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Il calo del petrolio sui mercati internazionali, innescato dalla tregua nei combattimenti in Iran, non si è ancora tradotto in un risparmio al distributore. Anzi: i dati del 9 aprile 2026 indicano che i prezzi medi sulla rete stradale in modalità self service sono ancora in rialzo — 1,789 euro al litro per la benzina e 2,178 euro per il gasolio. Una situazione contradditoria che ha spinto il ministro delle Imprese Adolfo Urso ad agire con urgenza.
Nel pomeriggio del 9 aprile, i vertici di Eni, Q8, IP, Tamoil e Api sono stati convocati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per chiarire la situazione in quanto la riduzione del costo del petrolio deve riflettersi "subito" sulla rete distributiva. Urso lo ha detto esplicitamente in conferenza stampa: "Come c'è stata una riduzione significativa immediata del costo del petrolio e del gas sui mercati internazionali, questa riduzione deve avvenire subito anche alla pompa."
Non è la prima volta che il meccanismo di trasmissione dei prezzi — rapido al rialzo, lentissimo al ribasso — finisce nel mirino. Le associazioni dei consumatori hanno già sollevato il problema, denunciando il rischio di un adeguamento "a ritmo da lumaca": la dinamica asimmetrica per cui le compagnie applicano gli aumenti in tempo reale ma si prendono comode settimane per trasmettere i ribassi.
Urso ha esteso la pressione del governo anche al settore del carburante aereo (jet fuel), dove i prezzi hanno subito un'impennata nelle settimane precedenti, con ricadute pesanti soprattutto sulle tratte da e per Sicilia, Sardegna e isole minori. "Non c'è alcuna giustificazione perché aumentino i prezzi, soprattutto alla luce di quanto avvenuto con la tregua," ha dichiarato il ministro, aggiungendo che "qualunque forma di speculazione sarà colpita alla fonte."
Sul fronte parlamentare, il Partito Democratico ha presentato un'interrogazione urgente al Senato chiedendo al governo di rendere pubblici i livelli delle riserve di jet fuel negli aeroporti siciliani e di adottare un decreto legge con price cap per contenere il caro-voli. Il primo firmatario, Antonio Nicita, ha sottolineato come per i residenti nelle isole il problema non sia di comfort, ma di isolamento vero e proprio.
Il tavolo con le compagnie non è un momento di confronto tecnico, ma un segnale politico: il governo vuole mostrarsi forte nel richiedere risposte concrete e rapide. Sullo sfondo, l'esecutivo non esclude misure più incisive sugli extraprofitti in caso di mancato adeguamento e da Palazzo Chigi hanno già fatto sapere di essere "pronti a misure sui profitti delle società in caso di speculazione."