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Siena - Gino Borsoi ha incontrato la stampa nell'Accademia Chigiana di Siena, in occasione della presentazione del team Pramac Yamaha 2026. L'ex pilota, ora team manager, ha ripercorso il suo percorso dal titolo mondiale conquistato con Jorge Martín in MotoGP alla nuova avventura con Yamaha.
Un'intervista che ha toccato temi personali e tecnici, dai momenti di commozione a Barcellona 2024 alle strategie per il futuro con Jack Miller e il più atteso del 2026, cioè Toprak Razgatlıoğlu.
Quali sono le cose che ti sono servite da ex pilota nel fare il team manager?
"All'inizio alcune cose mi sono servite come ex pilota, ma poi durante gli anni sono riuscito a capire molto di più. Star vicino al pilota ovviamente è la cosa principale, ma poi soprattutto dargli sempre i consigli, quelli che tu credi che gli possano dare una mano nel migliorare e quando non sono dalla parte della ragione, bisogna dirglielo nel modo giusto e nel momento giusto. Il momento è la chiave, secondo me, per parlare con il pilota. Non sempre puoi dire quello che pensi e non in tutti i momenti. Ci sono i momenti determinati dove puoi spingere un po' di più sull'acceleratore, altri invece dove devi aspettare e capire che quello è un momento difficile e devi lasciarlo raffreddare"
E l'essere stato pilota invece come ti ha aiutato a capire meglio?
"Capisco molto velocemente quando il pilota ha dei problemi e cosa vuole dire quando c'è poco grip, la moto gli fa determinate cose che il tecnico magari in quel momento non riesce ad apprezzare e cogliere. Per me è un po' più facile avere la situazione un po' più sotto controllo"
Quando nel 2024 Jorge Martín ha tagliato il traguardo a Barcellona, non sei riuscito a trattenere le lacrime. Cosa ti è passato per la testa in quel momento?
"Tante cose, adesso onestamente non ricordo. So che in quel momento ovviamente come tutti i ragazzi del team fai fatica a crederci, no? Ci sei riuscito, hai vinto un mondiale in MotoGP, non c'era mai riuscito nessuno prima con una squadra satellite, che poi di satellite onestamente c'era poco, perché comunque l'appoggio di Ducati è sempre stato un grande appoggio, ci ha sempre dato tutto il materiale. Il talento di Martin non si discute e il livello della squadra che per il secondo anno consecutivo ha dimostrato di essere incredibilmente alto ci ha permesso di vincere il mondiale (nel 2023 avevano vinto il mondiale a squadre, ndr)"
È stato difficile quella domenica mattina?
"La domenica mattina quando mi sono alzato e ho pensato, mentre andavo dall'hotel al circuito: 'questa è l'ultima gara, ce la faremo, non ce la faremo?' Era il secondo anno che eravamo in quella condizione, ma con un po' più di vantaggio. Nel 2023 era un po' più difficile, nel 2024 è stato un po' più facile, ma fino all'ultimo momento non sai mai cosa può succedere: un problema tecnico, una scivolata, un pilota che ti tocca alla prima curva, che è sempre la parte più difficile. Col cuore in gola fino all'ultima curva perché sai che il pilota all'ultimo giro che sa che può vincere il mondiale non rischia, però anche lì qualsiasi cosa può succedere. È un momento spettacolare che ricorderò ovviamente per tutta la vita"
In quella battaglia tu avevi Martín come tuo pilota e Bagnaia come avversario da battere, ma anche lui era stato un tuo pilota in Moto3. Come hai vissuto questa situazione?
"Sono stati due anni difficili perché tanto Martin come Pecco sono cresciuti all'interno del team. Tra l'altro quegli anni vivevano anche e dormivano assieme nella stessa stanza. Mi piace ricordarlo perché da lì si capisce le persone che sono entrambi i piloti, il rapporto che poi hanno mantenuto, non come quegli anni, ma anche durante queste due stagioni dove hanno lottato per il mondiale più o meno allo stesso livello. Per me è stata un'emozione a volte difficile perché comunque Pecco per me è sempre stato una grande persona ed è una grande persona, è un gran pilota, è un gran rapporto, ma ovviamente Martin era il mio pilota, era il pilota con il quale dovevamo cercare di vincere il mondiale. Tra l'altro anche lui grande persona e un gran rapporto di amicizia, quindi devo dire che non è stato assolutamente facile e forse è stato meglio così, no? Due piloti che conoscevo che si sono giocati il mondiale e alla fine abbiamo sofferto, riso e portato a casa nel 2024 il grande risultato"
Quando eri il team manager di loro due in Moto3, se ti avessero detto di scommettere 20.000 euro sul fatto che sarebbero arrivati tutti e due a lottare per il mondiale, l'avresti scommessa?
"Devo dirti la verità, sì. Sì, perché già vedevo a quei tempi il potenziale di Pecco. Pecco è stato un pilota con una grande frenata e chi ha una grande frenata generalmente è un pilota che deve poi imparare tra virgolette poco, perché la cosa difficile è insegnare ai piloti a frenare. Quando uno ce l'ha poi il resto più o meno si riesce a sistemare. Stessa cosa dicasi per Martin. Quindi direi che era fattibile, era possibile pensare in quel momento che avrebbero potuto lottare per un mondiale ovviamente con una buona moto"
Per Pecco la frenata, e per Martín qual era il punto più spettacolare?
"Per quanto riguarda Martin invece era un po' la gestione della moto da metà curva in poi. Diciamo che Martin è sempre stato molto bravo nella gestione dell'uscita di curva dove poi nel 2024 siamo riusciti a fare a volte la differenza con Pecco. Ci siamo avvicinati nella frenata durante la stagione perché dai dati cercavamo di imparare e migliorare, non siamo mai riusciti ad essere bravi come Pecco, però siamo stati superiori da metà curva in uscita e poi direi anche le partenze. Credo che Martín era il numero uno in assoluto"
Come funziona il tuo rapporto con Campinoti nella scelta dei piloti? Tu indichi i piloti che ti piacerebbero, ne parlate insieme?
"È un lavoro comune con Paolo, ovviamente. C'è Yamaha dietro che ci aiuta e ci appoggia nelle decisioni"
Come è nato l'arrivo di Toprak?
"Un argomento che è nato durante la stagione, pensavamo a quale poteva essere il pilota, uno dei piloti di futuro per la Yamaha. A Yamaha piaceva molto Toprak, ovviamente a noi lo stesso, quindi abbiamo cercato di mettere insieme le forze e fare questa proposta a Toprak e per fortuna l'abbiamo in squadra"
In cosa può migliorare Jack Miller quest'anno?
"Miller quest'anno secondo me si presenterà in un modo migliorato rispetto agli anni passati perché in questo inverno siamo riusciti a fare qualcosa in più e lavorare mentalmente, lavorare fisicamente, cosa che non era abituato a fare, l'ho convinto e ci sta lavorando durante questo inverno. Ci siamo tenuti in contatto, mi ha mandato le foto, mi ha mandato i video. Direi che arriverà a Sepang un Miller 2.0, ne sono abbastanza convinto"
Quindi un lavoro più fisico o mentale?
"Abbiamo lavorato un po' tutto in generale, a 360°. Credo sia la sua grande opportunità. È una moto che ovviamente non conosce, ma conosce il V4, il motore V4 lo conosce e ha esperienza per questo tipo di moto. Lui ci può aiutare, ci potrà dare una mano ed è quello che secondo me potrebbe anche essere più competitivo sin dall'inizio con questo lavoro mentale e fisico. Secondo me vedremo un altro Miller, poi ovviamente il tempo dirà"
E su Toprak? Tutti abbiamo grandissime aspettative, però può essere tutto, può essere niente. Tu come lo vedi?
"È un gran progetto ed è tra l'altro secondo me il mix perfetto per il team Pramac: un pilota con esperienza e uno che non ha esperienza perché uno ci può dire quali erano i vantaggi dell'altra moto, l'altro invece che non è mentalmente bruciato da certi automatismi ed è fresco, ci può dare anche delle idee nuove, delle visioni nuove che magari noi nemmeno stavamo pensando. Quindi mix perfetto e il talento di Toprak lo conosciamo. Valencia mi ha sorpreso parecchio perché in soli due giorni è riuscito a cambiare alcune cose del suo stile di guida, quindi se è in grado di farlo in due giorni mi aspetto che durante la stagione ci divertiremo parecchio"
E voi cosa vi aspettate da Toprak? Subito al top? Flop? Ha bisogno di una stagione di adattamento?