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Marc Márquez è un professionista, anche nelle interviste. Moto.it ha potuto intervistarlo in esclusiva al WDW. Il pilota Ducati ha parlato dell'infortunio al nervo, dei suoi leggendari salvataggi ormai impossibili da replicare e del passaggio dalla Honda alla Ducati. Non sono mancati i ricordi dei Big Five e del test di Austin 2013, dove dette un secondo e mezzo a tutti.
Di seguito il link per l'intervista VIDEO e sotto la trascrizione integrale.
Senti Marc, siamo qui al WV e abbiamo visto che parlavi con Casey Stoner. Quando tu parli con gente come lui, come Lorenzo, è un po' diverso che parlare con tutte le altre persone?
"Sì, sempre provi ad ascoltare bene cosa ti dicono, perché alla fine sono ex piloti che hanno imparato tanto, con Casey abbiamo avuto una relazione buona, sia con lui, che con Jorge e Dani Pedrosa. Quando ci troviamo parliamo e provo sempre ad ascoltare"
Sì, vabbè, però anche tu hai tanto da dire, insomma...
"Sì, alla fine parliamo. Ovviamente adesso mi chiedeva dell'infortunio, e mi ha detto subito: ma come fai a trovare la motivazione? Perché lui alla fine, quando aveva l'infortunio alla spalla e faceva tanta fatica, m'ha raccontato... ma bene, alla fine la passione è la passione"
Qui al WV è una cosa incredibile. Davanti al box Ducati ci sono sempre tantissime persone per te, sei amatissimo da tutti. Te l'aspettavi, in due anni, questa cosa?
"No, era impossibile. Ma è un peccato perché c'è così tanta gente e non puoi soddisfare tutti, questa è una cosa che non mi piace, sai, perché la gente è qui al sole, caldo, aspettando, e non puoi stare tutto il tempo lì con tutti. Ma è veramente per me un'emozione essere qui al centenario di Ducati"
Qual è per te il contrario della parola paura?
"(pensa qualche secondo, ndr)... Il contrario della paura, per me, è divertimento, perché quando hai divertimento non c'è la paura. Quando ti stai divertendo in una cosa passa il tempo veloce, quando ti stai divertendo in una cosa non pensi a un'altra cosa. Se non ti stai divertendo così, inizi a capire: qui c'è il rischio, qui inizia la paura"
Qualche tempo fa hai detto: "Mi è successo sempre così, entro in pista e sono troppo veloce, devo controllare la velocità". Da qualche parte dentro di te esiste il pensiero che il più grande rivale di Marc Márquez è Marc Márquez?
"È stato un punto debole della mia carriera sportiva, che sempre entro e non vedo il rischio, non vedo il limite, e trovo il limite perché cado, ma non lo vedo prima di arrivare lì. È una cosa su cui ho lavorato, soprattutto quando ero più giovane. Adesso piano piano l'ho trovato, ma questo mi sta aiutando perché adesso devo controllare questo istinto, soprattutto perché mi devo gestire fisicamente, perché se guido istintivamente come mi piacerebbe, non ce la faccio. E questo anno mi è successo tante volte in FP1, e non era mai accaduto così in FP1. Parto, prima uscita, seconda: quando vado d'istinto, fai il calcolo quante volte sono caduto in FP1, troppe, perché quando vado d'istinto il corpo non mi segue. Così durante il weekend lavoro per cercare uno stile di guida per essere veloce, ma senza seguire il mio istinto"
Secondo me una delle cose incredibili sono i tuoi salvataggi, uno dei tuoi marchi di fabbrica. Come fai a fare quei salvataggi lì? C'è una tecnica, è un segreto?
"Adesso sono impossibili, perché quando vai oltre i 62 gradi adesso tocca la carena con l'aerodinamica, e ti partono le due ruote. Adesso è impossibile, anche perché il down force alle ruote è molto di più. Ma una volta avevi il feeling sulla moto, si muoveva, andavi dentro, si chiudeva, partiva dietro, e adesso è tutto molto più attaccato, e quando parte, parte. Ma è vero che era una cosa che, soprattutto con la Honda che era una moto con cui si giocava, dovevi giocare tanto al limite e cercarlo. Mi veniva così, prima mettevo il ginocchio, il gomito e con tutta la forza provavo a rialzarla"
Vorrei sapere il pensiero che hai fatto quando hai fatto questo sorriso...
"Non è stato: ok, posso vincere. Anche io avevo i dubbi, dopo 12 anni con la Honda, non sapevo se fossi stato capace di guidare un'altra moto... avevo i dubbi. Ma dopo, quando ho fatto la prima uscita, ho detto: ok, sono due ruote, un motore, una moto, va molto bene"
Avevi un po' di mal di pancia prima?
"Sì, prima sì. Ero nervoso, molto nervoso, prima. Lo dicevo a Michele Masini, a mio fratello Alex, a Nadia... ero nervoso perché avevo la curiosità e non ero 100% fiducioso che andasse bene. Dopo la prima uscita ho capito che alla fine sono due ruote, una moto, e sì, va bene, va bene"
Ma è vero che hai fatto il record della pista al ranch di Valentino Rossi?
"Il flat track è una disciplina dove ogni volta le condizioni di pista sono diverse. Quel giorno ho finito primo nei tempi, ma non so se era il record, devi chiedere a uno della VR. Quel giorno all'americana... non so se è stato il secondo round o il terzo, sono caduto insieme, penso, a Pasini, e non mi ricordo bene. Ma sì, il ranch mi è piaciuto molto. Era molto veloce, mi ricordo, molto bello"
Nella tua serie All-in, Dani Pedrosa racconta che tu gli chiedesti un consiglio nel 2010, quando eri in 125, e poi da lì hai vinto cinque gare di fila e non ti sei più fermato. Tu lo ricordi quel dialogo?
"No, non lo ricordo quel dialogo. Mi ricordo di più quando l'ho incontrato, Dani Pedrosa lì, e alla fine per me Dani Pedrosa era sempre un po' il riferimento. Quando sei piccolo hai degli idoli, per esempio Valentino Rossi, perché è quello che vince, e quando sei piccolo quello che vince è quello che ti piace. Ma il riferimento era Dani Pedrosa perché era molto piccolo, come me, io ero molto piccolo. E dopo, nel 2008, quando ho fatto il salto al motomondiale, ero al Repsol KTM e lui era al Repsol, e lì abbiamo fatto tanti eventi insieme, ho iniziato a parlare con lui e sempre gli chiedevo qualcosa"
A Emilio Alzamora, che ho intervistato qualche settimana fa, ho chiesto di indicarmi un momento in cui ha capito che eri un fenomeno. Lui me ne ha detti tre: la gara di Estoril in 125, il test di Valencia in Moto2, e poi Austin 2013, non la gara, ma il test in cui hai dato 2 secondi a tutti. Per te sono questi i momenti in cui hai capito che ne avevi di più?
"Sì, ma io non voglio pensare mai che ne ho di più. Dopo, quando finirà la mia carriera, forse penserò una cosa o l'altra, ma io sempre penso che l'avversario è più forte di me, così continuo a lavorare, e alla fine, se pensi che sei il più bravo, è molto facile rilassarti. Sempre penso che gli altri sono fortissimi. Ma è vero che quando uno ha un talento diverso, ci sono momenti in cui fa cose diverse. Nella mia carriera ho fatto cose diverse, meglio o peggio, ma ho fatto cose diverse, sia a partire ultimo e finire primo. Il test di Austin, mi ricordo perfettamente, mi fermavo al box e c'erano Pedrosa, Valentino, Lorenzo, tutti e tre, e io un secondo e mezzo più forte. E mi dicevano: ma stai tagliando le chicane? Ho detto di no, ma mi veniva così facile!"
Tu hai fatto parte dei Big 5, cioè tu, Lorenzo, Pedrosa, Stoner e Valentino. Ho avuto la fortuna di chiedere a diversi di loro cosa prenderesti da ognuno. Ora vorrei farlo anche con te. Cosa prenderesti a Lorenzo?
"Lorenzo, per me, la capacità di essere ripetibile, la costanza. Quando arrivava un circuito, lui era capace di fare tutta la gara a due decimi, una sopra, una sotto. Questo è quello che prendo da Lorenzo"
E da Pedrosa?
"Pedrosa è il talento. Per me, guidare una MotoGP con il suo corpo, con il suo peso, è una cosa che o hai più talento di tutti o non la fai. Ha guidato una MotoGP, ha vinto gare, non ha vinto un campionato non so perché, perché se lo merita, ma il talento di Pedrosa..."
E di Stoner?
"Di Stoner, l'esplosività. Era molto esplosivo, faceva il record del circuito al terzo giro, una cosa molto difficile da fare..."
E di Valentino?
"Di Valentino, la gestione delle gare. Lui tante volte nel weekend sembrava che non ci fosse, non c'era, ma domenica gestiva la gara ed era capace di vincere senza essere il più veloce, o tante volte vincere essendo il più veloce, ma gestendo la gara molto bene"
E di Marquez?
"Di Marquez... eh, tante cose! (ride, ndr). No, no, no, scherzo. Soprattutto il carattere è una cosa di cui sono orgoglioso, che sempre ho avuto il mio carattere, la mia idea, e con quello fino alla morte"
Perfetto. Ultima domanda filosofica: se tu potessi essere una sola parte della moto, quale saresti? Motore, freno, acceleratore, frizione, centralina, telaio?
"Il motore, perché secondo me un motore fa il telaio buono, il motore è il cuore della moto"