Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Roma si prepara a cambiare volto dal punto di vista della circolazione stradale. A partire dal 15 gennaio, l'intera area del centro storico diventerà una grande "Zona 30", con un limite di velocità uniforme che non ammette deroghe. Non si tratta più di singole vie sottoposte a restrizioni, ma di un'intera porzione di città che verrebbe man mano ripensata secondo una nuova filosofia di mobilità.
L'annuncio arriva direttamente dall'assessore capitolino alla Mobilità, Eugenio Patanè, che ha illustrato al Corriere della Sera nei dettagli come funzionerà il nuovo sistema e quali saranno le implicazioni per automobilisti, motociclisti e tutti gli utenti della strada. Una svolta che sembrerebbe epocale per chi ogni giorno attraversa il cuore della Capitale, sia per lavoro che per turismo.
Vediamo insieme cosa cambia.
La segnaletica giocherà un ruolo fondamentale nella nuova configurazione del traffico romano. Ad ogni varco di accesso alla ZTL verranno posizionati cartelli ben visibili che indicheranno l'inizio della "Zona 30". Si tratta di un cambio di paradigma importante: non più una serie frammentata di strade con limiti diversi, ma un'area omogenea dove il limite dei 30 km/h vale ovunque, senza eccezioni. «La prossima settimana tutti i cartelli saranno posizionati dove ci sono le telecamere, ad avvertire che da lì in poi non si potranno superare i 30», ha spiegato Patanè.
E qui arriva la parte che potrebbe sorprendere molti: il limite si applicherà anche alle grandi arterie del centro, quelle che tradizionalmente hanno sempre consentito velocità più sostenute. Corso Vittorio Emanuele, via del Teatro di Marcello, via Nazionale e persino il tunnel che sbuca su via del Tritone dovranno rispettare il nuovo regime. Nessuna distinzione tra vie strette e larghe, perché come sottolinea l'assessore, queste strade «non sono a scorrimento veloce», caratteristica riservata solo a infrastrutture come la Tangenziale o il Grande Raccordo Anulare, dove esistono guard-rail centrali e divieti di svolta a sinistra.
La filosofia alla base di questa scelta amministrativa affonda le radici in una lettura diversa della città contemporanea rispetto al passato. Le grandi vie del centro storico romano sono «retaggio della città che si voleva costruire, a misura di macchina, ma che ormai non c'è più», spiega Patanè con una metafora efficace. Quelle stesse arterie vanno oggi considerate «non come strade dove si può correre, ma dove si va piano per ammirare la teatralità monumentale».
Un cambio di prospettiva che riflette l'evoluzione della domanda di mobilità nel cuore di Roma: sempre più turisti a piedi, sempre più residenti che scelgono la bicicletta, sempre più persone che vivono gli spazi pubblici non solo come luoghi di transito ma come ambienti da abitare. La ZTL, strumento nato per limitare l'accesso delle auto, ha progressivamente favorito questa trasformazione, portando più pedoni e ciclisti nelle vie del centro. Di fronte a questa realtà, l'amministrazione ritiene necessario ridurre il "differenziale di velocità" tra veicoli motorizzati e utenti più vulnerabili. Il ragionamento è chiaro: a velocità più bassa, le strade possono essere utilizzate in sicurezza da tutti, riducendo drasticamente il rischio di mortalità in caso di incidente.
Il piano di sicurezza stradale capitolino passa anche attraverso un massiccio dispiegamento di sistemi di controllo elettronico. Sono già operativi quattro autovelox fissi e due tutor, mentre sono in arrivo altri cinque rilevatori di velocità sulla via Colombo e sei tra Corso Francia e l'Olimpica. Ma l'arsenale tecnologico non si ferma ai dispositivi anti-velocità. Entro il 2026 verranno installati 40 Photored, i sistemi che fotografano chi attraversa gli incroci con il semaforo rosso, una delle infrazioni più pericolose in assoluto. «Li stiamo già mettendo», assicura Patanè, spiegando il criterio di posizionamento: «Abbiamo scelto di coprire gli incroci più larghi, perché dove passi col rosso e hai un tratto di strada più grande da percorrere, hai un grado di pericolosità maggiore».
Una logica che privilegia i punti dove le conseguenze di un'infrazione possono essere più gravi. Per chi guida moto o scooter nel traffico romano, questi sistemi rappresenteranno un deterrente importante contro comportamenti azzardati.
Oltre ai limiti di velocità e ai controlli elettronici, l'amministrazione capitolina sta investendo su modifiche strutturali della viabilità. Il progetto prevede la realizzazione di ben 175 attraversamenti pedonali rialzati, quelle piattaforme sopraelevate che costringono i veicoli a rallentare e che rendono più visibili e sicuri i pedoni che attraversano.
Si tratta di un intervento massiccio che cambierà il volto di molte strade romane, creando una sorta di "effetto dosso" naturale che induce alla prudenza senza bisogno di ulteriore segnaletica. Parallelamente, verranno istituite 20 "strade scolastiche", zone a protezione degli istituti dove la circolazione verrà ulteriormente limitata negli orari di entrata e uscita degli studenti. Il piano comprende anche un grande lavoro di ampliamento delle ciclabili e la messa in sicurezza dei cosiddetti "black-point", quegli incroci particolarmente pericolosi sia per i veicoli che per i pedoni.
La Zona 30 del centro storico rappresenta solo il primo passo di un progetto molto più ampio. L'amministrazione ha infatti annunciato l'intenzione di estendere il limite di 30 km/h ad altre 1.000 strade della Capitale, disegnando una città dove la velocità ridotta diventa la norma piuttosto che l'eccezione. Per motociclisti e automobilisti questo significherà ripensare completamente le proprie abitudini di guida, privilegiando percorsi alternativi per gli spostamenti veloci e accettando tempi di percorrenza più lunghi all'interno delle zone residenziali e turistiche.
La scommessa dell'amministrazione è che questa rivoluzione culturale, unita agli investimenti sul trasporto pubblico e sulla mobilità sostenibile, possa portare a una progressiva riduzione dell'uso dei mezzi privati nel medio periodo. Per chi vive Roma in sella a una moto o uno scooter, il messaggio è chiaro: la città del futuro privilegerà la convivenza pacifica tra tutte le forme di mobilità, con particolare attenzione alla tutela dei soggetti più fragili.
Immagine: ANSA/CLJ