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La mossa del Governo, che evita un repentino ritorno alla tassazione ordinaria, conferma però come le risorse a disposizione dello Stato siano sempre più limitate e la misura dello sconto alla pompa venga ormai considerata un cerotto emergenziale.
Dietro a una proroga così breve c'è un problema puramente contabile e politico. Il taglio generalizzato delle accise, pur offrendo un beneficio immediato alla popolazione, è estremamente oneroso per le casse statali e, soprattutto, poco selettivo, avvantaggiando allo stesso modo chi è in gravi difficoltà economiche e chi non lo è.
Stando ai dati elaborati dai servizi studi parlamentari, la sequenza di sconti iniziata nei mesi scorsi è già costata alle casse pubbliche 2,07 miliardi di euro (cifra calcolata fino al 10 settembre). Di questi, quasi un terzo – 689,2 milioni – è stato coperto dal meccanismo dell'accisa mobile, ovvero riutilizzando l'extragettito IVA derivante proprio dal rincaro internazionale delle quotazioni del greggio. Lo stesso meccanismo era stato alla base del precedente decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 settembre, che aveva rideterminato l'aliquota sul gasolio a 532,90 euro per mille litri tra il 6 e il 10 settembre.
La vera novità strutturale del decreto non risiede nel palliativo alla pompa di benzina, ma guarda all'orizzonte della sicurezza energetica nazionale. Per ridurre la forte dipendenza dalle importazioni estere, che espone l'Italia agli shock delle crisi geopolitiche, il Governo ha inserito nel testo una decisa accelerazione sull'estrazione di idrocarburi nostrani.
L'Esecutivo ha previsto la possibilità di nominare commissari statali con un compito preciso: affiancare le amministrazioni locali e abbattere i tempi burocratici necessari per ottenere i permessi di ricerca, esplorazione ed estrazione di petrolio e gas sul territorio italiano.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inserito questo provvedimento all'interno di una strategia più ampia. L'obiettivo, ha spiegato, è la sicurezza energetica tramite un mix di fonti: incrementare le estrazioni di risorse fossili interne nel breve e medio periodo, parallelamente a una decisa crescita delle energie rinnovabili e alla già avviata riapertura del tavolo di confronto sul ritorno al nucleare.
Se il taglio delle accise guarda all'emergenza immediata, le nuove trivellazioni guardano alla stabilità futura, pur aprendo fin da ora l'inevitabile confronto con i territori per conciliare l'accelerazione estrattiva e la tutela ambientale.