Autovelox, la guerra dei numeri: su undicimila in strada, solo mille omologati

Autovelox, la guerra dei numeri: su undicimila in strada, solo mille omologati
Il Ministero bacchetta i Comuni: in pochi hanno fornito la documentazione richiesta e moltissimi impianti non sono legittimati all'uso
2 febbraio 2026

Porta Pia chiede, ma i Comuni non rispondono: accade così che, come comunicato dal Ministero delle Infrastrutture, al momento sulla platea totale di circa undicimila autovelox presenti sul territorio, solo 3.800 di essi siano registrati sulla piattaforma telematica avviata a fine settembre per la trasmissione dei dati relativi ai dispositivi; e, come riporta l'Ansa in una sua nota, di questi, appena poco più di mille "rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione in fase di adozione".

Ricordiamo che dall'inizio dello scorso autunno le amministrazioni e gli enti dai quali dipendono gli organi di polizia stradale hanno avuto due mesi di tempo per inserire sul portale predisposto dal Ministero i dati sui sistemi di accertamento: un censimento che prevedeva l'indicazione delle caratteristiche tecniche dei sistemi di accertamento utilizzati (marca, modello, tipo, matricola ed estremi del decreto Mit di approvazione o di estensione del dispositivo) come condizione necessaria per il loro legittimo utilizzo.

Al contrario, non fornire le informazioni significava spegnere gli autovelox, mobili o fissi che fossero.

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Ebbene, le comunicazioni arrivate agli uffici del Ministero con sede a Porta Pia riguardano appena un terzo degli apparecchi effettivamente presenti sulle strade e - dato ancora più eclatante - la percentuale di quelli in regola con i canoni di omologazione sarebbe addirittura inferiore al 10%.

«Oggi finalmente abbiamo - sottolinea la nota del Ministero che annuncia di aver trasmesso il testo del decreto per la successiva notifica a Bruxelles - un quadro trasparente e verificabile di tutti gli apparecchi in uso. Un iter fortemente voluto dal Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture per garantire che gli autovelox siano uno strumento utile esclusivamente per evitare incidenti e non per fare cassa».

Il caos autovelox parte dalla sentenza delle Corte di Cassazione che ad aprile del 2024 ha stabilito la nullità delle multe elevate dagli apparecchi approvati ma non omologati: la conseguenza è una pioggia di ricorsi da parte dei motociclisti e degli automobilisti multati da autovelox non completamente a norma. 

Sulla vicenda è intervenuto anche il Codacons, l'associazione dei consumatori che da mesi denuncia la situazione di stallo che si registra sul fronte degli strumenti di rilevazione della velocità: «I dati resi noti dal Mit confermano in pieno i tanti allarmi sul caos autovelox e dopo ripetute richieste si è finalmente arrivati ad ottenere più trasparenza, ma il quadro che emerge è tutt'altro che rassicurante. I comuni che non hanno fornito i dati al Mit non possono più utilizzare gli autovelox sul proprio territorio, mentre quelli che li hanno forniti ma che usano apparecchi non omologati si vedono annullare le sanzioni emesse dopo i ricorsi dei multati. Un caos che danneggia prima di tutto la sicurezza stradale, primo obiettivo che Stato e Comuni devono prefiggersi, poi gli utenti, vittime di apparecchi non a norma, e poi le casse degli enti locali, costrette ad affrontare le spese legali relative alla valanga di ricorsi dei cittadini».

A pesare su questo quadro, continua l'associazione, ci sono «anche i ritardi del Mit nell'adozione dell'atteso decreto sull'omologazione degli autovelox, provvedimento da tempo invocato per mettere finalmente fine al caos che regna in Italia». 

«È indispensabile - rileva Gabriele Melluso, presidente nazionale di Assoutenti - che enti locali, prefetture e Ministero attivino subito un tavolo di confronto istituzionale per fare chiarezza e dare certezze giuridiche. Non si può lasciare un tema così delicato in una zona grigia normativa che penalizza sia i consumatori sia la credibilità delle istituzioni. L'attuale incertezza rischia di produrre un effetto paradossale: se passa il messaggio che gli strumenti non sono omologati e che le sanzioni possono essere facilmente annullate, il deterrente degli autovelox viene meno. Il rischio concreto è che molti automobilisti, sentendosi "coperti", possano decidere di viaggiare oltre i limiti di velocità, con evidenti ricadute sulla sicurezza stradale».
 

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