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Alessio Salucci, per tutti "Uccio", storico compagno di viaggio di Valentino Rossi e oggi direttore del team VR46 in MotoGP, ha raccontato a Moto.it la filosofia dietro gli spazi hospitality del team e ha ripercorso un aneddoto per ognuno dei nove titoli mondiali vinti da Valentino.
Qui sotto trovate il video dell'intervista e a seguire la trascrizione pressoché integrale.
Ho letto una tua intervista in cui dicevi che a un certo punto della tua carriera portavi Valentino dai giornalisti, cosa facevi?
"Sì, tempi indietro. Cercavo di semplificare il lavoro a 360 gradi, per far sì che lui potesse pensare solamente a guidare, a fare quello che gli riusciva meglio, perché lui è stato un po' un pioniere di questo: è stato il primo ad avere molta gente al seguito, il primo a dover organizzare davvero il lavoro"
Ho visto anche in un'altra intervista che questa struttura che avete creato è frutto di tutta la tua esperienza. C'è questa zona relax (il terrazzino dove siamo stati seduti a fare l'intervista)...
"Esatto, tutto pensato per far sì che la gente lavori meglio. Praticamente, negli anni con Vale, strutture di questo livello ancora non esistevano. Si era tutti un po' sparsi: c'era quello della comunicazione lontano, si usavano i telefoni per cercarsi. Quando abbiamo deciso di fare il team, a me piaceva che ci fosse una struttura dove tutti eravamo vicini, dove potevamo cercare chiunque in maniera veloce. Questo modifica e migliora la modalità di lavoro: avere i piloti vicino con i loro uffici ben strutturati, avere una sala riunioni, perché prima si facevano le riunioni nel box, in dieci, in venti, ed è brutto farle nel box. Con questa struttura è tutto meglio. Non è un lusso, oppure è un lusso, ma è un lusso che serve per far sì che il lavoro vada meglio. Praticamente è una fregatura per chi lavora, fondamentalmente, perché è bello bello bello, ma bisogna lavorare di più"
E poi alla vostra hospitality avete scelto il menù al posto del buffet, anche quella è una scelta per in ottica lavoro?
"Sì, assolutamente. Non ci piaceva, non sono solo io, siamo un gruppo. Io sono quello che rompe più le scatole, quello con il vulcano sempre in piena che dice le cose, che svuota il sacco. Poi a volte mi dicono 'no, così non si può fare', altre volte mi ascoltano e si va avanti insieme. Il buffet non mi piaceva, soprattutto per i meccanici, per chi lavora dodici ore al giorno e ha mezz'ora, quaranta minuti di pausa per mangiare: arrivavano, c'era la pasta scotta, e non mi piaceva. Ho chiesto al nostro chef, Michelone, di fare la carta, come al ristorante, due primi, due secondi, in modo che quando arrivavano i meccanici fosse tutto pronto. E poi anche per i nostri partner, gente che investe un sacco di soldi: se arrivi e mangi male non va bene. Non tutti quelli che vengono all'hospitality sono tifosi, molti vengono perché invitati dai partner, e allora cosa ti rimane quando torni a casa? Deve rimanerti qualcosa di buono del weekend. E cosa c'è di meglio in Italia se non il cibo?"
Quando dovete scegliere i piloti, come funziona? Fate una riunione, decide Valentino, decidi tu?
"Guarda, scegliamo insieme, capiamo cosa abbiamo sul piatto e facciamo le nostre valutazioni. Abbiamo una certa esperienza e valutiamo in base al carattere del pilota, alla velocità, al suo passato, alla sua età: tante cose si valutano, e poi si prende la decisione"
Avevo pensato a un gioco: ricordare un aneddoto per ogni mondiale vinto da Valentino, anno per anno. Partendo dal '97...
"Il '97 me lo ricordo bene, non ci sembrava vero, il mondiale vinto, noi fino a due anni prima guardavamo gli altri alla tv, erano idoli per noi... Poi ha vinto il mondiale ed è stata una giornata bellissima. Mi ricordo che ci eravamo un po' ubriacati con l'anice, c'era sua madre disperata perché non bevevamo niente, e abbiamo bevuto due bicchieri di anice..."
Magari trovato in un armadietto...
"Sì, forse di Graziano! (ride, ndr)"
Mondiale del 1999?
"La 250 me la ricordo, un anno strepitoso: al Paul Ricard a Vale era scesa la catena all'ultimo giro, e Ukawa aveva vinto. Eravamo andati a meno 60 punti, una roba, e da lì abbiamo detto: questo mondiale dobbiamo portarlo a casa, non ce lo meritiamo di perderlo così. Vale si era messo giù e avevamo vinto quattro, cinque gare di fila. Un gran anno"
Nel 2001 era veramente un team satellite?
"Ni... come il nostro di adesso (Carlo Fiorani ha dato una risposta un po' diversa). Honda voleva Vale a tutti i costi con una moto ufficiale, ma i due piloti factory — Crivillé e Okada avevano già il contratto. Allora Honda si inventò una moto factory ufficiale, uguale alle due, appoggiata sul team con cui correvamo nel 2000, dove eravamo da soli, senza compagno di squadra. A Vale piaceva così, e accettò subito, anche se aveva offerte da tutte le altre factory. La scelta era restare lì, con la moto appoggiata tra virgolette, o andare via. La Nastro Azzurro, bellissima, grandissima stagione, forse una delle più belle insieme al 2004"
2002-2003, i primi due anni con la Honda MotoGP...
"Sì mi ricordo questo aneddoto: Suzuka. Andammo al test il lunedì dopo le 8 Ore di Suzuka, nel 2001, e provammo la MotoGP per la prima volta. C'era una grandissima aspettativa, era un investimento importante per Honda. Vale fece un paio di giri, scese e disse: 'sgomma' — che in romagnolo vuol dire che la moto scivola, patina, slitta, "sgomma in uscita dai box!, questa moto fa cagare, non ha grip! I giapponesi restarono un po' così, volevano fare harakiri! Io gli dissi "Vale anche meno!", ma eravamo giovani, avevamo vent'anni, ventuno, eravamo istintivi"
2003, l'anno dei podi e dei "lavori forzati"...
"Sì, da lì iniziò un po' la rottura tra noi e Honda. Noi eravamo molto friendly, vincevamo sempre e io ero spesso presente nel box: quando vincevamo sembrava una cosa normale, o una cosa che a qualcuno dava fastidio. Da lì nacquero i 'lavori forzati': anche se vinciamo, siamo comunque ai lavori forzati. Era una gag per sdrammatizzare il momento"
2004, anno strepitoso, l'anno del passaggio in Yamaha...
"È stato un anno che non ci aspettavamo. Mi ricordo quando Vale scese dalla moto la prima volta che la provò, in Malesia, a gennaio-febbraio 2004, e mi disse: 'Si può fare!'. E poi disse agli ingegneri: 'la moto funziona bene, ha poca connessione col gas, ma se me ne date di più ci possiamo divertire'. E così fu: forse l'anno più significativo"
Brivio mi ha raccontato che all'ingaggio di Valentino gli disse che l'obiettivo era fare un buon 2004 e vincere il mondiale nel 2005, questa potrebbe essere la strategia di comunicazione... Sì, ma Vale rispose: 'ok, ma io voglio vincere la prima gara'"...
"In Sudafrica l'obiettivo era uno, provare a fare la storia, a vincere subito con la Yamaha. Eravamo abbastanza decisi, era decisivo lui"
Le sue gare più famose: Sudafrica 2004, Laguna Seca 2008, Barcellona 2009. Quale ricordi di più?
"Laguna Seca 2008 è stata forse una delle più significative. Eravamo a un bivio: se vincevamo potevamo giocarci il mondiale, se prendevamo paga da Stoner il mondiale sarebbe andato nelle sue mani, anche se eravamo ancora a metà stagione. Mi ricordo che lo avevo stressato parecchio in macchina, gli avevo detto che bisognava disturbare Stoner, rompergli il ritmo, perché se prendeva il suo ritmo era imprendibile. Quando mi sono seduto nel box a inizio gara lo sapevo teso, e vedevo che ci provava davvero, lasciava i freni tardi, provava a rompere il ritmo. È stata una gara molto importante, sia per quell'anno sia per il futuro, perché Vale prese ancora più sicurezza"
E il 2009?
"Nel 2008, primo anno con le Bridgestone, all'inizio non andavamo forte, eravamo quinti, quarti. Poi a Shanghai, Jeremy Burgess allungò il forcellone, trovammo finalmente un po' di feeling, e da lì in poi abbiamo vinto una serie di gare. Il 2009 è stato un anno di gestione, con tanti piloti veloci, non è stato facile, ma abbiamo vinto molte gare"
Nel 2009 avete vinto sei gare, meno degli altri anni... È l'anno in cui ne ha vinte meno, ma ha comunque fatto più di 300 punti — è l'unico ad aver vinto tutti i mondiali con più di 300 punti. Ultima domanda: nelle gare, qual era l'ultimo momento in cui parlavi con lui prima che partisse?
"In griglia, proprio prima della partenza. Mi chiedeva le gomme degli altri, e poi basta. Di solito gli dicevo sempre: 'divertiamoci'. Mi rispondeva: 'sì, facile per te che adesso stai nel box, io devo partire'. Ma mi sembrava la cosa giusta da dire. E alla fine è così: ci siamo divertiti un botto"
Anche noi!