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Venti giorni, venticinque centesimi, cinquecento milioni di euro. Sono i numeri del decreto legge varato dal governo Meloni il 18 marzo 2026 per frenare la corsa dei prezzi di benzina e diesel, esplosi nelle settimane precedenti sull'onda delle tensioni geopolitiche legate al conflitto con l'Iran.
Il provvedimento è entrato in vigore giusto ieri, il 19 marzo, e resterà attivo fino al 7 aprile 2026. Funziona attraverso un taglio delle accise applicato sia alla benzina sia al diesel: chiunque si fermi a un distributore in questi venti giorni beneficia automaticamente dello sconto, senza bisogno di fare nulla. Il costo per le casse dello Stato ammonta a 500 milioni di euro, coperti quasi interamente dai ministeri attraverso tagli interni.
L'intervento italiano è tra i più consistenti in Europa. Degli oltre venti Paesi dell'Unione, soltanto quattro hanno scelto la strada degli sconti diretti al consumatore: oltre all'Italia, il Portogallo, la Grecia e l'Ungheria. Altri governi hanno percorso strade diverse — la Germania sta valutando di tassare più pesantemente le compagnie energetiche, l'Austria ha invece vietato gli aggiornamenti giornalieri dei prezzi ai distributori.
Per la benzina, il bilancio è sostanzialmente positivo. Il 27 febbraio, prima che le tensioni in Medio Oriente accelerassero la corsa dei prezzi, un litro in modalità self service costava in media 1,67 euro. L'escalation ha portato la quotazione fino a 1,87 euro al litro il 18 marzo — giorno del decreto. Il giorno successivo, con lo sconto in vigore, il prezzo è sceso a 1,62 euro: non solo al di sotto del picco, ma addirittura sotto i livelli di fine febbraio. In questo senso, per chi fa benzina, l'intervento ha funzionato.
Il diesel racconta una storia diversa. Prima del conflitto costava 1,72 euro al litro; al culmine della crisi è arrivato a 2,10 euro, un aumento ben più marcato rispetto alla verde. Dopo il taglio delle accise, il prezzo è sceso a 1,85 euro — lontano dal picco, sì, ma ancora al di sopra dei valori pre-guerra.
Il caro carburanti, tuttavia, è solo una faccia di una questione più ampia. L'Italia deve fare i conti anche con la tenuta dell'approvvigionamento di gas naturale, messo a rischio dagli stessi attacchi che hanno fatto impennare i prezzi del petrolio. Il Qatar — uno dei principali fornitori di gas del nostro Paese — ha subito danni significativi ad alcune delle sue infrastrutture produttive a seguito di attacchi riconducibili all'Iran. Un'ulteriore variabile che il governo dovrà monitorare con attenzione nelle prossime settimane.
La vera domanda è quella che nessuno vuole ancora rispondere con certezza: cosa accadrà quando lo sconto sulle accise scadrà il 7 aprile? Se entro quella data il quadro geopolitico non si sarà stabilizzato, il rischio è che i prezzi tornino a salire rapidamente. Il governo potrebbe scegliere di prorogare la misura, ma i 500 milioni già impegnati rendono complessa una gestione prolungata senza trovare nuove coperture.
Fonte: SkyTG 24
Immagine: ANSA