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Un pieno e, dopo pochi chilometri, iniziano i problemi: il motore fatica ad avviarsi, perde potenza, gira male o addirittura si spegne. Se il sospetto cade immediatamente sul carburante, la domanda è una sola: è possibile che nel serbatoio sia finita dell'acqua?
La risposta è sì. E non si tratta soltanto di un'ipotesi teorica.
Un'inchiesta condotta a Roma da Adnkronos ha raccolto le testimonianze di diversi meccanici che avrebbero riscontrato negli ultimi mesi un aumento dei veicoli danneggiati da carburanti contaminati o "allungati".
A inizio agosto sono inoltre scattati i controlli della Guardia di Finanza in diversi distributori di Roma e provincia. Secondo quanto riferito dagli stessi finanzieri, circa il 20% degli impianti controllati sarebbe risultato irregolare, per motivi legati alla qualità del carburante, all'esposizione dei prezzi o alla corrispondenza tra il prodotto dichiarato e quello effettivamente erogato.
Le analisi effettuate dai laboratori dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno inoltre evidenziato, in alcuni campioni, la presenza di sostanze non conformi. Tra le anomalie riscontrate è stata segnalata anche la presenza di acqua nella benzina.
Il problema è che non sempre è possibile accorgersi immediatamente di un carburante contaminato. In alcuni casi i sintomi compaiono dopo pochi chilometri dal rifornimento, mentre in altri il motore può continuare a funzionare apparentemente senza problemi prima che emergano le prime anomalie.
Tra i segnali più comuni ci sono difficoltà di avviamento, funzionamento irregolare del motore, spegnimenti improvvisi, vibrazioni insolite e perdita di potenza. Anche un comportamento anomalo del motore subito dopo il rifornimento dovrebbe far scattare un campanello d'allarme.
Sulle moto e sulle auto moderne la situazione può essere ancora più evidente: l'elettronica può rilevare un funzionamento anomalo, accendere una spia sul cruscotto, limitare la potenza o, nei casi più gravi, impedire il riavvio del motore.
Attenzione però: questi sintomi non dimostrano da soli la presenza di acqua nel carburante. Possono essere provocati anche da altri problemi meccanici o elettronici. Per questo la diagnosi dell'officina diventa fondamentale, soprattutto quando le anomalie compaiono immediatamente dopo un rifornimento.
Qui arriva la parte più importante. Se dopo un rifornimento il mezzo comincia a funzionare male, continuare a guidarlo nella speranza che il problema passi potrebbe essere una pessima idea. La prima cosa da fare è fermarsi e conservare tutte le prove del rifornimento. Lo scontrino è chiaramente l'elemento più importante, ma è utile annotare anche data, ora, importo, quantità di carburante acquistata e indirizzo della stazione di servizio.
Se il mezzo non funziona correttamente, meglio evitare di continuare a utilizzarlo e farlo trasportare presso un'officina. Al meccanico è opportuno chiedere una relazione scritta nella quale venga indicato il guasto riscontrato e, se possibile, l'eventuale compatibilità con carburante contaminato.
Ancora meglio se l'officina riesce a conservare un campione del carburante presente nel serbatoio. In caso di contestazione, infatti, poter dimostrare che il carburante non era conforme può diventare determinante.
Chi deve pagare i danni? È probabilmente la domanda più delicata. Se viene dimostrato che il danno è stato provocato da carburante non conforme acquistato presso una determinata stazione di servizio, il consumatore può chiedere il risarcimento dei danni al responsabile della vendita del carburante, secondo le circostanze del caso. Eventuali responsabilità della compagnia petrolifera o del fornitore potranno poi essere accertate separatamente.
Ma attenzione: non basta che il veicolo abbia avuto un problema dopo il pieno. È necessario poter dimostrare il rapporto tra il carburante acquistato e il danno subito. Ed è proprio per questo che ricevuta, diagnosi dell'officina, fotografie e, quando possibile, analisi del carburante diventano elementi fondamentali.
Una volta raccolta la documentazione, è possibile presentare una richiesta formale di risarcimento alla stazione di servizio, preferibilmente attraverso PEC o raccomandata, così da avere una prova dell'avvenuta comunicazione.
Alla richiesta è consigliabile allegare tutta la documentazione disponibile: ricevuta del rifornimento, relazione del meccanico, fatture degli interventi di riparazione, fotografie di eventuali anomalie e risultati delle analisi del carburante, se effettuate.
Se il gestore nega la propria responsabilità, la questione può diventare più complessa. In quel caso può essere utile rivolgersi a un'associazione dei consumatori o a un professionista per valutare come procedere.
In presenza di un sospetto concreto di carburante adulterato o non conforme, è possibile anche segnalare la situazione alle autorità competenti, mettendo a disposizione tutta la documentazione raccolta.
La cosa più importante, però, è non perdere le prove.
Se il carburante viene semplicemente scaricato, il serbatoio viene pulito e la ricevuta finisce nella spazzatura, dimostrare a distanza di tempo che il danno è stato causato proprio da quel rifornimento diventa molto più difficile.
Insomma, se il mezzo inizia a dare problemi subito dopo il pieno, non ignorate il sospetto. Fermarsi, documentare tutto e far verificare il carburante può sembrare una perdita di tempo. Ma se davvero nel serbatoio è finita acqua o carburante non conforme, quella documentazione potrebbe essere fondamentale per ottenere il rimborso dei danni subiti.