Caro carburanti, in 30 anni benzina raddoppiata: quanto ci costa davvero il pieno

Caro carburanti, in 30 anni benzina raddoppiata: quanto ci costa davvero il pieno
Il Codacons mette a confronto i prezzi del 1996 con quelli del 2026: +99,7% per la benzina e addirittura +176,6% per il gasolio. Un pieno da 50 litri oggi può costare fino a 64 euro in più. E l’estate conferma che la corsa non è ancora finita
19 agosto 2026

Secondo un’elaborazione del Codacons, che ha confrontato i prezzi medi del secondo trimestre del 1996 con quelli dello stesso periodo del 2026, in trent’anni la benzina è praticamente raddoppiata, mentre il gasolio è arrivato a costare quasi tre volte tanto.

Nel 1996 mille litri di benzina costavano mediamente 928,51 euro, equivalenti a circa 0,929 euro al litro. Nel secondo trimestre 2026 siamo arrivati a 1.854,34 euro, cioè 1,854 euro/litro. L’incremento nominale è del 99,7%.

Il diesel? Fa ancora peggio

Se la benzina non se la passa bene, il confronto sul gasolio è ancora più impressionante.

Nel secondo trimestre del 1996 il diesel costava mediamente 0,730 euro al litro. Trent’anni più tardi la media è salita a 2,019 euro, con un incremento del 176,6%. In altre parole, il prezzo è diventato circa 2,8 volte quello di allora.

Naturalmente confrontare direttamente valori distanti trent’anni richiede una cautela: nel frattempo sono cambiati il valore della moneta, il costo della vita e il potere d’acquisto. Lo riconosce lo stesso Codacons. Resta però la dimensione di una crescita che, soprattutto nel caso del gasolio, fotografa quanto il carburante sia diventato una voce sempre più pesante nel bilancio di chi si sposta.

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Un pieno che racconta meglio di mille percentuali

Le percentuali sono importanti, ma forse il dato più facile da mettere a fuoco è quello di un normalissimo pieno da 50 litri.

Per la benzina si sarebbe passati dai circa 46,43 euro del 1996 ai 92,72 euro del 2026: oltre 46 euro di differenza per ogni rifornimento. Ancora più vistoso il caso del gasolio, dove il conto sale da 36,50 a 100,97 euro, quasi 64,5 euro in più.

Chi viaggia in moto ha generalmente serbatoi decisamente più piccoli e quindi cifre assolute inferiori, ma la dinamica resta la stessa. E basta moltiplicare i pieni durante una stagione di mototurismo per capire quanto pochi centesimi al litro finiscano per diventare parecchi euro.

E ad agosto la corsa non si è fermata

Il problema, oltretutto, non appartiene soltanto alle statistiche del secondo trimestre.

Il 13 agosto Moto.it riportava, sulla base dei dati dell’Osservatorio nazionale dei prezzi dei carburanti del Mimit, una benzina self sulla rete ordinaria arrivata mediamente a 1,987 euro al litro e un gasolio a 2,082 euro. In autostrada le medie salivano rispettivamente a 2,064 e 2,158 euro al litro.

Piccoli ritocchi quotidiani, quasi invisibili presi singolarmente, che sommati finiscono però per trasformarsi in un conto piuttosto salato. E che arrivano proprio nei mesi nei quali aumentano gli spostamenti e, per noi motociclisti, anche i chilometri percorsi per turismo.

Dall'emergenza al problema strutturale

È soprattutto questo il punto sollevato dal Codacons: il caro carburanti non sarebbe più da affrontare come un’emergenza occasionale, magari con interventi limitati ai momenti di maggiore tensione dei prezzi, ma come un problema ormai strutturale.

Il 2026, del resto, è stato un piccolo manuale di quanto sia complicato intervenire sul prezzo alla pompa. Tagli delle accise, proroghe, riduzioni differenziate tra benzina e gasolio, interventi temporanei e nuove scadenze si sono succeduti praticamente per tutta la primavera e l’estate. Moto.it ne ha seguito passo dopo passo l’evoluzione.

Il Codacons chiede quindi al Governo misure strutturali in grado di contenere i prezzi. Anche perché benzina e gasolio non riguardano soltanto il costo di muovere auto, moto e scooter: entrano nei costi dei trasporti e della distribuzione delle merci e, da lì, finiscono inevitabilmente per arrivare anche sullo scontrino della spesa.

Trent’anni fa il distributore costava meno. Parecchio meno. La domanda, a questo punto, non è soltanto quanto costerà il prossimo pieno. È quanto siamo ormai disposti a considerare “normale” pagarlo.