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Che una compagnia petrolifera abbassi i prezzi nel momento in cui benzina e gasolio toccano i massimi di sempre sembra un controsenso. Ancora di più se si considera che i rincari sono figli della guerra in Medio Oriente, quindi di una dinamica che nessuno potrebbe imputare ai distributori. Eppure Eni, seguita da IP e Q8, ha scelto di mettere un tetto ai prezzi, e il governo lavora già per portare dentro anche Tamoil, come abbiamo raccontato nel nostro approfondimento sul price cap. Dietro lo sconto, come ha ricostruito un'analisi de Il Post, ci sono almeno tre ragioni molto concrete.
La scelta di 1,99 euro al litro per la benzina non è casuale: stare sotto la soglia dei 2 euro cambia la percezione del cliente molto più dei pochi centesimi effettivi, e garantisce un enorme ritorno mediatico. Poi c'è la questione economica. Quella dei carburanti è una domanda rigida: non si smette di fare il pieno perché il prezzo sale, ma si sceglie il distributore che costa meno. Anche un piccolo sconto sposta quindi molti clienti, e i maggiori volumi venduti possono compensare in buona parte il minor margine per litro.
Lo dimostrano le code e le pompe rimaste a secco già nel primo giorno. E spiega perché IP e Q8 si siano accodate così in fretta: restare fuori significava perdere quote di mercato. Insieme, i tre gruppi gestiscono circa metà degli oltre 21mila impianti italiani e possono permettersi di sacrificare un po' di margine. Le pompe bianche, invece, no.
Eni è controllata per circa un terzo dallo Stato, tramite ministero dell'Economia e Cassa Depositi e Prestiti, ed è difficile immaginare che l'iniziativa sia nata senza una spinta da Palazzo Chigi. Per il governo il risultato è doppio. Da un lato ottiene un calo dei prezzi visibile, cosa che lo sconto sulle accise non era riuscito a garantire: oltre 2 miliardi di euro spesi, con l'effetto quasi sempre assorbito dai rincari della componente industriale del prezzo. Ne avevamo seguito le tappe, dal taglio di marzo alla rimodulazione che aveva penalizzato la benzina.
Dall'altro, il costo dello sconto passa dalle casse pubbliche ai bilanci delle compagnie, e questo apre la strada a un graduale azzeramento del taglio delle accise senza pagare dazio in termini di consenso.
È probabilmente la ragione più pesante. Da mesi il governo ventila un prelievo straordinario sugli extraprofitti delle società energetiche, sul modello di quello introdotto da Draghi nel 2022: allora si puntava a quasi 11 miliardi, ma tra ricorsi e falle normative ne arrivarono circa 2,8, di cui un miliardo dalla sola Eni. Il tetto ai prezzi costerebbe al Cane a sei zampe circa 100 milioni al mese, una cifra modesta se confrontata con l'utile di 2,3 miliardi del solo secondo trimestre 2026, il doppio dell'anno prima e quasi quanto l'intero 2025. Mostrarsi disponibili oggi è un ottimo argomento per non pagare domani.
Chiaro che per noi motociclisti il vantaggio c'è, ma senza voler fare quelli che si lamentano per forza va ridimensionato. Lo sconto rispetto alle medie precedenti è di circa 16-17 centesimi al litro: su una moto con un serbatoio da 15 litri si risparmiano circa 2,5 euro a pieno, su uno scooter da 8 litri poco più di un euro. Lo stesso articolo pubblicato da Il Post fa notare il limite principale della misura: come il taglio delle accise, è uno sconto indiscriminato che premia di più chi consuma di più. E le due ruote, per definizione, consumano poco.
Due consigli pratici. Il primo: il tetto non vale ovunque, perché IP e Q8 lo stanno applicando in modo progressivo e la media nazionale resta sopra i 2 euro, quindi conviene controllare i prezzi sull'Osservaprezzi del Mimit prima di partire. Il secondo: il tetto ha una durata iniziale di 30 giorni. Se nel frattempo lo sconto sulle accise verrà ridotto, alla scadenza il rischio di uno scalino verso l'alto alla pompa è concreto.
Il price cap di Eni, IP e Q8 non è un gesto di generosità ma una mossa con tre ritorni precisi: più clienti grazie alla soglia psicologica di 1,99 euro, buoni rapporti con il governo, che può alleggerire il costoso taglio delle accise, e un argomento forte per evitare la tassa sugli extraprofitti. Per i motociclisti il risparmio è reale ma contenuto, nell'ordine di un paio di euro a pieno, e legato a una misura temporanea.