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Come anticipato ieri, il Consiglio dei ministri ha ufficialmente prorogato la riduzione delle accise sui carburanti — 25 centesimi al litro su benzina e gasolio — che sarebbe scaduta il 7 aprile. La misura resterà in vigore fino al 1° maggio, con una copertura finanziaria di 500 milioni di euro stanziati per compensare i mancati incassi fiscali.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha utilizzato parole prudenti: la proroga «tampona la situazione» e all'inizio di maggio saranno valutati ulteriori interventi a seconda dell'evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Nel pacchetto è incluso anche un credito d'imposta del 20% per le aziende agricole sull'acquisto di gasolio.
La notizia positiva c'è, ma va contestualizzata. Nei primi venti giorni di applicazione si è vista una riduzione dei prezzi, ma con un impatto meno significativo del previsto: i prezzi industriali del carburante si sono mantenuti molto alti, vanificando in buona parte l'intervento. In sostanza, quello che lo Stato ha "regalato" in meno accise, il mercato del petrolio lo ha ripreso dall'altra parte.
Prima della riduzione, le imposte pesavano per circa il 55% sul prezzo finale della benzina al distributore; ora la quota è scesa al 44%, ma i prezzi complessivi sono rimasti stabili. Per i motociclisti significa che il risparmio concreto alla pompa è stato inferiore a quanto ci si potesse aspettare sulla carta.
Vale la pena ricordarlo: l'Italia è il paese dell'Unione Europea che applica le accise più alte sul diesel e il secondo per quelle sulla benzina, dopo i Paesi Bassi. Una situazione che non si risolve con misure tampone, per quanto necessarie nell'immediato.
La proroga è una boccata d'ossigeno parziale per chi usa moto e scooter ogni giorno. Appuntamento ai primi di maggio per capire se il governo deciderà di andare avanti o di lasciare che i prezzi tornino ai livelli "pieni".