MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Emilio Alzamora, parla l'uomo che ha scoperto Marc Márquez: "A 12 anni era già maturo, capii che era diverso dagli altri" [VIDEO]

MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Emilio Alzamora, parla l'uomo che ha scoperto Marc Márquez: "A 12 anni era già maturo, capii che era diverso dagli altri" [VIDEO]
L'ex pilota e poi scopritore di talenti: "Senza umiltà non sarai mai un campione. Márquez ce l'ha più di tutti". Il manager spagnolo ha raccontato anche Bagnaia e la promessa Pini: "Ho visto Guido di nascosto. Sapevo che aveva qualcosa". Sul campionato giocato all'ultima gara con Melandri: "Nel '99 sapevo che Marco era troppo bambino. Quello era il mio mondiale"
27 maggio 2026

Ha vinto un mondiale senza vincere una gara. Ha scoperto Marc Márquez a 12 anni in una scuola di guida a Barcellona. E oggi scommette su Guido Pini come il prossimo grande talento italiano.

Emilio Alzamora, 53 anni, catalano, è uno dei personaggi più interessanti del paddock mondiale: ex pilota, talent scout, manager. In questa intervista ha raccontato il 1999, moltissime cose di MM93, il metodo con cui riconosce i campioni e cosa manca alla nuova generazione per vincere.

Di seguito l'intervista VIDEO e la trascrizione.

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La carriera di pilota, l'inizio da manager

Emilio, partiamo dal 1999. Marco Melandri ha detto che sogna ancora di notte quell'anno, quelle gare. Tu hai vinto quel mondiale senza vincere neanche una gara. Come lo ricordi, e ne hai mai parlato con lui dopo?

"Lo ricordo come il miglior ricordo che ho della mia carriera sportiva. Vincere un mondiale era l'illusione da piccolo. L'ho potuto fare in quell'anno, un anno particolare, di lotta con Marco Melandri, con altri piloti molto forti. Io avevo più esperienza di Marco, per me era sì o sì quel mondiale. Non sempre passa davanti a te. E penso che Marco era troppo bambino — non dico giovane, era troppo bambino. Il team penso che non l'abbia gestito bene nella preparazione della gara. Dopo si è trovato così, ma alla fine sono cose che succedono. Per parecchio tempo non ci siamo parlati, ma con il tempo ci siamo visti, ci siamo parlati, sono esperienze della vita. Lui dopo è stato un gran campione, fortissimo. Quello era il mio momento"

Tu avevi 26 anni, lui 17. E poi ti sei ritirato a soli 30 anni.

"Sì, mi sono ritirato abbastanza giovane. Ho corso dieci anni, per infortuni e perché le opportunità non c'erano. Ho fatto il mio percorso con la 125, poi la 250 è stata tosta — nel '97 mi sono fatto molto male a una mano, quello mi ha rovinato tutto l'anno. E poi c'erano Max Biaggi, Capirossi, piloti fortissimi. Sono tornato indietro, ho sofferto anche con l'Aprilia, poi ho trovato la strada con Massimo Matteoni con la Honda, abbiamo vinto, due anni bellissimi con Gresini. Cambiano tante cose quando finisci la carriera e questa è l'esperienza che mi ha dato il via per gestire i ragazzi, per non commettere gli errori di cui ti rendi conto solo quando sei grande"

Quel mondiale vinto con i piazzamenti ti è tornato utile per insegnare ai piloti che gestisci che non importa sempre la vittoria? Guido Pini, per esempio, tante volte dà troppo, poi cade...

"Guarda, anche io quando ho iniziato ero così, dal '90 al '96, fatto terzo nel mondiale due volte con quattro cadute, avevo troppa voglia. Quelli che non hanno questa voglia e non cadono, non fanno errori, non saranno mai grandi campioni. Però sì, con l'esperienza devi essere più regolare, ma questo con il tempo si capisce"

La regolarità. Mir ha vinto un mondiale così nel 2020, una sola vittoria. Rossi nella fase finale della carriera faceva tanti piazzamenti. Penso che sia la cosa che Márquez non ha mai avuto...

"Sì, Márquez la regolarità non l'ha sempre cercata, ma lui è un gran campione e la sua mentalità era vincere. Questo gli ha fatto commettere errori che stando tranquillo non avrebbe fatto, ma se metti sulla bilancia i titoli che ha vinto con questa grinta, penso che gli sia andata bene. La sua strategia ha funzionato. Il risultato finale è quello che conta"

Piloti con meno talento devono giocare la carta della regolarità...

"Sì, quando non hai il talento di un Márquez o di un Rossi devi essere più costante. Io in quel '99 sapevo di essere forte ma avevo le mie mancanze con la moto, con la velocità pura, e sapevo che la regolarità era la carta con cui potevo vincere"

La scoperta di Marc Márquez

Dopo il ritiro nel 2003 scopri Márquez. Com'è andata la prima volta?

"È stato nel 2004. Ho iniziato con una scuola qui a Barcellona, come team manager. Un amico mio, che seguiva il motocross, mi parlava già di questo ragazzino, Márquez, velocissimo, con una percorrenza in curva speciale. Poi l'ho visto per la prima volta alla festa del mio ritiro, qui in Catalogna, con la federazione. Erano venuti tutti i ragazzi giovani che avrei dovuto gestire, e lì ho conosciuto Marc e suo padre"

Qual è stata la prima impressione?

"Quello che mi ha sorpreso di più era la maturità. Aveva 12 anni, ma parlavi con lui ed era molto maturo, sempre attento, sempre concentrato. Non era come gli altri che andavano a giocare con il pallone, un po' persi. Dopo era molto coraggioso, molto veloce. L'unica incognita era che era molto piccolo e non si sapeva se sarebbe cresciuto, o se sarebbe rimasto come Pedrosa. Ma la prima cosa che mi colpì fu la maturità"

Avete iniziato insieme in 125 con la KTM, anni difficili.

"Sì, non c'era ancora la regola sull'età minima come adesso. Ha iniziato a 15 anni. Abbiamo fatto un progetto con la KTM, ma in quel momento era sbagliato perché il programma era cambiato e la moto non aveva la performance dell'Aprilia. Però gli ha dato tanta esperienza, sforzarsi con quello che aveva. Quando è arrivato sull'Aprilia (Derbi) ha volato"

Ci dici un episodio che racconta chi è Márquez?

"Ne dico tre: la gara di Portimão: è caduto in griglia, è entrato ai box, è partito ultimo e ha vinto. Quello lo ha visto tutto il paddock. Il secondo: in Moto2, il primo test a Valencia, ha fatto il record della pista. Terzo: il test ad Austin nel 2013, ha dato un secondo a tutti. Ogni volta ho detto: questo è speciale"

Quest'anno hai visto Márquez faticare fisicamente?

"Se non stai dentro non vedi tutto. Purtroppo la sfortuna dell'anno scorso, quella caduta dopo aver vinto il mondiale... Speriamo che questo intervento vada bene e possa tornare ancora"

Questo inizio del 2026 ti ricorda il 2022, l'ultimo anno insieme, quando faceva quinto, sesto, settimo e poi andò a operarsi all'omero?

"Sì, è abbastanza simile. Ha tentato di vedere se poteva essere competitivo. Dopo un'operazione è normale che ci voglia tempo di recupero, di riprendere forza. Per sfortuna della vita sembra che gli desse ancora fastidio ed è andata così. Speriamo che vada tutto a posto"

Bagnaia, Quartararo, Pini

Hai lavorato anche con Bagnaia.

"Sì, mi ha chiamato Umberto Milesi, un familiare di Pecco, mi ha detto che c'era un ragazzino in Italia e che il padre voleva venire in Spagna. Gli abbiamo dato una mano. È una bellissima persona, molto maturo per la sua età. Con la GP3 è andato subito veloce e gli ho detto: devi passare alla Moto3. È andato forte subito. Non ho potuto portarlo all'Estrella Galicia perché volevano solo piloti spagnoli, ma sapevo che era fortissimo"

Gli Espargarò, Oliveira, Quartararo, Bastianini: li hai avuti tutti.

"Sono passati dalla nostra struttura, gli abbiamo dato la nostra esperienza e la nostra metodologia. Fabio Quartararo aveva già vinto il CEV Junior quando è venuto da noi, ma aveva un potenziale incredibile. Oliveira lo stesso, l'abbiamo provato con il team Monlau a Valencia nell'ultima gara della stagione, andava fortissimo già in curva uno. Bastianini è stato con noi nel progetto Moto3 un anno. Li conosco un po' tutti quelli della griglia"

Guido Pini: come l'hai scoperto?

"L'ho seguito in televisione e sono andato a qualche gara a vederlo senza che lui lo sapesse, con suo padre e Matteo. A Valencia ho visto un ragazzo molto sveglio, coraggioso, con una percorrenza in curva molto veloce. Avevo visto qualcosa. L'ho conosciuto a Jerez, me lo ha presentato Francesco Guidotti, che lo conosce di famiglia. Era sveglio, ma ha tanto da imparare, questo è sicuro"

Márquez dice spesso che non deve dimostrare più niente a nessuno. Significa che non ha più voglia di vincere?

"No. Marc è in pista perché vuole vincere, non corre per correre o per i soldi. È un vincitore. Se è tornato è per lottare e per vincere, ne sono sicuro"

Dopo tutti i talenti che hai visto, qual è la qualità che un pilota non può non avere, oltre alla velocità?

"Umiltà, molta umiltà. E sacrificio, la capacità di sacrificarsi. E saper ascoltare le persone più mature e più professionali che hai intorno, essere ricettivo. Senza umiltà e senza sacrificio non sarai mai un vero campione"

Se dovessi assegnare le qualità ai piloti che hai avuto: velocità pura?

"Marc Márquez"

Togliendo lui?

"Pecco Bagnaia. Molta velocità in curva, molta percorrenza. Anche Álex Márquez"

Umiltà?

"Marc Márquez"

Togliendo lui?

"Pecco, Álex. Anche Fabio Quartararo"

Sacrificio?

"Marc Márquez"

Togliendo lui?

"Fabio. Aveva un'esplosività brutale e un sacrificio e un lavoro enormi"

Capacità di ascoltare?

"I fratelli Márquez. E anche Pecco"

E mettendo tutto insieme?

"Marc Márquez è molto completo. Non dico che gli altri non lo sono. Ma la capacità di fare tutto questo per 365 giorni l'anno, su 22 gare — al 100% è impossibile, ma dall'80 al 100 devi esserci se vuoi lottare per un mondiale. Quello è quello che deve imparare questa nuova generazione"

Scriverai mai un libro?

"Prima voglio finire la storia con Guido Pini, farlo diventare campione di MotoGP, e anche Brian Uriarte e Carlos Cano. Dopo, magari..."

Acosta non l'hai mai avuto nella tua strada.

"Non ho lavorato con lui, ma è un altro che ha tante qualità. Sarà sicuramente un futuro campione di MotoGP con la Ducati"