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Nel seguente articolo vi riportiamo per iscritto l'intervista che abbiamo fatto a Filippo Bianchi, il pilota del Team MMP Velocità che è attualmente al comando della classifica nel Dunlop CIV Sportbike con ben 53 punti di vantaggio sull'infortunato Alfonso Coppola.
Nato il 25 gennaio 2005, di Lucca, il ventunenne toscano ha realizzato il proprio sogno di disputare un round del mondiale di categoria, gareggiando nella tappa casalinga al Misano World Circuit e arrivando secondo in Gara1 all'esordio iridato. Con lui, oltre a parlare di questo obiettivo realizzato e del suo inizio di stagione nel campionato italiano, abbiamo affrontato i punti salienti della sua carriera. Dal campionato vinto con la Premoto3 125cc, due tempi, nel 2018, ai suoi anni difficili trascorsi nella Moto3 tricolore, sino a doversi ritirare dalle corse per un anno nel 2022 a causa della mancanza di fondi. Come è riuscito a tornare in pista?
Ancora, Bianchi ci ha raccontato alcuni aspetti della sua vita privata e del perchè, finito il liceo, abbia deciso di cominciare immediatamente a lavorare per 8 ore al giorno con fresa e torni: "Quando ho finito il liceo scientifico ho deciso di non andare all'università perché papà da solo non ce la faceva più a mandarmi avanti e io non volevo più gravare su di lui. Volevo rendermi indipendente".
E sui sacrifici: "I sacrifici che intendo io non sono gli allenamenti, perchè quando puoi fare quello che vuoi sei un privilegiato. Mamma se ne è andata quando ero piccolino e sono cresciuto con papà e con la sua forza. Lui lavorava in provincia e mi permetteva di correre con 1300 euro al mese".
Di seguito la nostra intervista completa.
Sei reduce da un grande inizio di stagione nel CIV: sei in testa alla classifica e hai ottenuto due doppiette. Te lo aspettavi?
"Come ho detto a inizio campionato, il team lo conoscevo già e quindi sapevo quanto fossero bravi. Non sapevo però in che modo e quanto realmente saremmo stati competitivi. È stato un qualcosa che si è costruito step by step, facendo i test e migliorando le mie sensazioni sulla moto. Dal punto di vista umano mi sono trovato subito bene con loro".
C'è un momento in cui hai capito che potevate davvero fare la differenza?
"Me lo dicevano quasi più gli altri che io. Incontri le persone e ti dicono 'quest’anno stai facendo un altro mestiere, stai andando fortissimo', però io non dò troppo peso a queste parole. Mi concentro su di me: sono contento soltanto quando so di aver fatto il massimo a prescindere dal risultato in sé per sé".
La tua wild card a Misano, nel mondiale Sportbike, è figlia dei tuoi risultati di quest’anno o te l’aspettavi?
"No, non me l'aspettavo minimamente. Sono partito con l'idea di far bene nel campionato italiano e prendere quello che veniva, gradualmente, senza immaginarsi grandi cose perché quando fai così ci rimani poi male. Guardo al presente: è arrivata l'opportunità e l’ho colta. È un sogno di una vita e sono molto contento. Sono quasi più felice di poter ripagare il lavoro del mio team, più che per me stesso, per come si impegnano e per quello che danno ogni volta".
Hai delle aspettative particolari?
"Voglio godermi l’esperienza. Aspettative non ne ho, perché le gomme e l’ambiente sono diversi rispetto al CIV. Non mi posso aspettare niente. La affronto cercando di fare il 110% come sempre, concentrato, turno dopo turno".
A proposito di gomme, non conosci le Pirelli?
"Le conosco perché i due anni nel Trofeo (Aprilia RS660, ndr) li ho corsi con Pirelli. Però cambia l'assetto della moto rispetto a quando si usano le Dunlop. Chi fa il mondiale arriva già con una base: noi ce l’abbiamo ma dovremo fare dei piccoli ritocchi, quindi non ho aspettative. L'obiettivo è ovviamente di far bene".
A che punto sei della tua carriera? Ti senti a una svolta?
"Quello che sto facendo quest'anno non l'ho mai fatto. Sono stato sempre competitivo durante gli anni in cui lottavo per i campionati, ma non sono mai stato così veloce. Una svolta sinceramente non so se ci possa essere, però il mio obiettivo è fare il massimo nel campionato italiano per sperare di avere una possibilità di correre nel mondiale Sportbike l'anno prossimo".
Facciamo un salto indietro. Nel 2018 hai vinto la Premoto 3 125cc due tempi, nel 2019 sei stato secondo in 250cc, poi hai corso nella Moto 3 nel CIV nel 2020 e nel 2021 sei rimasto nella stessa categoria con lo junior team Gresini. In questi anni avevi un’idea diversa per la tua carriera?
"Quando ero piccolino avevo come obiettivo il mondiale Moto3, dato che avevo fatto tutta la gavetta dalle minimoto, passando per le MiniGP, l’Honda 125 e la Premoto3, fino alla Moto3. Purtroppo non si sono incastrati alcuni fattori. Il primo anno nel CIV Moto3 è stato comunque positivo nonostante un infortunio, ma l'anno dopo con Gresini ho fatto più fatica di quello che mi aspettassi. Poi a fine 2021 si è ritirato lo sponsor principale che mi copriva tutta la stagione e mi sono trovato spaesato. Non c'erano sponsor per fare nessun campionato e mi sono fermato per un anno".
E come sei ripartito?
"È stato destino. Ho capito che si poteva correre anche vedendo questo sport da un'altra prospettiva, oltre a quella del motomondiale. Ho avuto la fortuna: alcuni eventi si sono incastrati quasi casualmente. Seguivo un ragazzino con l'Ohvale, Sebastian Ferrucci. Io tutt’ora lavoro nell’azienda di suo papà. Eravamo a Varano, dove ha fatto una wild card, e lì ho incontrato Andrea Neri e Giacomo Luminari del mio attuale motoclub 52 Racing Team, con cui eravamo già amici. Mi hanno chiesto quali fossero i miei piani per l’anno seguente, io gli ho detto che ero fermo perché mi mancava il budget, ma che mi sarebbe piaciuto tornare a correre e che avrei colto qualsiasi opportunità si fosse presentata. Lo stesso giorno ho incontrato Sassone (Roberto, Direttore Tecnico velocità FMI, ndr) a cui ho riferito questa ipotesi di gareggiare nel Trofeo Aprilia. Successivamente abbiamo provato ad organizzarci tecnicamente con il 52 Racing Team per tentare di competere nel Trofeo, senza l’appoggio di alcun team. Giacomo aveva corso qualche gara in quel campionato: la moto c’era e in quelle due stagioni avrei usato la sua (2023, 2024, ndr). Ci siamo attrezzati con gazebo, pannellature, tappeto. Eravamo dunque organizzati dal punto di vista della tenda. Lui ha creduto in me in un momento in cui non l'ha fatto nessuno. Alla fine abbiamo unito le forze con il team M2, che stava cercando un pilota, con cui mi ha messo in contatto Sassone. Se quel giorno non fossi stato a Varano, non sarebbe successo niente. Mi sento fortunato per la possibilità che queste persone mi hanno dato”.
Oltre a correre, tu lavori. Cosa fai esattamente?
"Lavoro con le macchine a controllo numerico, fresa e torni, nell'azienda del padre di Sebastian. In settimana lavoro e nel weekend faccio le gare. Quando ho finito il liceo scientifico ho deciso di non andare all'università perché papà da solo non ce la faceva più a mandarmi avanti e io non volevo più gravare su di lui. Volevo rendermi indipendente. Con i primi stipendi ho comprato un'Honda del 2004, poi l'ho venduta per una del 2008. Ho costruito tutto piano piano con le mie forze e senza sponsor. Papà aveva già fatto troppi sacrifici".
Quando hai cominciato?
"A settembre 2023. Devi stare in piedi 8 ore, fai i programmi e piazzi la macchina. È un lavoro che magari non in tanti conoscono, ma è bello".
Parlavi di sacrifici. Nel tuo caso come è andata?
"Purtroppo mamma se ne è andata quando ero piccolino e sono cresciuto con papà e con la sua forza. Lui lavorava in provincia e mi permetteva di correre con 1300 euro al mese. Non so sinceramente come siamo riusciti ad arrivare dove siamo ora, perché non avevamo sponsor e io non potevo nemmeno allenarmi".
Cosa intendi tu per sacrificio?
"I sacrifici che intendo io non sono gli allenamenti, perchè quando puoi fare quello che vuoi sei un privilegiato. Il sacrificio è quando da piccolino gli altri hanno la Playstation e tu no perché quei 300 o 400 euro non ci sono. O quando vedi un vestito che ti piace ma non lo chiedi a papà perché, anche se lui trovasse il modo di comprartelo, non sarebbe rispettoso per quello che sta facendo. Non siamo mai andati in vacanza. Papà si è privato di tutto per me e non è affatto scontato. Con la morte di mamma sono maturato tanto, capendo che non dovevo chiedere nulla perché lui stava già facendo troppo. Ecco perché ho voluto subito cercare lavoro".
Tuo papà ti segue fisicamente nei weekend di gara?
"Certo. È il mio più grande sostenitore".
L'anno scorso hai gareggiato in Supersport 600. Che bilancio fai?
"Da fuori non sembrerebbe una stagione così negativa per essere stato il primo anno nella categoria, abbiamo fatto un secondo posto in qualifica a Vallelunga in Q 1, un quinto in Q 2 e in alcune piste eravamo veloci. Però io volevo di più da me stesso. La squadra mi ha dato la possibilità di correre in una classe importante come la SS e li ringrazio per ciò che hanno fatto per me, offrendomi molta professionalità”.
Qual è stato il momento più difficile della tua carriera sino a qui?
"Sicuramente con Gresini e il fatto di essere rimasto fermo un anno. Lì per lì vedevo solo quello, anche se ora so che è stata una fortuna. Con Gresini non era un fatto di pressione, ma ho semplicemente fatto fatica, avevo anche un infortunio alla spalla e non mi sono trovato".
Hai un idolo o qualcuno a cui ti ispiri?
"Mi ispiro a tutte le belle cose. In moto a Marc (Marquez, ndr). In Formula 1 guardo Hamilton, anche Verstappen per la voglia che ha di metterci sempre una pezza. Nel calcio Ronaldo per la mentalità. E ammiro la forza che ha avuto la Brignone nello sci, è impensabile. Ammiro gli sportivi per come sanno reagire nei momenti difficili".
Il tuo traguardo finale, in prospettiva, è il mondiale Superbike?
"Ora come ora sì, non vedo un altro percorso. So che è questo quello che devo fare, mi devo impegnare senza distrazioni perché altrimenti rischi di perdere la via".
Hai un motto?
"Un mio motto no. Ho la frase che mi diceva papà in griglia quando ero piccolo e teso: mi dava il pugno e diceva 'Fai quello che sai fare, che quando lo hai fatto hai fatto bene'. Porto sempre con me questa frase".