentano della pressione delle tasse. Poi ne togli una e si lamentano ancora. Poi vabbè, in Italia la politica è sempre curva sud contro curva nord con relativi cori da stadio..."

Il tasto emotivo

Di fatto il tema "bollo" resta da anni un argomento che muove il sentimento pubblico: una petizione online per la sua abolizione aveva già raccolto decine di migliaia di firme prima ancora che il tema tornasse d'attualità in questi giorni. Le associazioni dei consumatori restano divise tra chi accoglie con favore qualsiasi alleggerimento della pressione fiscale sulla mobilità quotidiana e chi, come l'Unione Nazionale Consumatori, ha parlato apertamente di "presa in giro", collegando la misura alla gestione ritenuta insufficiente del caro carburanti degli ultimi mesi.

Per il mondo delle due ruote, in particolare, la scelta di estendere l'esenzione a tutti i motocicli senza limiti di cilindrata rappresenta comunque una novità significativa, perché il bollo moto colpisce anche i mezzi tenuti fermi in garage, indipendentemente dall'uso effettivo su strada: un aspetto che rende la misura particolarmente sentita da chi possiede più di un mezzo e dovrà scegliere su quale applicare l'unica esenzione disponibile.

Il bollo e la contraddizione della doppia imposizione

Ricordiamo che il bollo è probabilmente l'esempio più chiaro, in Italia, di quella che gli economisti chiamano doppia imposizione sulla stessa base patrimoniale. Quando si acquista un veicolo si paga già l'IVA al 22% sul prezzo, che è un'imposta sul consumo e sul valore aggiunto generato dalla transazione: in quel momento lo Stato ha già incassato la sua parte sulla ricchezza che il cittadino ha deciso di destinare a quel bene. Il bollo, invece, non è legato né all'uso del veicolo né a un nuovo passaggio di ricchezza: si paga ogni anno per il semplice fatto di essere proprietari di quel mezzo, anche se resta fermo in garage, anche se non consuma un litro di benzina, anche se non percorre un chilometro. È una tassa di possesso in senso letterale, non una tassa sul consumo né sull'inquinamento, per quanto negli anni si sia tentato di darle una veste ambientale legandone l'importo alla classe Euro e alla potenza.

Questo meccanismo crea una singolarità rispetto alla maggior parte dei beni durevoli: nessuno paga ogni anno una tassa sul possesso del proprio divano o del proprio televisore, pur avendoci già versato l'IVA all'acquisto. L'automobile e la moto sono stati fino a oggi tra i pochi beni su cui lo Stato ha costruito un prelievo continuativo, ripetuto nel tempo, che si aggiunge senza sovrapporsi contabilmente all'imposta già pagata al momento dell'acquisto, ma che nella percezione del contribuente si somma a essa, aggravando ulteriormente ciò che si è già pagato una volta per intero. Ed è proprio questa la ragione per cui il bollo compare da decenni in cima a ogni classifica delle tasse più odiate: non tanto per l'importo in sé, spesso modesto per i veicoli meno potenti, quanto per il principio che lo sostiene, percepito come un prelievo che si autoalimenta nel tempo senza una controprestazione diretta e visibile.

Va detto però che chi difende l'impianto attuale porta un argomento diverso: il bollo non è pensato come doppione dell'IVA, ma come un tributo regionale che finanzia voci di spesa che nulla hanno a che fare con l'acquisto del veicolo, e che una sua abolizione senza una copertura altrettanto stabile rischia di trasferire il costo su altre imposte, magari meno visibili di un bollettino annuale. È il nodo che, non a caso, ha attraversato tutte le reazioni politiche di questi giorni: il problema non è mai stato se il principio del bollo sia equo, ma chi debba pagare il conto della sua scomparsa anche se parziale. Per ora ci penserà il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ovvero il programma di investimenti e riforme che l'Italia ha presentato all'Unione Europea per accedere ai fondi del Next Generation EU, ovvero le risorse europee, erogate parte a fondo perduto e parte come prestiti a condizioni favorevoli, che l'Italia riceve a condizione di realizzare entro scadenze prefissate una serie di investimenti (infrastrutture, digitalizzazione, transizione ecologica, sanità, scuola) e riforme strutturali (giustizia, pubblica amministrazione, concorrenza). Nel futuro, chissà… Come disse Benjamin Franklin: "In questo mondo nulla si può dire certo, eccetto la morte e le tasse".