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A pochi mesi dall'entrata in vigore delle nuove regole sui monopattini elettrici, siamo scesi in strada a Milano per verificare il rispetto dell'obbligo di casco, targhino e assicurazione RCA. Tra utenti in sharing, proprietari privati e controlli delle forze dell'ordine emerge un quadro fatto di confusione, scarsa applicazione delle norme e molte criticità ancora aperte.
Le nuove norme sui monopattini elettrici rappresentano uno dei più importanti cambiamenti introdotti negli ultimi anni nel panorama della mobilità urbana italiana. Dopo un lungo dibattito sulla sicurezza stradale e sull'aumento degli incidenti che hanno coinvolto questi mezzi, il legislatore ha deciso di intervenire con una serie di obblighi destinati a cambiare radicalmente le abitudini dei monopattinisti.
Dal 16 maggio 2026 sono diventati obbligatori il casco per tutti i conducenti, il targhino identificativo e il divieto di trasportare passeggeri. Successivamente, dal 16 luglio, è entrato in vigore anche l'obbligo dell'assicurazione RCA. Ma cosa succede realmente sulle strade? Le nuove regole vengono rispettate? E soprattutto vengono fatte rispettare?
Per rispondere a queste domande siamo scesi tra le vie di Milano, una delle città italiane dove il monopattino elettrico è maggiormente diffuso, osservando il comportamento degli utenti e raccogliendo le testimonianze di chi utilizza quotidianamente questi mezzi.
Il primo dato che emerge dall'osservazione sul campo riguarda proprio il casco, probabilmente la novità più conosciuta della riforma.
Nei principali incroci del centro cittadino continuano a transitare numerosi monopattinisti completamente privi di protezioni. La situazione appare particolarmente evidente tra gli utilizzatori dei monopattini in sharing, mentre i proprietari di mezzi privati sembrano essersi adeguati più rapidamente alle nuove disposizioni.
Questa differenza non sembra casuale. Chi possiede un monopattino personale ha generalmente affrontato anche la procedura per ottenere il targhino e si dimostra mediamente più informato sulle nuove norme. Diverso il caso degli utenti che noleggiano il mezzo per brevi tragitti, spesso convinti, erroneamente, che le regole siano differenti oppure semplicemente poco consapevoli degli obblighi previsti.
Per verificare il comportamento delle piattaforme di sharing è stato effettuato un noleggio direttamente tramite app. Prima di avviare il mezzo compare un messaggio che ricorda chiaramente l'obbligo del casco, segnale che almeno sotto questo aspetto le società hanno aggiornato le proprie procedure informative.
Emergono però anche alcune incongruenze. L'applicazione, infatti, continua a riportare indicazioni sulla circolazione che non risultano pienamente allineate con l'attuale normativa, contribuendo ad alimentare ulteriore confusione tra gli utenti.
Anche l'esperienza di utilizzo del mezzo lascia qualche perplessità. Frenata poco efficace, manopole usurate e una velocità limitata si accompagnano a un costo tutt'altro che contenuto: poco meno di dieci euro per circa ventisei minuti di utilizzo e meno di cinque chilometri percorsi.
Le interviste effettuate durante il servizio fotografano una situazione piuttosto chiara. Molti utenti dichiarano di non essere mai stati fermati dalle forze dell'ordine nonostante utilizzino abitualmente il monopattino senza casco. Alcuni sono convinti che l'obbligo riguardi soltanto i monopattini privati, altri ritengono che i mezzi in sharing siano esclusi dalle nuove disposizioni.
Si tratta naturalmente di convinzioni prive di fondamento, ma che dimostrano come la comunicazione delle nuove regole non abbia ancora raggiunto tutti gli utilizzatori. Non manca chi ammette apertamente di continuare a circolare senza protezioni semplicemente perché, fino a oggi, non ha mai ricevuto alcuna contestazione.
Uno degli episodi più significativi osservati durante il servizio riguarda due ragazze a bordo dello stesso monopattino in sharing. Le due transitano senza casco, in violazione del divieto di trasportare un passeggero e attraversano addirittura un incrocio con il semaforo rosso, passando davanti a una pattuglia della polizia locale. Gli agenti, tuttavia, non intervengono.
Un episodio che inevitabilmente alimenta il dibattito sull'efficacia dei controlli. Se le nuove norme rappresentano un deciso irrigidimento della disciplina, la loro efficacia dipende inevitabilmente anche dalla concreta attività di vigilanza sul territorio.
Diversi proprietari raccontano di essere ancora in attesa del rilascio del targhino necessario per completare tutte le pratiche amministrative. Altri dichiarano di avere incontrato difficoltà nel trovare compagnie assicurative già operative con prodotti dedicati.
Anche sul fronte dei costi emerge un quadro estremamente eterogeneo. Un utente riferisce di aver sottoscritto una polizza annuale spendendo appena 39 euro. Una cifra che appare però molto distante dai preventivi raccolti direttamente presso alcune compagnie assicurative, dove il costo può superare tranquillamente i 200 euro annui, arrivando in alcuni casi anche oltre i 300 euro in funzione della residenza e delle condizioni contrattuali.
Una differenza così marcata evidenzia come il mercato assicurativo dedicato ai monopattini sia ancora in una fase di assestamento.
Tra le principali criticità evidenziate emerge anche quella relativa al nuovo targhino identificativo. La posizione prevista sul monopattino rende infatti piuttosto complicata la lettura del codice identificativo durante la circolazione, soprattutto da parte degli agenti che seguono il mezzo nel traffico. Una caratteristica che rischia di limitarne l'efficacia proprio sotto il profilo dell'identificazione dei trasgressori.
Molti stanno già tornando alle biciclette elettriche? Tra gli effetti indiretti della nuova normativa potrebbe esserci anche un progressivo spostamento degli utenti verso altri mezzi di micromobilità.
Secondo quanto osservato durante il servizio, una parte degli ex utilizzatori di monopattini avrebbe scelto di spostarsi sulle biciclette elettriche, considerate oggi meno soggette ai nuovi obblighi. Resta però aperto anche il tema delle e-bike modificate, spesso trasformate di fatto in piccoli ciclomotori attraverso acceleratori e motorizzazioni non conformi, un fenomeno già segnalato più volte anche dagli operatori del settore.
L'introduzione dell'obbligo del casco, del targhino e dell'assicurazione rappresenta senza dubbio uno dei più importanti interventi normativi sulla mobilità urbana degli ultimi anni. L'obiettivo è chiaro: aumentare la sicurezza di conducenti e pedoni e responsabilizzare chi utilizza quotidianamente i monopattini elettrici.
Le immagini raccolte sulle strade di Milano mostrano però come la fase di transizione sia ancora lontana dal completarsi. Accanto agli utenti che hanno già provveduto ad adeguarsi alle nuove disposizioni continua infatti a esistere una larga fascia di utilizzatori che ignora gli obblighi o ritiene improbabile essere sanzionata.
Perché la riforma possa produrre gli effetti sperati sarà probabilmente necessario affiancare alle nuove regole una comunicazione più capillare, procedure burocratiche più semplici e soprattutto controlli costanti sul territorio. Solo così casco, assicurazione e targhino potranno trasformarsi da semplici obblighi di legge a strumenti realmente efficaci per migliorare la sicurezza della mobilità urbana.