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L’Automobile Club d’Italia (ACI) e l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) hanno diffuso il nuovo rapporto annuale sugli incidenti stradali in Italia relativo all’anno 2025, offrendo un bilancio cruciale a metà del decennio di "Azione per la Sicurezza Stradale 2021-2030". Per la prima volta dal periodo post-Covid, le vittime sulle nostre strade scendono sotto la drammatica soglia dei 3.000 decessi, registrando un incoraggiante calo del 5,3% rispetto all'anno precedente. Eppure, a fronte di questo parziale successo, il bilancio complessivo presenta pesanti ombre: aumentano gli incidenti totali (+2,2%) e i feriti (+1,7%), mentre chi viaggia su due ruote, a motore o a pedali, si conferma in una situazione di estrema vulnerabilità.
Nel corso del 2025 si sono verificati in Italia ben 177.207 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno causato 2.868 vittime e 237.822 feriti. Se da un lato si può accogliere positivamente la riduzione dei decessi sotto la soglia critica dei tremila, dall'altro preoccupa la crescita sistematica della sinistrosità generale. Il calo del 5,3% dei morti sulle strade non è infatti ancora sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi europei di sicurezza.
Come spiegato dal Presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli:
«A metà del decennio di "Azione per la Sicurezza Stradale", la diminuzione delle vittime rispetto al 2019, anno di riferimento, si attesta al 9,6%, un valore significativamente inferiore a quello coerente con la traiettoria di riduzione necessaria per conseguire l’obiettivo di dimezzamento delle vittime entro il 2030, e che prevede una diminuzione media annua del 6,1%».
La sicurezza stradale non è solo un dovere etico e sociale, ma rappresenta anche un pesante capitolo economico per il nostro Paese: il costo sociale complessivo dei sinistri con lesioni nel 2025 ammonta a poco più di 18 miliardi di euro (quasi l’1% del PIL nazionale), cifra che sale a circa 22,6 miliardi di euro se si considerano anche i danni alle cose stimati da ANIA. Di fatto, ogni singolo incidente stradale con feriti o morti costa alla collettività più di 101.500 euro.
Mentre gli occupanti di autovetture beneficiano ampiamente dei sistemi di sicurezza attiva e passiva di ultima generazione (ADAS), registrando un netto calo della mortalità (-10,1%) nel 2025, i motociclisti rimangono purtroppo scoperti ed estremamente esposti alle insidie della strada. Nel 2025 hanno perso la vita 802 motociclisti (-3,4% rispetto al 2024) e 56 ciclomotoristi (-8,2%). Tuttavia, allargando l'orizzonte temporale, emerge un dato shock: rispetto al benchmark del 2019, le vittime tra i motociclisti sono cresciute del 14,9%, evidenziando una preoccupante mancanza di progressi strutturali a lungo termine per questa categoria.
L’indice di mortalità per le due ruote a motore parla chiaro: il valore riferito ai motociclisti è di 1,6 morti ogni 100 incidenti, ovvero 2,5 volte superiore a quello registrato per le autovetture (pari a 0,6). Non va meglio per la mobilità dolce e la micromobilità urbana: le vittime tra i ciclisti salgono a 198 (+20%), quelle sugli utilizzatori di biciclette elettriche impennano del +50% (30 decessi), mentre i conducenti di monopattini elettrici registrano 25 morti (+8,7%). Complessivamente, gli utenti vulnerabili (pedoni, ciclisti, motociclisti e conducenti di micromobilità) rappresentano oggi il 53,3% dei morti totali sulle strade italiane.
Contrariamente all'opinione comune che individua l'autostrada come il luogo a più alto rischio, le statistiche ACI-ISTAT confermano che sono le strade extraurbane quelle in cui si rischia maggiormente la vita. Nel 2025, infatti, pur registrandosi il 72,9% degli incidenti totali all'interno delle città (strade urbane), il maggior numero di decessi si è concentrato proprio sulle tratte extraurbane, dove si è registrato il 48,8% delle vittime totali (1.401 decessi).
Sulle strade extraurbane l’indice di mortalità tocca il picco drammatico di 3,6 decessi ogni 100 incidenti, contro lo 0,9 delle strade urbane e il 2,8 delle autostrade. Su queste ultime, complici migliori standard infrastrutturali e barriere protettive adeguate, si registra solo il 5,2% degli incidenti e il 9,0% dei deceduti (258 vittime, stabili con un +0,8% sul 2024).
Tra i comportamenti errati alla guida, la guida distratta e l’andamento indeciso si confermano saldamente in cima alla lista delle cause accertate con 35.667 casi (il 15,1% del totale), strettamente legati all'uso improprio dello smartphone (che rappresenta ben il 94,6% delle sanzioni stradali collegate all'Art. 173 elevate dalla Polizia Stradale). Seguono a ruota il mancato rispetto della precedenza o del semaforo (12,6%), la velocità troppo elevata (7,8%) e la manovra irregolare (7,6%).
Il report evidenzia anche un forte mutamento sul fronte sanzionatorio. Se le multe per guida in stato di ebbrezza alcolica flettono del 9,8% (33.203 verbali), si assiste a una vera e propria esplosione delle sanzioni per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, che salgono a 6.543 casi, segnando un allarmante +47,1% rispetto al 2024. Nei comuni capoluogo, infine, l’introduzione delle nuove e più stringenti modifiche al Codice della Strada ha fatto letteralmente triplicare le sanzioni ai conducenti di monopattini, che hanno raggiunto quota 24.139.
I dati del 2025 indicano che la strada verso la "Vision Zero" (mortalità zero) è ancora estremamente lunga, in particolare per i motociclisti e per chi pratica la mobilità attiva nelle nostre città. Per invertire stabilmente la rotta, la tecnologia dei veicoli, la severità dei controlli, ma soprattutto il personale senso di responsabilità, devono necessariamente essere accompagnate da un profondo investimento culturale e formativo, oltre che da un adeguamento strutturale e infrastrutturale delle strade extraurbane.