3.800 autovelox registrati su 11mila e solo un migliaio soddisfano i requisiti

3.800 autovelox registrati su 11mila e solo un migliaio soddisfano i requisiti
Una palude che rischia di paralizzare i controlli sulla velocità tanto che il Codacons tuona: spegneteli o arriverà una tempesta di ricorsi
9 febbraio 2026

Ancora attuale il problema degli autovelox in Italia. Su circa 11mila dispositivi stimati, appena 3.800 sono stati registrati sulla piattaforma del Mit e di questi solo 1.282 soddisfano i criteri di omologazione automatica. Ma come siamo arrivati a questo punto? Ricorderete che tutto è iniziato quando si è fatta largo l’idea di fare ordine in un sistema che in molti casi non metteva al centro trasparenza e tutela del cittadino che spesso si trovava a dover pagare sanzioni per il superamento dei limiti rilevati da dispositivi vecchi, non tarati, non controllati. Una situazione che ha alimentato il moltiplicarsi dei ricorsi da parte dei cittadini sempre più persuasi dall’idea di vincerlo.

Ecco, quindi, che per correre ai ripari e impedire il proliferare di ricorsi arriva un altro pasticcio una circolare del Viminale che sostiene l’equivalenza tra le procedure di omologazione e approvazione, evidenziando l’anno 2017 come spartiacque tra dispositivi regolari e non. Insomma, il Ministero dei Trasporti, Interno e Avvocatura dello Stato le ritenevano sinonimi, ma non la Cassazione che con ordinanze multiple, tra cui quella decisiva del 19 aprile 2024, ha bocciato le multe da apparecchi non omologati, dichiarandole illegittime per mancanza di un iter distinto e obbligatorio, risollevando il problema.

Il Mit prova a correre ai ripari. A marzo 2025 emana un primo decreto per sanare il vuoto, ma lo ritira dopo averlo inviato a Bruxelles, prende tempo citando “approfondimenti necessari”. Ecco quindi che a maggio 2025 il Mit sollecita l'Anci per un censimento nazionale e da fine settembre arriva online una piattaforma che raccoglie i dati su modello, il numero di matricola e il decreto di autorizzazione e la posizione stradale del dispositivo. Ma, come dicevamo a inizio articolo, i Comuni, in circa 9 mesi, su 11mila autovelox stimati, ne inseriscono nel portale solo 3.800 e di questi solo 1.282 superano i requisiti richiesti con il risultato che potenzialmente la “pioggia di ricorsi” potrebbe ancora arrivare. Anci e Mit minimizzano dichiarando che gli 11mila sono stime non ufficiali e che molti enti hanno registrato solo quelli "utili per la sicurezza, non per cassa" di fatto alimentando ulteriormente l’idea di poter fare ricorso con successo visto che i Velox "efficaci" sono uno su quattro.

Nel 2025 si registra un calo delle sanzioni -4,4% rispetto al 2024, probabilmente proprio a seguito di questa situazione. Eppure, è bene ricordare che gli autovelox, se ben segnalati e posizionati lungo tratti stradali realmente pericolosi, riducono sensibilmente la probabilità di incidenti, pertanto il loro ragionevole utilizzo è realmente a vantaggio e servizio della comunità.

Dal Codacons, l’ente a tutela dei diritti dei consumatori, il segnale: i Comuni che continueranno a usarli “rischiano una valanga di ricorsi da parte degli automobilisti e potrebbero perfino dover rispondere davanti alla Corte dei Conti di danno erariale per le ingenti spese legali sostenute”. In qualche caso, vengono effettivamente spenti, come nel caso del Comune di Chieti, in attesa di nuovi dispositivi regolarmente omologati.

Ma il periodo di stagnazione sembra sul finire, il decreto Mit su omologazione, taratura e verifiche è passato all'esame del Mimit ed è atterrato a Bruxelles via procedura TRIS e dovrebbe arrivare il via libera entro 90 giorni, ovvero fine maggio 2026 (salvo intoppi). Come da originaria indicazione, solo dispositivi post 2017 (decreto 282 del 13 giugno, Gazzetta Ufficiale 31 luglio) ottengono ok automatico, i più vecchi vanno adeguati dai produttori e i Comuni non potranno usarli senza una piena omologazione.

A oggi chi riceve una sanzione può controllare il verbale e controllare il modello autovelox, matricola e omologazione, consultare la mappa Mit e qualora il dispositivo risulti assente procedere con il ricorso. Di fatto ci troviamo ancora in una fase transitoria, Bruxelles deciderà tutto e nell’attesa rimaniamo in questa palude.

 

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