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Negli ultimi anni, i monopattini elettrici hanno rivoluzionato la mobilità urbana, percepiti come una soluzione silenziosa, ecologica e pratica per l'ultimo tratto. Ma dietro l'apparente facilità d'uso si nasconde una dinamica di rischio unica e preoccupante. A fare luce sulla reale gravità degli incidenti è un imponente studio condotto nel Regno Unito da specialisti del Servizio Sanitario Britannico (NHS) e diverse università inglesi, pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports (del gruppo Nature). Analizzando oltre 38.000 documenti, tra ricoveri in traumatologia e dati sulle corse urbane, i ricercatori hanno scoperto che chi viaggia in monopattino corre un rischio decisamente più alto di subire traumi cranici gravemente invalidanti, lesioni agli organi interni e danni vascolari rispetto a chi usa una moto o una bicicletta, anche a velocità nettamente inferiori.
Dai dati dello studio emerge una statistica shock: oltre un terzo (36%) di tutte le lesioni adulte da monopattino riguarda un trauma cranico. Rispetto a un motociclista coinvolto in un incidente, un guidatore di monopattino ha un rischio 3,45 volte superiore di subire un trauma cerebrale (TBI) e un rischio 1,74 volte superiore rispetto a un ciclista. Ma come è possibile se la moto viaggia a velocità molto più alte?
La risposta sta nella fisica del veicolo: l'effetto "catapulta". Chi guida un monopattino sta in piedi, con un baricentro alto e spostato in avanti. Se la ruota anteriore, molto piccola, incontra un ostacolo imprevisto come una buca o un cordolo, il mezzo si ferma all'istante, ma il corpo del guidatore viene proiettato in avanti con traiettoria parabolica, impattando al suolo o contro ostacoli direttamente con la testa.
A peggiorare drasticamente la situazione è la quasi totale assenza di protezioni. Nel registro dei traumi gravi analizzato dalla ricerca, solo il 5,9% dei guidatori di monopattino indossava il casco, contro il 75,7% dei motociclisti e il 45% dei ciclisti. Un altro dato sorprendente riguarda le lesioni agli organi interni e ai vasi sanguigni.
Chi cade dal monopattino registra un rischio relativo di trauma vascolare più che triplicato rispetto ai motociclisti (RR 3.24) e un rischio aumentato del 46% per le lesioni agli organi interni (addome e torace). La causa biomeccanica principale è l'impatto contro il manubrio: quando il veicolo frena bruscamente, l'addome si scontra con violenza con l'estremità delle manopole rigide, causando lacerazioni epatiche, rottura della milza o danni alle grandi arterie. Questo fenomeno è ancora più accentuato nei bambini e negli adolescenti, nei quali l'altezza del manubrio coincide con l'addome e le pareti muscolari sono più sottili.
Analizzando l'enorme mole di dati, la ricerca ha evidenziato differenze demografiche e socioeconomiche nitide. Sebbene gli uomini rappresentino la maggioranza degli utilizzatori, le donne che hanno subito un incidente hanno mostrato una probabilità più che doppia di riportare lesioni severe rispetto agli uomini, probabilmente a causa di fattori ergonomici dei mezzi, progettati sull'antropometria maschile, e all'uso più frequente dei marciapiedi per evitare il traffico.
Anche i bambini e i minori sono particolarmente vulnerabili: il 16,2% dei traumi da monopattino ha riguardato minorenni, e nei più giovani il trauma cranico e facciale è la conseguenza nettamente dominante. Infine, gli incidenti complessivi sono risultati significativamente più alti nei quartieri socioeconomicamente più svantaggiati, a causa della maggiore densità di incroci, del traffico e dell'assenza di piste ciclabili adeguate.
Lo studio pubblicato su Scientific Reports non condanna il mezzo in sé, ma evidenzia la necessità urgente di superare la fase "Far West" delle normative e della progettazione. Tra le raccomandazioni cliniche ed ergonomiche avanzate dagli autori figurano l'obbligo del casco o la sua integrazione nei sistemi di noleggio, la riprogettazione dei mezzi (ruote più grandi, sospensioni obbligatorie, manubri deformabili per assorbire gli impatti addominali) e la creazione di infrastrutture dedicate che separino la micro-mobilità sia dal traffico automobilistico veloce sia dai pedoni sui marciapiedi. Il monopattino elettrico è uno strumento utile per la transizione ecologica delle città, ma i dati scientifici parlano chiaro: trattarlo come un semplice "giocattolo" senza protezioni è l'errore più grande e rischioso che un utente della strada possa commettere.
E voi, lettori di Moto.it, cosa ne pensate di questi dati? Avete mai avuto esperienze dirette o riflessioni sulla convivenza tra moto e monopattini in città? Raccontatecelo nei commenti qui sotto!