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Siena - Nella splendida Accademia musicale Chigiana si è tenuta la presentazione del team Pramac Yamaha. È stata un'ottima occasione per parlare con Paolo Campinoti, proprietario dell'azienda senese.
Quello che sta per iniziare è il 25° anno in MotoGP per Pramac. Un'avventura vissuta partendo da zero e arrivando a un titolo mondiale storico.
Paolo Campinoti ha raccontato l’evoluzione di Pramac, nata quasi per caso da una cena a Bruxelles con Honda Europe e diventata una delle strutture più solide del paddock. Dal rapporto con i piloti alle scelte che hanno segnato il destino di Martín e Márquez, fino alla nuova sfida con Yamaha, il patron Pramac ha ripercorso decisioni, successi e fratture che hanno cambiato la storia recente della MotoGP.
Qui sotto il video, se proseguite c'è la trascrizione dell'intervista.
Paolo Campinoti, patron di Pramac, celebrate quest'anno 25 anni in MotoGP. È vero che questa avventura è iniziata per caso, in un ristorante a Bruxelles?
"Sì, per caso. Storicamente siamo sempre stati un grosso cliente Honda per i motori dei gruppi elettrogeni. Un anno, a Bruxelles, con il presidente di Honda Europa, mi fu proposto di fare questo progetto. Abbiamo iniziato così, da zero, senza nessuna esperienza"
Proprio senza esperienza. E questa esperienza, lei ha detto, è iniziata per caso, senza aver neanche mai visto una gara di moto. Eppure, nel 2024 siete diventati il primo team satellite a vincere il mondiale. Lei disse: "È come se vincesse lo scudetto il Lecce". Ci credeva davvero a quella frase o no?
"Dissi tipo il Leicester (vincitore inatteso della Premier League di calcio 2016 con mister Ranieri, ndr). Ma a parte questo, è comunque una cosa che per noi è stato il coronamento di un grandissimo sforzo, un allineamento degli astri. Siamo riusciti a cogliere un'occasione quando è capitata, siamo stati bravi a farci trovare pronti. Il fatto di aver perso il mondiale l'anno prima all'ultima gara e vincere il mondiale come team l'anno successivo... Non fai due anni di fila un risultato così se non c'è veramente una squadra, una struttura che riesce a gestire anche dei momenti difficili e la pressione"
Martin da prima sembrava quello che doveva andare in Ducati, poi invece venne scelto Bastianini, parlo del 2022. Martin raccontò che le chiamò e le disse: "Resto e faremo la storia". Lei ci credeva che potesse succedere questo?
"Io in quell'occasione fui contento che rimase, perché Martin aveva delle potenzialità e ha delle potenzialità enormi. Il fatto che sia rimasto con noi per me è stato un grandissimo segno del destino. Dicevo: farci trovare pronti quando ci sono delle situazioni che capitano. Questa è stata una di quelle: il fatto che avessero scelto Bastianini al posto suo ci ha permesso di fare una cosa che è stata quasi unica, anzi unica"
Lei ha avuto un legame speciale con tanti piloti, mi viene in mente Miller, ma anche Iannone. Quali sono, se dovesse fare un podio, i piloti a cui è più legato?
"È sempre brutto fare queste classifiche, perché poi alla fine sono tutti ragazzi con cui..."
Son come figli, no?
"Come figli" è un po' un luogo... non dico un luogo comune, però si creano dei rapporti molto forti, no? E ci sono delle figure a cui ti leghi particolarmente per varie affinità. Sicuramente quando abbiamo preso Iannone era un ragazzino, poi Petrucci e io ho un legame particolarissimo con Zarco. Poi c'è Jack...
Siete nati lo stesso giorno con Zarco?
"Con Zarco siamo nati lo stesso giorno, lui è nato tre anni prima di me (ride, ndr), però a parte quello..."
Qual è il rapporto poi del capo di Pramac con i piloti?
"Essendo, come dicevo prima, dei ragazzi, delle persone... non voglio dire, ripeto, "dei figli", ma ragazzi. Quindi il mio compito è cercare di dargli un po' la fiducia, perché poi alla fine certe cose le sanno tecnicamente, non sono in grado di dargli suggerimenti. Invece per quanto riguarda il resto, stai lì vicino e crei con loro un rapporto che permette di farli crescere, di maturare, di essere più forti caratterialmente, no? Questa è un po' l'attività. E quindi, ripeto, con tutti i ragazzi mi vedono un po' come un... non voglio dire un consigliere, però una persona che cerca anche un po' di sdrammatizzare certe tensioni, perché poi alla fine per poter avere dei risultati è necessario avere la pressione giusta al momento giusto. In certi momenti è giusto anche stemperare"
Certo. Il team Pramac negli ultimi anni, quando era in Ducati, ha fatto un lavoro strepitoso. Però voi avete mancato, credo, per due anni Marc Marquez. Però lei disse una frase che mi colpì quando disse: "Abbiamo fatto per ventidue anni senza Marc Marquez, continueremo ancora". Ma lo disse più perché era arrabbiato o perché ci credeva?
"No, logicamente sarebbe sciocco dire che non ti piace avere Marc Márquez. Però è anche vero che noi il mondiale lo abbiamo vinto senza di lui, abbiamo vinto il mondiale a squadre, il mondiale piloti. Quindi alla fine volevo dire che se deve venire "sacrificato" è meglio che non venga, no? Siamo riusciti a dimostrare che anche senza di lui si è potuto ottenere dei risultati importanti. E, ripeto, lui è un pilota indiscutibile, non voglio passare da un, come posso dire, blasfemo. Lui è sicuramente il miglior pilota che c'è, però è anche vero che noi siamo una delle squadre migliori che c'è in griglia e quindi non ci sentiamo, diciamo, inferiori a lui"
Ma in quel rebus lì del 2024, quel puzzle lì, c'è stata davvero la possibilità che lui venisse? Era davvero possibile quel gioco di incastri con Mártin in Ducati e Márquez in Pramac?
"Possibile era possibile. Lui (Marc, ndr) rifiutò e la Ducati praticamente si rimangiò quello che avevano detto, dissero che se Marquez non avesse accettato, Martin sarebbe comunque andato nel team ufficiale e Marquez era fuori. Quello che dissero a Barcellona non fu rispettato, e praticamente Martin, lì, ebbe questa decisione frettolosa, diciamo, di firmare subito con Aprilia perché si era creata una, da parte sua, frattura umana, no? Più che professionale"
Dopo vent'anni con Ducati siete passati in Yamaha. È una grande sfida, l'obiettivo qual è?
"Fare quello che si è fatto con la Ducati. Quando abbiamo iniziato con la Ducati, la Ducati era l'ultima moto della griglia. Io con orgoglio rivendico il fatto che grazie anche al nostro lavoro la Ducati è arrivata dove è arrivata. Loro hanno deciso di prendere un'altra strada, che è giustissimo. Però noi abbiamo deciso di prendere una strada con Yamaha per riportare Yamaha e rifare il percorso che abbiamo fatto con Ducati"
Avete la coppia di piloti più spettacolari del paddock. Una sfida fra stoppie, impennate e acrobazie varie la farete voi o dobbiamo organizzarla noi?
"La facciamo fare noi, eh eh eh"
Ok, allora l'aspettiamo. Grazie.