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L'adozione del price cap per i carburanti, iniziativa anticipata da Eni e poi seguita da altri marchi del settore come IP-Socar, Q8 e Tamoil, consente a tutti gli utenti di avere disponibile un prezzo di benzina inferiore alla soglia dei due euro/litro: secondo quanto riporta una nota del Minit, alla pratica hanno aderito oltre diecimila punti vendita, ovvero più di un impianto su due; per la precisione, siamo al il 51,7% delle strutture eroganti carburante sul territorio nazionale.
"Un riscontro di molto superiore alle previsioni - ha commentato Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy - Un risultato significativo, che conferma la validità di un modello di responsabilità sociale che può diventare esempio anche in Europa".
A rendere meno enfatica la valutazione sulla situazione interviene però una nota dell'Ufficio Studi della Cgia di Mestre, associazione che rappresenta le piccole e medie imprese, che ha messo a confronto i prezzi medi della benzina verde e del gasolio per autotrazione pagati nel 2025 con quelli stimati per il 2026.
Ipotizzando che quest'anno si consumi la stessa quantità di carburante dell'anno scorso, infatti, nonostante il tetto ai prezzi fissato dalle compagnie per benzina e diesel, il conto per i consumatori in Italia resta pesante: rispetto ai dati di ottobre dello scorso anno infatti, famiglie e imprese spenderanno 1,1 miliardi di euro in più.
A soffrire in maniera maggiore saranno le grandi aree metropolitane del Paese, a partire da Roma (+68,5 milioni di euro), seguita da Milano (+49,5), Napoli (+39,6), Brescia (+31,2), Torino (+27,8) e Bari (+25,6).
“In sostanza - continuano gli esperti - nonostante lo sconto temporaneo introdotto nei giorni passati da molte major petrolifere, i rincari per utenti ed imprese restano molto pesanti. Da inizio del conflitto ad oggi, infatti, il prezzo medio alla pompa della verde è salito del 29,1%, quello del gasolio per autotrazione addirittura del 36,6%. E finché il conflitto in Medio Oriente non si chiuderà, continuano, è difficile immaginare che i prezzi alla pompa tornino ai livelli precedenti alla crisi”.
“Per molte famiglie - continua la Cgia - la spesa per il carburante è una voce fissa e ingombrante, che erode il potere d'acquisto e obbliga a rinunciare ad altro. Ancora più esposte sono le imprese: autotrasportatori, agricoltori, pescatori, taxisti e piccole aziende di servizi vedono crescere i costi di gestione, spesso senza la possibilità di scaricarli sui clienti”.