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ACI e ISTAT hanno pubblicato il nuovo censimento completo sui sinistri stradali in Italia relativo all’anno 2025, svelando che le strade statali e provinciali (classificate come extraurbane) rappresentano il vero e proprio "punto rosso" della mortalità stradale nel nostro Paese. Nonostante all'interno delle città si registri il maggior numero di impatti per via del traffico caotico, è proprio fuori dai centri urbani che si perde la vita con maggiore frequenza, a causa di velocità elevate, distrazioni tecnologiche e infrastrutture stradali spesso inadeguate o prive di idonee barriere protettive, specialmente per le due ruote.
I dati ufficiali presentano una sproporzione statistica impressionante tra il volume dei sinistri e la loro reale gravità a seconda del contesto geografico. Nel corso del 2025, le strade urbane hanno catalizzato la stragrande maggioranza degli incidenti stradali con lesioni, registrando ben 129.146 casi (pari al 72,9% del totale nazionale), ma con un bilancio di 1.209 decessi (il 42,1% delle vittime totali). Al contrario, sulle tratte extraurbane si sono verificati appena 38.843 incidenti (il 21,9% del totale), che hanno però provocato la cifra shock di 1.401 morti (ben il 48,8% del totale nazionale), confermando come un incidente fuori città sia molto più pericoloso rispetto a uno urbano.
Per comprendere appieno la reale pericolosità di queste tratte, gli analisti utilizzano l'indice di mortalità, ovvero il rapporto tra il numero di deceduti e il totale dei sinistri registrati. Sulle strade urbane l'indice si attesta a 0,9 decessi ogni 100 incidenti, in autostrada sale a 2,8, mentre sulle strade extraurbane tocca il picco drammatico di 3,6 morti ogni 100 incidenti.
Questo significa che fare un incidente su una strada statale comporta un rischio di morte quattro volte superiore rispetto all'ambito cittadino. Inoltre, l'analisi rileva che la sinistrosità generale sulle strade extraurbane è cresciuta del 7,6% rispetto al 2019, anno di riferimento pre-pandemico, evidenziando una preoccupante mancanza di progressi strutturali a medio termine su questa tipologia di viabilità.
Le cause di questa ecatombe sono da ricercare sia nei comportamenti errati alla guida sia nella conformazione strutturale delle strade. Sulle tratte extraurbane, la prima causa accertata di sinistro is la guida distratta o l’andamento indeciso (21,3% dei casi), seguita a ruota dalla velocità troppo elevata (10,1%) e dal mancato rispetto della precedenza o dei semafori (5,7%).
Quando la distrazione (spesso legata all'uso dello smartphone) si combina con velocità sostenute, lo spazio di frenata si allunga e l'impatto diventa letale, soprattutto per i motociclisti che registrano un indice di mortalità specifico di 1,6 morti ogni 100 incidenti. Per chi viaggia in moto, la presenza di ostacoli fissi, asfalto rovinato e guardrail non protetti è un tema delicato.
Il calo complessivo delle vittime a livello nazionale sotto quota tremila nel 2025 è un segnale incoraggiante, ma la strada per raggiungere i target europei di "Vision Zero" entro il 2030 è ancora in salita. Per ridurre la mortalità sulle tratte extraurbane, non bastano le sole sanzioni o i dispositivi elettronici di controllo: servono interventi infrastrutturali urgenti, come la sostituzione dei vecchi guardrail con barriere salvamotociclisti e la messa in sicurezza degli incroci a raso. Come sottolineato dal Presidente dell'ACI, Geronimo La Russa:
«La strada verso una mobilità a mortalità zero è ancora lunga. Incidenti e feriti continuano ad aumentare e, soprattutto, i giovani e gli utenti più vulnerabili continuano a pagare un prezzo ancora troppo elevato. Il rispetto delle regole non nasce dal timore delle sanzioni, ma dalla consapevolezza del valore della vita. È da qui che dobbiamo ripartire».