MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Gino Borsoi: "Con Jorge Martín discutemmo sullo psicologo. Gli dissi di correre all'85%!" [VIDEO]

MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Gino Borsoi: "Con Jorge Martín discutemmo sullo psicologo. Gli dissi di correre all'85%!" [VIDEO]
Il team manager Yamaha ha parlato di tecnica, psicologia, gestione umana e anche del famoso cobra: "Non ricordo quando mi sono arrabbiato l'ultima volta. I piloti? Sono propensi a raccontare cazzate". Sul percorso con Yamaha: "Riportarla in alto sarà come vincere un mondiale"
25 maggio 2026

Un mondiale vinto come team e uno - storico - con Jorge Martín come pilota. Ora invece Pramac lotta per togliersi dall'ultima posizione in classifica.

Gino Borsoi, team manager di Pramac Yamaha, è uno che il motomondiale lo conosce bene: prima pilota, poi team principal, poi gestore di talenti. Con Martín ha vinto, dall'anno scorso ha ricominciato da capo con la M1.

Di seguito tutto quel che già detto, sia in VIDEO, che in trascrizione scritta.

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Il cobra, da pilota a team manager

Siamo circa a un quarto di stagione. Prima però voglio fare un salto al 1998: in Malesia ti attraversò un cobra in pista. Cosa successe?

"Me lo chiedono tutti e penso che la gente si ricordi di me per il cobra, non per i risultati in pista. Un po' triste, ma almeno si ricordano (ride, ndr). Penso fossero le qualifiche. Davanti avevo Cecchinello, lui passa e in una curva vedo qualcosa all'interno, nel suolo — non sapevo cos'era, a quella velocità immaginavo fosse un pezzo della moto staccato. Arrivano le bandiere rosse, rientro al box, non avevo ancora fatto un tempo decente e stavo inventandomi una scusa. Poi i meccanici mi dicono: "Hai preso un cobra". Pensavo mi prendessero in giro. In quegli anni c'erano quattro televisioni contate, sono dovuto andare in un altro box per vedere cosa era successo — ed effettivamente avevo preso un cobra!"

Sei noto per essere una persona molto calma. Quando ti sei arrabbiato l'ultima volta?

"Non mi ricordo quando mi sono arrabbiato l'ultima volta. Cerco sempre di arrivare al dialogo. Le critiche costruttive sono importanti, e se non sono d'accordo su qualcosa cerco di capire prima io perché non sono d'accordo, prima di mettermi contro. Arrabbiarmi arriva veramente alla fine"

Sei diventato team manager per scelta o per necessità?

"Per necessità e poi per scelta. Gli ultimi due anni della mia carriera ero co-proprietario del team dove correvo. Alla fine del 2004 Dorna cambiò il regolamento: i piloti della 125 non potevano avere più di 28 anni, e io ne avevo già di più. Passare alla 250 voleva dire allenarsi di più, spendere più soldi, cercare più sponsor — una mission impossible per il team. Decisi di smettere e iniziare solo da team manager"

Tornando a quel che dicevi prima: ti accorgi quando un pilota ti sta raccontando una balla?

"La maggior parte delle volte sì. Siamo propensi a raccontare cazzate — lo so bene, l'ho fatto anch'io. Il problema è che uno sposta sempre la colpa sulla moto. Poi cresci, maturi, e lo sai dentro di te, anche se non lo vuoi dire: delle volte il problema sei tu, che non riesci a guidarla come dovresti. I piloti onesti che lo ammettono esistono, ma è difficile trovarli — e in fondo è anche giusto così"

Martín, lo psicologo, il mondiale vinto

Zarco e Martin: li hai gestiti in modo diverso?

"Completamente. Due caratteri, due persone, due piloti totalmente differenti. L'approccio con uno non era quello che potevo usare con l'altro. Zarco era un diesel: arrivava sempre verso la fine della gara, gestiva benissimo il pneumatico posteriore. Martin era esplosivo, l'asso delle sprint. Nelle gare lunghe dove bisognava gestire la gomma, Zarco faceva grandi secondi tempi. Quando invece la gomma reggeva tutta la gara, andava un po' in difficoltà"

Tu hai lavorato molto sulla psicologia dei piloti..

"Ho capito che fisicamente ormai sono tutti preparati. La parte mentale è quella dove siamo più indietro. Ci sono sport molto meno famosi del nostro dove sono molto più preparati mentalmente. Sono convinto che si possa trovare un vantaggio enorme lì: come tecnico cerchi il decimo sulla telemetria, vai in palestra per migliorare le performance fisiche, ma quasi nessuno lavora sulle performance mentali"

Sei stato tu a consigliare a Martín di lavorare con uno psicologo?

"Sì. Il primo anno non mi ha nemmeno ascoltato, anzi abbiamo discusso. Non ne voleva assolutamente parlare. Poi a fine anno ha capito l'importanza, ha preso lo psicologo e l'anno successivo ha vinto il mondiale"

Bagnaia era più veloce, aveva vinto più gare, ma Martin ha fatto 16 volte secondo. Ed è stato un capolavoro mentale: per un pilota esplosivo come lui riuscire a ottenere il massimo senza esagerare mai è qualcosa di straordinario...

"Gli ho sempre detto che doveva correre all'85% della sua performance. Non è un numero esatto, ma dà l'idea. Un pilota deve sempre tenere un margine: se vai al 100% iniziano le cadute. Se vai all'85%, migliori piano piano, e quel margine ce l'hai sempre. Non è facile, è un lavoro che deve iniziare da inizio stagione e ci devi credere"

Yamaha

Quartararo a 7 secondi dal primo a Le Mans: che segnale è?

"Quello è il punto di riferimento. Quartararo ha fatto un weekend eccezionale e quei 7 secondi dal primo definiscono i passi avanti che sta facendo Yamaha. Chiaro che non sarà sempre così — in casa dai sempre quel quid in più — però già dal sabato si vedeva che la moto era più competitiva del solito"

L'anno scorso come team siete arrivati, ultimi. Quest'anno siete ultimi con 5 punti, ma due anni fa siete arrivati secondi e tre anni fa come team siete stati campioni del mondo. Dove si trova la motivazione dopo questo testacoda?

"Devi spostare il target. Non è più cercare il podio a tutti i costi: è aiutare Yamaha a tornare la casa che era"

Si esulta anche per un 14° posto?

"Esatto! Vedere due piloti a punti domenica scorsa per noi è già un grande risultato. Vedere Quartararo a 7 secondi è un grande risultato. Sappiamo dove siamo, sappiamo che siamo indietro. Se riusciamo a riportarla lì, per noi è come vincere un mondiale — perché è bello vedere da dove parti e dove arrivi"

Toprak è confermato, ma Miller resterà?

"Non abbiamo ancora deciso nulla. Jack sta facendo un lavoro egregio, è un asset del team, Yamaha si appoggia molto su di lui per le indicazioni tecniche. Prima di decidere vogliamo aspettare e capire cosa succede"